09:56 24 Gennaio 2021
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In Italia cresce #NataleSenzaAmazon. Buy Local – una iniziativa internazionale nata in Francia in favore dei piccoli commercianti penalizzati dalla crisi Covid e contro l’Amazon, il portale dell'e-commerce che ha assunto il ruolo di simbolo dei "vincitori" della pandemia.

Secondo la Fipe-Confcommercio, il 2020 chiuderà con 33 miliardi di fatturato in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il commercio di prossimità e al dettaglio rischia davvero di sparire? Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto Carlotta Chiaraluce - la portavoce del movimento “Mascherine tricolori” che ha organizzato in decine di città italiane, da Nord a Sud, numerose manifestazioni con lo striscione “Natale senza Amazon” per difendere i diritti dei commercianti locali e attirare l’attenzione alla concorrenza sleale che fa l’impero di Jeff Bezos alla produzione e al commercio nazionale.

La manifestazione del movimento “Mascherine tricolori” alla Piazza Montecitorio, Roma.
La manifestazione del movimento “Mascherine tricolori” alla Piazza Montecitorio, Roma.

— Carlotta, potrebbe spiegarci perché in vista del Natale, quando scatta il pensiero ai regali, il movimento “mascherine tricolori” si è schierato contro il colosso del web Amazon? 

— Le mascherine tricolori son nate sotto il periodo dell’emergenza Covid proprio per dar voce a tutte quelle categorie di cittadini abbandonati dallo Stato e da un Governo che mentre in TV prometteva al livello fiscale la potenza di fuoco, questa nelle tasche degli italiani non è mai arrivata.

Mentre il Governo chiede fino all'ultima tassa ai piccoli commercianti oltre questo danno subiscono anche la beffa di una concorrenza sleale di colossi come Amazon che di fatto ha il monopolio dell’e-commerce e che non è soggetta alla pressione fiscale. Da questa crisi e da questo stato di fatti di cose nasce l’idea di Natale senza Amazon, per supportare il tessuto economico e sociale locale recandosi ai negozi del proprio vicinato a comprare e non ordinando on line.

— La compagna “Natale senza Amazon” ha fatto una grande risonanza in Italia, siete riusciti a coinvolgere quasi tutte le grandi città. Chi ha partecipato ai vostri sit-in? E quale messaggio vogliono mandare queste persone?

— Alle manifestazioni fatte in tutta Italia hanno partecipato tutte le categorie che compongono il nostro tessuto sociale dai dipendenti alle partite iva, ovviamente i rappresentati del piccolo commercio, quella che un tempo era la media borghesia e che oggi si ritrova a dover chiudere la saracinesca per sempre.

Il messaggio che vogliono e che vogliamo far passare è che se il negoziante chiude, non solo lui fallisce altre famiglie resteranno senza stipendio ossia quelle dei dipendenti che resteranno senza lavoro. Questa è la crisi che si sta ingenerando e che vogliamo provare a scongiurare sensibilizzando gli italiani e il Governo con queste manifestazioni.

— Per difendere il “pluralismo distributivo” il Black Friday è stata rinviata in Francia e perché in Italia no? Avete lanciato qualche appello al Governo e al Garante della Concorrenza per raggiungere questo obiettivo e per denunciare i rischi di monopolio?

— Il Governo Italiano è assolutamente sordo a questa problematica a differenza della Commissione Europea che su Amazon ha aperto anche una inchiesta per denunciarne l’operato di monopolio e la concorrenza sleale. E bene ha fatto la Francia che ha rinviato il Black Friday e posticipato gli sconti pre natalizi. Il Black Friday ha danneggiato il commercio locale perché ha aumentato lo squilibrio tra negozi reali ed e-commerce, dove i colossi come Amazon la fanno da padrone e impongono le loro condizioni senza alcun pluralismo distributivo.

— Il proprietario di Amazon Jeff Bezos, soprannominato “Il Re della pandemia”, ha guadagnato da luglio a settembre 96 miliardi di dollari. Secondo l’Ue il colosso dell’e-commerce avrebbe abusato della sua posizione dominante sia in Germania che in Francia. E come mai Bruxelles non cita il caso italiano?

— Jeff Bezos, proprietario di Amazon, con questa pandemia ha incrementato il suo patrimonio personale di 74 miliardi (+ 70%) e ora vanta una fortuna di oltre 200 miliardi e come lui altri proprietari di piattaforme digitali e servizi privati (come Facebook, Google, Microsoft e altri) che a causa delle restrizioni imposte dagli stati siamo costretti ad usare. Un sistema che ingrassa le multinazionali a dismisura devastando al contempo il tessuto economico nazionale. Amazon in questo senso è il simbolo di questo cambiamento, di questa “nuova normalità “che vede da un lato queste grandi società e i Bezos vantare patrimoni personali pari al PIL di Grecia e Nuova Zelanda (cioè sono più potenti di intere nazioni) e dall’altra mira a creare nuovi schiavi, ossia i lavoratori sottopagati, senza tutele e disoccupati che sopravvivranno solo con un reddito universale.

Oltre all’America di Trump anche l’UE recentemente si è accorta della concorrenza sleale di questi giganti e li ha messi sotto accusa facendo riferimento ai mercati di alcuni Stati. L’Italia non viene menzionata secondo me semplicemente perché il Governo italiano non è assolutamente sensibile alla questione, anche se, a onor del vero, a seguito delle nostre manifestazioni esponenti del centro destra, da Salvini a Rampelli, hanno cominciato a trattare il tema e a contestare lo strapotere di Amazon e soci a tutela delle imprese locali.

— Tranne queste cifre stratosferiche c’è anche la questione fiscale da non sottovalutare, vero? Perché la crisi pesa sulle spalle dei commercianti locali?

— La crisi pesa solo sugli italiani a cui viene chiesto fino all’ultimo centesimo di tasse nonostante la crisi economica e la pandemia. I giganti del web invece non hanno versato negli ultimi 5 anni ben 46 miliardi di dollari di tasse ne tengono ben 638 nei paradisi fiscali. Lo stesso Bezos nel 2019 ha versato in Italia appena solo 11 milioni di tasse quando stando ad alcune stime Amazon e altri giganti del web dovrebbero all’erario 11 miliardi di euro che sarebbero determinati per l’economia reale.

— Quali interventi, a Suo avviso, si potrebbe fare per tutelare il commercio del territorio? L’Amazon deve essere, a Suo avviso, sottoposto alle sanzioni e ad una web tax?

— È evidente che questo sistema non è assolutamente sostenibile perché c’è un divario abissale tra la pressione fiscale a cui sono soggetti i colossi del web e le imprese locali nostrane. È urgente che oltre a recuperare il pregresso dovuto, da questi, venga al più presto prevista una web tax che possa cercare di riequilibrare il dominio di questi colossi nel mercato.

Noi come mascherine tricolori continueremo a denunciare lo strapotere di queste multinazionali perché la crisi non può e non deve ricadere solo sulle spalle degli italiani. Per questo abbiamo coniato lo slogan “Natale senza Amazon”, perché questo Natale è fondamentale comprare nei negozi delle nostre città, sostenendo così attività che rischiano di chiudere e famiglie che rischiano di non riuscire più a sostentarsi da sole.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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