01:18 17 Gennaio 2021
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Mentre il leader della Lega Salvini va a processo per il caso Gregoretti i flussi migratori non si fermano, anzi, nel 2020 i numeri degli arrivi sono triplicati.

Il ministro dell’Interno Lamorgese ammette che i flussi aumentano, ma allo stesso tempo il nuovo decreto sicurezza del governo non fa che attrarre nuovi sbarchi, il tutto in piena emergenza sanitaria.

La politica delle ultime settimane si potrebbe riassumere in “italiani chiusi in casa, porti aperti”. Il nuovo decreto sicurezza, che riscrive le norme dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, infatti, include anche lo stop alle multe per le ONG, l’eliminazione del tetto massimo degli ingressi. Inoltre sarà vietato rimpatriare i migranti che si sentono perseguitati.

In piena emergenza sanitaria, durante un periodo di grave crisi economica e in vista di un Natale probabilmente sotto lockdown generale, le nuove norme sull’immigrazione puntano sui porti aperti e lanciano un messaggio di via libera ai migranti. Grandi costi e pericoli igienico-sanitari, ecco il conto di un’immigrazione incontrollata. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Mauro Indelicato, direttore di InfoAgrigento, esperto di immigrazione e Mediterraneo.

— Mauro Indelicato, di quanto sono aumentati gli sbarchi con il ministro Lamorgese?

— In questo 2020 gli sbarchi, rispetto al 2019, sono triplicati. Siamo ormai ad oltre 33.000 migranti sbarcati dal 1 gennaio mentre l'anno scorso si era chiuso intorno agli 11.000. La particolarità di quest'anno è che buona parte degli sbarchi, il 42%, arrivano dalla Tunisia: parliamo di sbarchi autonomi di barconi che partono dalla Tunisia e arrivano sulle coste siciliane. Questo è il fenomeno più preoccupante perché essendo questi degli sbarchi autonomi sono poco controllati ed il più delle volte gli stessi migranti sfuggono ai controlli delle autorità e non è un caso che l'attentatore di Nizza sia proprio tra i 33.000 sbarcati in Italia quest'anno. Era infatti sbarcato a settembre a Lampedusa, raggiunto da un foglio di via ma poi lo abbiamo ritrovato a Nizza dopo aver compiuto la strage nella cattedrale.

Parliamo quindi di una situazione che è d'emergenza poiché il sistema dell'accoglienza italiano si è trovato ad affrontare numeri in grande risalita rispetto all'anno scorso, per di più in un anno molto particolare contrassegnato dall'emergenza Covid che ha colpito l'Italia più del resto d'Europa. Abbiamo quindi avuto un problema nella gestione dell'accoglienza: trovare nuove strutture e trovare spazi per cercare di far mantenere anche fra i migranti le distanze sociali, cosa che alla fine è fallita, è dunque chiaro che è stata un'emergenza nell'emergenza.

— Parliamo del nuovo decreto sicurezza che riscrive le norme di Salvini sui migranti: fra le modifiche c'è anche lo stop alle multe per le ONG. Quali crede che saranno gli effetti di queste nuove norme? Crede che potranno essere interpretate come uno stimolo per un ulteriore aumento dei flussi?

— Userei il termine inglese "pull factor" ovvero fattore di attrazione, spieghiamo una cosa: gli scafisti e i trafficanti fanno partire le persone dalla Libia e dalla Tunisia a prescindere dalle manovre politiche italiane, questo è un dato assodato. Loro non guardano ai cambiamenti repentini e frequenti delle maggioranze in Italia per cavalcare il loro business. Indubbiamente però se passa un messaggio secondo cui in Italia è più facile sbarcare, secondo cui è più facile trovare di fronte alle coste libiche delle navi pronte a soccorrere e a portare in Italia dei migranti, questo potrebbe essere un incentivo affinché dalla Libia o anche dalla Tunisia si continui a partire e continuino i flussi migratori che abbiamo già osservato quest'anno.

— Questo messaggio stride un po' con la situazione attuale che gli italiani stanno vivendo, cioè di un semi lockdown e di un lockdown totale a Natale, cosa ne pensa?

— Certo, questo è molto avvertito soprattutto in Sicilia, qui è già da aprile che gli sbarchi sono aumentati e quando si era nella cosiddetta fase uno la gente ha sempre lamentato questa circostanza: le persone confinate in casa e i migranti in giro che scappavano dai centri d'accoglienza. C'era quindi questo contrasto tra la chiusura dei territori ed il mancato controllo sulle coste.

Sostanzialmente se un barcone proviene dal Mediterraneo entra senza grossi problemi mentre invece se una persona deve spostarsi da una zona all'altra dell'Italia ci sono ovviamente molte difficoltà. Tutto ciò aumenta la percezione del pericolo del fenomeno migratorio rafforzando l'insofferenza dei cittadini e quindi di conseguenza aumentando anche possibili tensioni di carattere sociale.

— Sappiamo inoltre che a largo dei porti si trovano le navi quarantena, con i nuovi flussi molti comuni sono in difficoltà per questa doppia emergenza. Quindi anche da un punto di vista igienico-sanitario l’immigrazione diventa un peso che va a gravare sui comuni siciliani?

— Sì, un peso economico poiché l'accoglienza ha un costo non indifferente, parliamo di 15 - 20 milioni di euro che in questo momento costituiscono una spesa che agli occhi dei cittadini pare esosa, visto che molti cittadini non avranno stipendi ed introiti solitamente ricevuti a dicembre.

Inoltre la strategia a cui faceva riferimento delle navi dell'accoglienza è l'emblema del fallimento della strategia italiana dell'accoglienza del 2020, poiché esse erano state concepite come una soluzione tampone: quando a maggio l'Italia si avviava alla fase due della lotta al Coronavirus e gli sbarchi aumentavano si era pensato di alleviare il costo sociale sui comuni, specialmente quelli siciliani, mettendo a largo della Sicilia delle navi in via provvisoria per evitare il sovraffollamento dei centri d'accoglienza.  Ora che siamo a dicembre le navi vengono ancora usate. Questo significa che la strategia non ha pagato e che una strategia per il breve termine si è rilevata a medio termine e quindi denota ulteriori difficoltà ad andare a sistemare i migranti nelle varie parti d'Italia e nell'andare a reperire dei centri disponibili per andare ad ospitare i migranti.

Tutto ciò mostra la difficoltà del sistema di accoglienza italiano. Abbiamo quindi un fallimento economico, un fallimento della strategia del governo italiano ed anche un fallimento sul fronte sanitario, poiché all'interno delle navi i focolai di coronavirus ci sono stati e lo stesso attentatore di Nizza è risultato positivo al coronavirus dopo l'attacco in Francia. L’attentatore era stato ospitato a bordo di una delle navi dell'accoglienza, la "Rhapsody", al cui interno era esploso un focolaio di coronavirus con più di 80 migranti contagiati e molto probabilmente lui ha contratto il virus a bordo della nave.

— Insomma, una cattiva gestione dell’immigrazione crea anche dei problemi sanitari per i cittadini?

— Molti virologi, tra cui Massimo Clementi che insieme alla collega Sofia Dinolfo abbiamo intervistato per ilgiornale.it nei giorni scorsi, hanno dichiarato che in una fase di epidemia attuare una strategia con delle navi a largo della costa è molto sbagliato e non è idonea a combattere il virus, poiché le navi possono essere delle bombe sanitarie ancora peggiori dei centri di accoglienza.

Quindi un fallimento a 360° che grava soprattutto sui comuni siciliani che sono poi costretti ad accogliere i migranti che scendono dalle navi dell'accoglienza. Vorrei inoltre aggiungere che in vista nel 2021 le prospettive non sono rosee anche perché l'Italia da un punto di vista politico è stata isolata in Europa: l'Italia ha sempre premuto per una distribuzione automatica dei migranti sbarcati nel nostro paese, ma ad oggi l'Europa non si è mossa in tal senso ed anche nel 2021, se l'Italia non riuscirà a frenare i flussi migratori dalla Tunisia, la situazione sarà uguale se non peggiore del 2020.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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