02:21 17 Gennaio 2021
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Per la prima volta la Farnesina elabora un documento di policy strategica dedicato all’Africa, il piano presentato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio include le linee da seguire e le sfide maggiori per lo sviluppo del continente del futuro.

Un continente in continua crescita demografica ed economica, l’Africa ricopre un ruolo di strategica importanza per l’Italia e ritorna protagonista nella politica del Belpaese. Un continente pieno di opportunità, ma duramente colpito dall’epidemia da un punto di vista economico e sociale. Quali sono le sfide principali per lo sviluppo del continente africano? Qual è la presenza italiana in Africa?

“Il tipo di risposte che l’Africa darà alle sue sfide, dall’urbanizzazione all’agricoltura, non riguardano solo l’Africa, ma tutto il pianeta” ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia Massimo Zaurrini, direttore di InfoAfrica e Africa e Affari.

— Luigi Di Maio ha recentemente presentato “Partenariato con l’Africa”, documento di policy strategica, sottolineando che la vera sfida economica è la formazione delle giovani generazioni in Africa. Massimo Zaurrini, che cosa ne pensa del piano presentato da Di Maio?

— Innanzitutto è una bella novità. È la prima volta che un documento strategico della politica italiana verso l’Africa viene presentato pubblicamente. Non possiamo che esserne felici. Il documento mi sembra un buon documento programmatico, negli ultimi anni si è assistito ad un nuovo protagonismo di questo continente nella politica italiana. Il documento sembra indicare delle strade per i prossimi anni sia come priorità tematiche che geografiche.

— Fra i punti centrali del documento vi è favorire la creazione di maggiori opportunità di impiego in Africa. Se ne parla da anni, quali sono le difficoltà maggiori? È un piano fattibile?

— La posizione italiana è una posizione di buon senso condivisa a livello internazionale. È la risposta ad una domanda che arriva prepotente dagli stessi governi africani. La questione della formazione del lavoro dei giovani diventa prioritaria in un momento in cui il continente sta conoscendo e conoscerà una crescita demografica con pochi paragoni nel resto del pianeta. L’Africa conta già oggi 1 miliardo 300 milioni di abitanti, ne conterà 2 miliardi e mezzo nel 2050, oltre 4 miliardi entro la fine del secolo.

La maggior parte della popolazione è composta da giovani in età di lavoro. Garantire e fornire lavoro a questi giovani è fondamentale prima di tutto per i governi africani, in seconda battuta è abbastanza ovvio che se questi giovani non trovano lavoro nei propri paesi lo andranno a cercare altrove. Qui ci colleghiamo ad un altro discorso importante che è l’industrializzazione del continente africano.

— Cioè?

— C’è la necessità da parte del continente africano di avviare una fase di industrializzazione interna. L’Africa non può continuare a basare le sue economie su esportazioni di materie prime, ma deve creare del valore aggiunto. Ciò significa creare industrie che trasformino per il mercato interno dei prodotti. Quindi vuol dire creare posti di lavoro.

— Qual è l’importanza strategica dell’Africa per l’Italia al di là del tema dei flussi migratori?

— Andando oltre a quelle che possono essere le questioni “di cronaca”, come il fenomeno migratorio o la sicurezza legata al terrorismo, c’è una visione di futuro, lo vediamo fra le righe anche nel documento presentato dal Ministero degli Esteri. L’Africa sta entrando negli ultimi anni sempre più nelle agende un po’ di tutti i governi internazionali, per le dinamiche demografiche, ma anche per la crescita economica. L’area di libero commercio africana che dovrebbe partire dal primo gennaio 2021 rappresenta la più grande area di libero commercio al mondo. È un mercato in crescita esponenziale nei prossimi decenni.

È ovvio che quello che accade in Africa è importante per l’Italia perché si trova davanti al nostro Paese, l’Italia è un ponte fisico fra l’Europa e l’Africa; in secondo luogo l’interesse è giusto e di prospettiva così come lo è per gli altri Paesi. L’Africa conterà sempre di più nelle dinamiche internazionali dei prossimi decenni. Il tipo di risposte che l’Africa darà alle sue sfide, dall’urbanizzazione all’agricoltura, non riguardano solo l’Africa, ma tutto il pianeta.

— Qual è la presenza italiana in Africa per quanto riguarda le imprese e gli investimenti?

— Il rapporto presentato da Di Maio fa una fotografia della situazione nel 2017 e parla di 1740 aziende per un fatturato di 26 miliardi di euro circa. Posso dirle ciò che abbiamo visto noi come osservatorio in questi 8 anni in cui ci occupiamo di economia africana: in Africa ci sono tanti italiani ma poca Italia come sistema.

Il documento presentato da Di Maio sembra dire che siamo sulla strada di portare anche l’Italia in Africa. C’è un mondo di aziende italiane di un tessuto economico molto diffuso in tutto il continente, spesso invisibile allo stesso Paese. Le aziende si muovono in autonomia non per forza seguendo canali istituzionali.

L’Italia più in generale ha indubbiamente aumentato da un punto di vista economico il suo interesse rispetto al continente, sono aumentati gli investimenti, si è cominciata a vedere una buona differenziazione di tipologie di aziende e settori.

— Si sottolinea sempre come il Covid non abbia colpito l’Africa da un punto di vista sanitario e dei contagi. Dal punto di vista sociale ed economico però qual è stato l’impatto dell’epidemia?

— Tutto il resto del mondo si concentra ovviamente sull’impatto sanitario. In Africa effettivamente dal punto di vista sanitario l’impatto è stato molto più debole rispetto alle altre zone del mondo. Questo è dovuto alla giovane età della popolazione, gli africani hanno la “trained immunity”, un sistema immunitario allenato. Da un punto di vista politico i Paesi africani sono stati i più bravi a dare una risposta tempestiva, sono stati avviati dei lockdown interni senza avere il primo morto da Covid.

Se hanno avuto un impatto minore dal punto di vista sanitario, hanno avuto un impatto enorme da un punto di vista economico. Il Covid ha creato un’interruzione delle normali catene di commercio internazionale, si sono interrotti i viaggi. L’Africa è un continente dove il 90% degli alimenti viene importato, così come il 95% del fabbisogno farmaceutico. Queste importazioni sono calate. La vendita di materie prime con la produzione globale, che si è interrotta, ha fatto sì che una delle fonti di moneta pregiata calasse. Il turismo è crollato. In molti Paesi non c’è più la possibilità di avere moneta pregiata che serve per importare.

Un altro flusso di denaro importante era legato agli investimenti, è ovvio che in questa situazione molti investimenti internazionali sono stati sospesi o rimandati. La risposta africana a tutto questo, almeno a livello dei decisori politici, è un atto di orgoglio: utilizziamo le leve interne al Paese come il commercio interafricano, la crescita e lo sviluppo del mercato interno. L’economia vera è quella informale e popolare, questa economia vive di strada, di relazioni, di commerci, vive di tutto quello che il covid ha tolto.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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