22:53 15 Gennaio 2021
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Mancano medici, è un triste ritornello che si ripete, soprattutto durante questa pandemia. Gli ospedali soffrono di una carenza di personale medico, allo stesso tempo in Italia ci sono migliaia di medici stranieri specializzati che non possono partecipare ai concorsi pubblici. Le falle del sistema sanitario ora si fanno sentire più che mai.

I medici e gli infermieri lavorano in condizioni massacranti. “In questi anni abbiamo perso migliaia di unità di personale, eravamo un esercito già dimezzato. Ma se già in tempo di pace la situazione era molto difficile, ora in un periodo di guerra lo è ancora di più. È fondamentale quindi che gli organici vengano potenziati”. È l’appello lanciato da Giuseppe Simeone, capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale del Lazio.

Qual è il motivo della carenza di medici specializzati negli ospedali italiani? Perché non vengono aperti i concorsi pubblici anche ai medici stranieri, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Giuseppe Simeone, consigliere regionale del Lazio e presidente della commissione Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare.

— Giuseppe Simeone, qual è l'attuale situazione negli ospedali del Lazio?

— In questa seconda ondata la rete Covid degli ospedali del Lazio è stata potenziata. Tra la prima e la seconda ondata sono stati aggiunti oltre 2000 posti letto. Noi avevamo in primavera oltre tremila posti letto come rete Covid su tutta la regione Lazio e adesso ne abbiamo più di cinquemila.  Avevamo trecento posti di rianimazione in primavera e adesso ne abbiamo più di cinquecento. Nel periodo più importante nella regione Lazio sono stati ricoverati durante la seconda ondata intorno alle 3500 persone.

Quello di cui si difetta invece è l'organizzazione sul territorio, tutto ciò che dovrebbe comprendere ed assistere tutti coloro che sono positivi al Covid, ma che sono in isolamento domiciliare poiché non hanno nessun sintomo particolare. Queste persone non possono essere lasciate sole, ma vanno monitorate. Perciò da questo punto di vista c'è una falla nel sistema regionale poiché purtroppo noi, anche prima del Covid, abbiamo avuto un territorio un po' sguarnito delle figure essenziali. Questo anche per i dieci anni di commissariamento e quindi di assunzioni fatte col lanternino.

— Leggevo un suo appello infatti dove lamentava la mancanza di personale negli ospedali dove ci sono turni massacranti per il personale sanitario.

— Sì, durante questo periodo il nostro personale sanitario sta veramente buttando il cuore oltre l'ostacolo facendo turni massacranti poiché restano dopo il proprio turno proprio per cercare di dare una mano a tutti coloro che ne hanno estremamente bisogno. Noi non avevamo un'organizzazione medica e del personale sanitario che fosse soddisfacente con quelle che erano le esigenze, da noi mancava un po' tutto e manca tutt'ora; ad esempio ci mancano gli anestesisti, i pediatri, gli ortopedici e tutte quelle figure che negli anni sono diminuite, non si trovano più queste specializzazioni. Adesso tutto il personale che è in servizio fa dei turni in più proprio per sopperire a questa mancanza.

— Ma perché allora non viene assunto nuovo personale?

— E' un problema che ci trasciniamo un po' da tempo: dal 2010 ed anche prima, quando c'è stato il commissariamento della sanità del Lazio, sono scattate tutta una serie di norme che andavano a diminuire la spesa e sono scattate delle procedure che hanno visto il turnover 1/50, cioè ogni cinquanta pensionati si poteva procedere ad un'assunzione. Poi da 1/50 è passato ad 1/30, poi ad 1/20, poi ad 1/10, poi ad 1/5.

In seguito il commissariamento è finito, però è evidente che, se questo depauperamento del personale è durato dieci anni non lo possiamo sistemare in dieci mesi anche perché non c'è proprio personale specializzato. Stiamo scontando tutta una serie di cose che negli anni passati hanno portato a questo.

— Cioè?

— Il numero chiuso degli iscritti alle università, il numero chiuso delle specializzazioni. Non si sono resi conto che i numeri chiusi hanno portato ad una diminuzione importante di specializzandi. Non se ne trovano proprio.

Quando si fa un concorso, e io l’ho sperimentato con i miei occhi, si presentano all’appello pochissimi candidati. Deve anche considerare che ognuno è portato ad andare all’ospedale metropolitano, gli ospedali delle province soffrono ancora di più. I professionisti cercano di vincere un concorso in uno degli ospedali della capitale.

— È allarme in tutta Italia per la carenza di medici, non solo nel Lazio. I medici mancano, però ci sono migliaia di medici stranieri specializzati che non possono partecipare ai bandi perché privi della cittadinanza. Non sarebbe il caso di aprire i concorsi anche a loro?

— Si tratta di cavilli che rendono la vita ancora più difficile. Allo stesso tempo molti giovani medici nostri vengono presi a braccia aperte all’estero, e noi non possiamo assumere quelli stranieri. Siamo doppiamente fessi. La pandemia ci ha insegnato che in una nazione puoi trascurare tutto, ma la sanità no. Altrimenti hai morti e feriti.

— Il risultato dei tagli alla sanità degli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Perché non si investe in sanità?

— La situazione economica in Italia non è delle migliori. Nella vita però bisogna fare delle scelte, queste devono essere calibrate. Non bisogna fare ritardi nella sanità, perché il ritardo aumenta il problema della tenuta. I problemi che ne derivano lasciano il segno nelle famiglie, nelle comunità, in tutti noi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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