14:14 17 Gennaio 2021
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San Marino sta vivendo i tempi molto difficili.

Il Titano deve fare conti con 9 miliardi di liquidità bancaria persa in 12 anni, di cui 1 miliardo negli ultimi tre anni; con un debito pubblico iscritto a bilancio per 360 milioni a cui si devono aggiungere 450 milioni di perdita di Cassa di Risparmio; 300 milioni di credito d’imposta a favore delle banche; 200 milioni almeno per il crac di Banca CIS; 30 milioni del disavanzo strutturale del Bilancio dello Stato; 86 milioni di sbilancio dell’ISS per garantire la sanità pubblica; 28 milioni per pareggiare i Fondi Pensione.

Per risolvere i problemi dettati dalla crisi pandemica il governo sammarinese doveva lanciare sui mercati internazionali il suo primo titolo di stato per un valore di 500 milioni di euro, una sorta di criptovaluta/credito fiscale, che è stato ribattezzato “Titano Bond”. Sino ad oggi, il debito era stato finanziato dai cittadini della piccola Repubblica situata nelle Marche, con emissioni di titoli pubblici collocati esclusivamente entro il confine dello Stato. Purtroppo questa “operazione di salvataggio” del Paese non è andata a buon fine.

Cosa può fare Città-Stato ora per salvare la sua economia, fronteggiare problemi di liquidità e portare avanti gli urgenti riforme strutturali? Per una analisi imparziale e meticolosa Sputnik Italia si è rivolto al noto economista ed un'esperta sul debito pubblico Antonio Guizzetti.

— Prof. Guizzetti, perché il governo sammarinese ha posticipato l'emissione dei pubblicitati Titano bond per il 2021? Come valuta questo passo? Quali fattori hanno inciso?

— La mia risposta parte da una prima considerazione, non del tutto banale. A San Marino c’è poca trasparenza. La settimana scorsa il Segretario Gatti ha secretato una Sua audizione alla Commissione Finanze sostenendo la necessità di dovere tutelare le parti con le quali il Governo sta attualmente negoziando un prestito ponte, del quale non si sa niente. Un Ministro delle Finanze di un qualsiasi Paese del mondo che indebita il Suo Paese (e - quindi - indebita i Suoi contribuenti) dovrebbe pubblicizzare – e non secretare – i termini e le condizioni di un debito che intende contrarre per il Paese che rappresenta indebitandolo.

La banca JP Morgan a New York e` il colosso finanziario mondiale
© REUTERS / Eduardo Munoz/Files
Ciò premesso, da quanto si apprende dalla stampa, il Governo della Repubblica di San Marino, assistito da Rothschild, aveva affidato a J.P. Morgan l’incarico di coordinare l’emissione di un titolo obbligazionario e il mercato non lo ha sottoscritto. Un’emissione di un titolo obbligazionario non andata a buon fine richiede sempre all’emittente di fare un’analisi ex - post delle ragioni che hanno spinto gli investitori a non sottoscrivere il titolo che ha emesso. Non so se il Governo della Repubblica di San Marino abbia effettuato questa analisi ex post. Ho però letto quanto dichiarato dal Segretario Gatti il quale ha attribuito alle turbolenze dei mercati la mancata sottoscrizione del Bond Titano.

Dissento da queste affermazioni. Infatti la mia analisi mi porta a concludere che l’emissione del Bond Titano, nonostante che i mercati siano molto liquidi ed anche stabili a conseguenza delle misure di QE adottate dalle banche centrali di un gran numero di Paesi, in primis: FED, BCIE e Bank of England, anche di acquisto di titoli spazzatura (Junk Bonds) e attualmente offrono i tassi di interesse più bassi della storia, in alcuni casi addirittura negativi, è fallita perché i mercati non hanno avuto fiducia nella Repubblica di San Marino. Insomma, il Paese non è stato in grado di assicurare gli investitori che aveva le capacità di onorare il debito pagando gli interessi e restituendo il capitale.        

— A Suo avviso, si tratta solo di una partita rinviata, e quindi sarà possibile al dicembre dell'anno prossimo di piazzare sui mercati internazionali i titoli del debito pubblico, oppure il Titano non tornerà più a questa questione? Quale poteva essere il valore aggiunto dei titoli sammarinesi?

— Sui mercati dei capitali si può entrare tutte le volte che si vuole. Non esiste alcun regolamento scritto che limita il numero di entrate di un soggetto, pubblico o privato, sui mercati per approvvigionarsi di capitali. Esistono tuttavia delle evidenti ragioni di opportunità che limitano le entrate di un soggetto pubblico, com’è la Repubblica di San Marino, sul mercato dei capitali dell’euro. San Marino ha oggi una urgente necessità di immettere della liquidità (come il prelievo di 10 milioni dalle riserve del Fondo Pensioni conferma) nel suo sistema economico e finanziario per riattivare la crescita del Paese e sanare le banche.

Sono quindi convinto che – presto o tardi – la Repubblica di San Marino dovrà riprogrammare la sua entrata sui mercati dei capitali per potersi così approvvigionare dei capitali necessari a far ripartire a ritmi accelerati la crescita della sua economia. In merito, facendo tesoro della negativa esperienza del Bond Titano, il Governo sammarinese dovrà sostanzialmente cambiare le sue modalità di entrata sui mercati dei capitali avviando sin d’ora con tutte le forze e le componenti sociali del paese un dialogo per concertare un pacchetto di riforme e un programma di investimenti da presentare agli investitori con il fine di guadagnare la loro fiducia. Poche cose, chiare e condivise da tutti, da fare subito. E - con la fiducia degli investitori - i bond vengono sempre sottoscritti!     

— Cosa può fare San Marino ora? Un prestito ponte da 150 milioni, di cui si sta parlando negli ultimi giorni, potrebbe aiutare a portare avanti la manovra del prossimo anno e gestire eventuali fattori negativi?

— Un prestito ponte di 150 milioni di euro è come curare una polmonite con un’aspirina. Un prestito ponte, breve di durata per definizione, immagino oneroso ma certamente da restituire, non servirà a risolvere i problemi strutturali dell’economia del Paese ma – forse – a fare fronte a delle urgenti necessità di cassa e quindi può invece contribuire ad aggravare il quadro macroeconomico del Paese, con evidenti conseguenze negative sulla capacità della Repubblica di San Marino di riaffacciarsi – dopo avere fatto le riforme e implementato il programma di investimenti – sui mercati dei capitali. Mi domando, poi, dove – dopo l’impiego del prestito ponte – il Governo del Paese andrà a reperire le risorse necessarie per il suo rimborso.

— Ci sono altri strumenti in grado di riempire la necessaria liquidità per finanziare le riforme? 

— Occorre anzitutto introdurre una serie di misure congiunturali, temporanee e di breve periodo, e poi programmare delle azioni strutturali di medio e lungo periodo. Le misure congiunturali nell’immediato potranno generare la liquidità necessaria per fare fronte alle imminenti scadenze (ad esempio, il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici) ed anche ad avere il tempo indispensabile per potere avviare le riforme necessarie a rimettere in sesto l’economia della Repubblica di San Marino ed anche cambiare il suo modello di sviluppo. Le misure congiunturali richiedono spesso dei sacrifici alla popolazione e quindi considero indispensabile l’apertura di un tavolo di concertazione fra tutte le parti sociali del Paese per sottoscrivere un patto per San Marino, al di sopra delle diverse affiliazioni politiche.

Non dimentichiamoci, infine, che le Agenzie di Rating quotidianamente monitorano l’andamento delle economie dei Paesi e quindi la Repubblica di San Marino è un osservato speciale di FITCH e una nuova missione del Fondo Monetario Internazionale, in presenza o per mezzo di video conferenza, arriverà presto a San Marino per studiare i numeri del Paese e quindi credo che ci si possa aspettare una nuova tirata di orecchie per le inascoltate raccomandazioni da loro fatte sino ad oggi. 

— Se avesse possibilità, quale piano adotterebbe Lei da un'esperta sul debito pubblico ed è specialista dei principali strumenti di suo finanziamento per favorire la ripresa dell’economia, mettere in sicurezza il Paese a medio-lungo termine e soprattutto per evitare errori del passato?

— La Repubblica di San Marino ha bisogno di un Master Plan, vale a dire un piano di sviluppo socioeconomico e di crescita sostenibile a medio e lungo termine. Per fare questo, occorre il concorso di tutte le componenti della popolazione del Paese ed anche il contributo di esperti in grado di apportare competenze e di offrire soluzioni innovative su come risolvere l’attutale stato di crisi.

Voglio anche ricordare che la Repubblica di San Marino è il più grande proprietario immobiliare del Paese e quindi potrebbe immediatamente avviare delle operazioni di Sale & Lease Back (operazioni adottate con successo da molti Paesi del mondo) degli immobili che sono occupati dal Governo, di cartolarizzazione degli immobili pubblici ed anche creare un fondo di investimento dove conferire tutto (o una parte) del suo ingente patrimonio immobiliare mettendolo così a valore.

Inoltre, introdurrei delle misure per promuovere delle forme di concessione e di partenariato pubblico privato nella gestione delle principali infrastrutture del Paese, un modello di business adottato oggi da molti Paesi nel mondo. Inoltre, credo anche che sia percorribile la strada di un prestito pubblico proveniente da banche centrali liquide, prestiti che vengono offerti a condizioni e termini vantaggiosi per il suo recipiente.    

— Il Fondo monetario internazionale indica che per i prossimi cinque anni si aspetta bilanci pubblici chiusi sempre con deficit superiori al 5%.  Inoltre, San Marino ha subito il downgrade del rating da parte di Fitch, che è stato portato a livello di  BB+"con outlook “negativo”. Quali prospettive, a Suo avviso, si aprono per San Marino in questo contesto? Il Paese rischia davvero un default, come sostengono alcuni osservatori?

— Se il Paese va avanti com’è andato  sino ad oggi e non cambia presto rotta il rischio del default è reale. Inoltre, sui mercati internazionali l’immagine di paradiso fiscale della Repubblica di San Marino è oramai irrimediabilmente compromessa e quindi corteggiare capitali ondivaghi non porta nessun vantaggio al Paese e alla sua economia. Credo invece necessario ripensare il modello di sviluppo della Repubblica di San Marino facendo leva sul suo capitale umane, sul suo patrimonio artistico, culturale, turistico e sulla sua privilegiata posizione geografica proponendosi come il polo IT&ICT, logistico e universitario dell’Europa Centrale e Meridionale. San Marino possiede tutti i drivers dei modelli di sviluppo che molti paesi del mondo inseguono!

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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