07:24 23 Gennaio 2021
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La Commissione Ue ha inviato una lettera di messa in mora all'Italia sulle concessioni balneari.

"Gli Stati sono tenuti a garantire che le autorizzazioni, il cui numero è limitato per via della scarsità delle risorse naturali (come le spiagge), siano rilasciate per un periodo limitato e con procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi", al fine di "fornire a tutti i prestatori di servizi la possibilità di competere per l'accesso a tali risorse limitate, di promuovere l'innovazione e la concorrenza e offrire vantaggi a consumatori e imprese", scrive Bruxelles.

Ue ricorda che, in una sentenza del 14 luglio 2016, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che la normativa e la pratica esistente a quel tempo in Italia di prorogare automaticamente le autorizzazioni delle concessioni balneari erano incompatibili con il diritto dell'Unione.

"L'Italia non ha attuato la sentenza della Corte", sottolinea Bruxelles. "Inoltre da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l'assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute, violando il diritto dell'Unione", spiega. 

Il governo italiano ha 2 mesi per rispondere alle argomentazioni sollevate dalla Commissione, inviando un parere motivato, dopodiché Bruxelles potrà passare alla seconda tappa della procedura d'infrazione.

Carlo Fidanza
© Foto : Fornita da Carlo Fidanza
Carlo Fidanza
Cosa succede ora? Quali conseguenze potrebbe avere la nuova procedura di infrazione dell'Unione europea verso l'Italia per le concessioni balneari? Per parlarne Sputnik Italia si è rivolto all’On. Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al parlamento europeo.

— On. Fidanza, come ha reagito alla lettera di messa in mora inviata in piena pandemia da Bruxelles al governo italiano, nella quale si afferma che l'estensione fino al 2033 sarebbe in contrasto col diritto europeo?

— Questa lettera covava negli uffici della Commissione da molti mesi poi l'arrivo del Covid ha sospeso tutto. Il governo avrebbe dovuto varare il decreto attuativo sul riordino delle concessioni previsto dalle norme attuali ma ha lasciato scorrere la vicenda senza intervenire e oggi la messa in mora arriva a pochi giorni dalla scadenza del 31 dicembre. Quel giorno migliaia di imprese balneari italiane rischiano di rimanere senza concessione perché, nonostante la legge in vigore, molti funzionari comunali non hanno firmato l’estensione della loro durata. E dopo la lettera della Commissione sarà tutto ancora più difficile.

Comincio a pensare che queste coincidenze non siano casuali: da anni c’è un disegno per consegnare le nostre spiagge a grandi multinazionali e grandi cooperative. E la sinistra e le lobby europee sono alleate nel perseguirlo.

— Quindi, non si tratta di un fulmine al ciel sereno, la vicenda ormai va avanti dal 2010, quando l’Italia ha recepito la direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi… Perché, a Suo avviso, in tutti questi anni non è stato fatto nulla per proteggere il settore già devastato dalla crisi sanitaria?

— C’è stato un errore di sottovalutazione all’inizio. Poi quando si è capito l’impatto devastante sul nostro comparto turistico, su trentamila imprese in buona parte familiari, è mancata la volontà politica di ottenere dalla Commissione Europea la risoluzione definitiva della vicenda. Il fatto che dopo una stagione difficile per il turismo come quella appena passata i burocrati di Bruxelles si accaniscano la dice lunga su quanti siano gli appetiti sull'Italia e suoi gioielli di famiglia.

— L’Italia ha ora ha due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni sollevate dall’Europa, dopodiché Bruxelles potrà passare alla seconda tappa della procedura d’infrazione, inviando un parere motivato ed eventualmente comminando all'Italia una sanzione pecuniaria. Quali conseguenze potrebbe avere l’avvio di questa procedura sull'intero comparto?

— La conseguenza immediata è che le amministrazioni comunali che ancora dovevano estendere le concessioni in scadenza a fine anno probabilmente non lo faranno. Questo è il più immediato e devastante effetto di questa procedura. Poi naturalmente la procedura ha un suo iter e il governo lo deve affrontare con determinazione.

— Cosa, a Suo avviso, può o deve fare il governo per prevenire uno scenario del genere?

— Noi pensiamo che il governo debba sedersi una volta per tutte a Bruxelles e spiegare alla Commissione che le concessioni demaniali riguardano dei beni e non dei servizi e quindi non devono ricadere nel campo di applicazione della Direttiva Bolkestein. Poi dovrebbe spiegare che anche la tanto citata sentenza della Corte di Giustizia Ue del luglio 2016 prevedeva la tutela del legittimo affidamento, presupposto su cui tutte le aziende balneari hanno investito nel corso degli anni. Insomma sono tanti i presupposti tecnici per chiedere la disapplicazione della Bolkestein ma quello che serve più di tutti è la volontà politica, che finora è sempre mancata.

— Il Fdl pensa di chiedere una proroga o avete in mente qualche altra soluzione per difendere le imprese balneari?

— L’urgenza è trovare una soluzione da qui al 31 dicembre per mettere in sicurezza le aziende che non si sono ancora viste estendere la concessione al 2033. Poi noi pensiamo che il governo dovrebbe avere il coraggio di prevedere la cosiddetta sdemanializzazione, cioè consentire agli attuali concessionari di acquisire le aree su cui hanno costruito e migliorato gli stabilimenti, mettendo a gara secondo le norme Ue soltanto la gestione dell’arenile. Oltre naturalmente ai tanti chilometri di spiagge non ancora date in concessione che possono essere assegnate. Chi avrà il coraggio di seguire questa strada risolverà il problema.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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