06:26 08 Maggio 2021
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E se dopo i visoni toccasse agli animali domestici, ai cani e gatti?

La prima è stata la Danimarca, che ha abbattuto milioni di visoni. Il risultato raggiunto è stato non una diminuzione dei contagiati (persone, non animali), ma le dimissioni del ministro dell’agricoltura danese Mogens Jensen. “E’ chiaro che sono stati fatti errori nel mio ministero e me ne assumo la responsabilità”, ha annunciato Jensen in TV.  Inoltre, è avvenuto un altro incubo, degno di un film degli orrori, il "visone-zombie-contaminato". Sono apparsi sulla terra migliaia di visoni gonfi e decomposti, seppelliti, probabilmente, a poca profondità.

Sulla scia della Danimarca, anche altri paesi hanno deciso di abbattere i visoni. E quindi anche in Italia il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza che dispone la “sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio italiano fino alla fine del mese di febbraio 2021”. A fine febbraio verrà effettuata una nuova valutazione sullo stato epidemiologico.

Sputnik Italia ha chiesto a Giulio Di Sabato, presidente di Assomoda e titolare di Sari Spazio Fashion Showroom, sulla situazione dei visoni in Italia. Lo ha trovato in Cina, dove l’economia corre a doppia cifra, dove il Paese è entrato in un ritmo normale, con i ristoranti e tutte le aziende aperti. E dove Di Sabato ha appena firmato un accordo importante con il gruppo Greenland per uno showroom per distribuire in Cina il made in Italy e per l’apertura di multibrand concept store in Cina. “Non penso che abbatteranno tutti i visoni in Italia, se non li trovano infetti. Poi in Italia ce ne sono molti di meno, rispetto alla Danimarca”. Di Sabato ci ha proposto di rivolgerci anche a Elena Salvaneschi, Segretario Generale dell’AIP (Associazione Italiana della Pellicceria), “madre” del Mifur e massima esperta in materia. 

Allora abbiamo contattato Elena Salvaneschi, che ha chiarito tutto.

— Ci parli, per favore, della situazione in Italia.

— In Italia abbiamo 17 allevamenti di visoni, di cui 9 hanno animali in questo momento. Un allevamento, quello di Crema, ha avuto l’ordine di abbattimento degli animali perché in agosto sono stati registrati due casi di positività molto bassa al virus, e alla fine di ottobre ne è stato riscontrato un altro. Quindi ci sono stati tre casi a bassa carica virale, ma per questione di prudenza il ministro Speranza ha deciso di ascoltare il parere dell’Istituto Superiore della Sanità e di procedere all’abbattimento dei visoni in quell’allevamento, circa ventisettemila animali.

Negli altri allevamenti italiani di visoni non è stato riscontrato nessun caso del Covid, né con bassa, né con bassissima carica virale, quindi non è necessario procedere all’abbattimento.

Ma per i non esperti in materia, cosa significa la sospensione dell’allevamento fino a fine febbraio? Come tutti gli animali, i visoni dovranno almeno mangiare.

— Significa che non può sussistere l’attività di accoppiamento e riproduzione. Gli si dà da mangiare, li si cura, si sanificano le gabbie, ma si non procede all’attività di allevamento, alla produzione, alla moltiplicazione. I produttori vengono tenuti. Ma nel caso di Crema, si abbattono tutti i visoni, inclusi i produttori, anche pregiati.

Qual è l’impatto sul vostro comparto?

— Per quanto riguarda i visoni italiani, l’impatto sul comparto non è enorme, perché in Italia si producono circa 60 mila pelli all’anno. Non è Paese di grandi numeri. Ad esempio, in Danimarca sono stati soppressi 15 milioni di animali! Quindi se parliamo in generale del problema con l’allevamento di visoni, certo che c’è un impatto significativo sul settore, perché il visone, pelle d’allevamento, è uno dei prodotti più utilizzati. Quelli italiani hanno altissima qualità, ma il numero di pelli non è significativo.

Siamo molto dispiaciuti per l’abbattimento di ventisettemila animali, metà della produzione italiana; considerato che la contaminazione era su tre esemplari, sembra una sproporzione. Sembra un intervento estremamente forte dal punto di vista della relazione matematica tra i due dati. Indubbiamente, il Ministero aveva dei motivi, al momento non resi pubblici, probabilmente ha fatto analisi dei rischi e ha decretato, che in quello specifico allevamento il rischio c’era. 

Sono giunte notizie secondo le quali gli animali domestici potrebbero ammalarsi di Covid. Immaginiamo cosa sarebbe successo se applicassimo lo stesso procedimento ai nostri cani o gatti? Che rivoluzione di protesta ci sarebbe stata. Che differenza c’è con i visoni?

— La differenza, dal punto di vista di servizi sanitari, è legata al numero. I cani, i gatti che stanno in casa, sono uno o due. Io ho due gatti, ad esempio. Mentre in un allevamento intensivo gli animali sono in stretto contatto, fatto che potrebbe determinare trasmissione del virus. Come noi umani, dobbiamo fare distanziamento sociale, così anche nell’allevamento intensivo il problema è la vicinanza.

Allora possiamo fare il paragone con l’allevamento di galline...

— Esatto. O piuttosto delle mucche. Infatti, il ministero italiano ha inserito il Covid nella lista delle malattie tipo aviaria.

Ma quale impatto ci sarà sul prezzo delle pellicce di visone?

— Di solito quando succede che c’è meno prodotto sul mercato, il prezzo sale. Per cui i prezzi alle aste dovrebbero salire. Come sul normale mercato di domanda-offerta. A livello di geografia della produzione, la Cina potrebbe diventare un player molto significativo, strappando il primo posto alla Danimarca. In questo momento il problema è legato a una dinamica europea. In Danimarca in un attimo è stato cancellato un business da un miliardo di euro.

E cosa farete voi, in Italia?

— L’Italia è molto creativa. Esistono tantissime pelli di pellicceria, non solo i visoni, tra cui tantissime legate alla catena alimentare. Ad esempio, il montone o il coniglio. Negli anni Sessanta, per esempio, la pelliccia di visone era considerata un lusso, adesso è molto di meno. Comunque, l’impatto ci sarà. Fino all’anno scorso le pellicce di visone rappresentavano il 60% o addirittura il 70% dei modelli di pelliccia. Adesso sposteranno il peso. Però per i prossimi due anni non dovrebbero esserci grossi problemi, perché sono state raccolte negli anni precedenti, e quindi le aste hanno ancora pelli per un anno e mezzo o due. Poi si sentirà la mancanza di produzione di quest’anno, per forza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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