02:57 27 Gennaio 2021
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In questo periodo di crisi economica e sociale i bambini sono gli ultimi della lista, dimenticati dalla politica, spesso invisibili anche in famiglia. Intrappolati nella didattica a distanza con continue notizie mortifere in sottofondo i ragazzi vivono una fase di grande fragilità. Quando la generazione del futuro sarà al centro dell’attenzione?

Aumentano i bambini poveri per la grave crisi economica, i ragazzi ai tempi del Coronavirus si sentono abbandonati su più fronti. Le scuole non sono sempre un luogo dove si respira speranza, spesso, le stesse strutture sono pericolanti e cadono a pezzi. A parte le sedie a rotelle, la politica non dà spazio nella sua agenda ai bambini.

“È arrivato il momento di alzare la voce. Non possiamo continuare a rinviare l’apertura delle scuole, le attività sportive per ragazzi. Non possiamo più dimenticarli nelle nostre leggi” è l’appello fatto in un’intervista a Sputnik Italia da Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro.

— Presidente Caffo, quali sono gli effetti della pandemia sui bambini?

— Il grande tema è quello della solitudine dei ragazzi oggi, spesso ci sono problemi di relazione con i coetanei e anche in famiglia. Spesso i giovani preferiscono condividere la loro attività sociale attraverso il digitale piuttosto che vivere le relazioni con i genitori in modo diretto e, se vogliamo, in modo fisico.

Questo ha portato i ragazzi a maturare disturbi d’ansia, vediamo arrivare con questo problema al Telefono Azzurro molti ragazzi. Nei ragazzi più grandi si sviluppano comportamenti oppositivi, per molti di loro c’è una mancanza di speranza e anche di condivisione delle loro difficoltà. Da una parte ci sono immagini e racconti fortemente negativi attorno al tema della pandemia: i ragazzi si sentono dire dei rischi di perdere parenti anziani, vi sono problematiche economiche e tutto ciò arriva ai bambini spesso senza la mediazione degli adulti ed una visione critica. Alla fine questo porta a conseguenze profonde.

— Aumentano sempre più i bambini che vivono in povertà assoluta. Anche in Italia è un fenomeno che già esisteva prima della pandemia, ma il quadro attuale è ancora più preoccupante, no?

— Oggi per i bambini la dimensione economica è ancora più impegnativa. La povertà che esisteva prima della pandemia ha fatto esplodere la situazione nelle fasce più fragili, per le quali non esistono forme di sostegno sociali. Questo porta ad una ricaduta sui bambini. I ragazzi che vivono in situazioni molto fragili non hanno la possibilità di essere presenti a scuola, perché manca il wifi a casa ed è difficile fare didattica a distanza condividendo pochi metri quadri con tutta la famiglia. Questi bambini non sono motivati a seguire le lezioni, questo significa mettere in una situazione ancora più difficile ed isolata ragazzi che vengono da realtà già fragili. Serve un intervento forte da parte delle istituzioni, serve una grande attività di aiuto alle famiglie che permetta ai ragazzi di seguire percorsi educativi e sociali.

— La chiusura delle scuole ha portato ad effetti negativi sui bambini. Un altro tema importante è la povertà educativa. Che cosa si porteranno dietro i bambini da questo anno difficile?

— Da una parte avranno una carenza formativa non indifferente. Questo è un limite enorme, per un bambino acquisire competenze è fondamentale. Inoltre la rete può portare ad entrare in circuiti di fragilità ulteriore a causa di contatti con realtà improprie. I bambini fragili sono quelli più a rischio e vanno aiutati.

— Secondo il recente rapporto di Cittadinanzattiva ci sono stati ben 50 crolli nelle scuole nel 2020. Le strutture di molte scuole sono in uno stato critico. Prima dei banchi con le rotelle dovrebbe venire la sicurezza degli ambienti scolastici, non crede?

— Oggi dobbiamo avere infrastrutture tecnologiche avanzate anche per quanto riguarda la formazione a distanza, ricordiamoci però anche delle strutture fisiche, questo è un grande tema da anni al centro dell’attenzione. Il governo ha iniziato a fare delle cose, ma bisogna fare molto di più. L’educazione si fa in un contesto di vita positivo che dia speranza. Purtroppo molte delle scuole di oggi sono quelle che usavamo noi, sono strutture vecchie e inadeguate. L’educazione in un Paese avanzato come il nostro deve essere un elemento centrale di investimento, bisogna investire nelle nuove generazioni, è un impegno che deve essere di questo governo e dell’Europa nel suo complesso.

— In questo periodo pandemico sembra che i bambini siano un po’dimenticati. Quando i bambini occuperanno finalmente uno spazio centrale nel dibattito politico visto che sono il futuro?

— Il motivo per cui abbiamo appena svolto una campagna molto forte per mettere i bambini al centro è che secondo noi è arrivato il momento di alzare la voce. Non possiamo continuare a rinviare l’apertura delle scuole, le attività sportive per ragazzi. Non possiamo più dimenticarli nelle nostre leggi. Diamo loro delle risorse perché possano formarsi adeguatamente senza differenze, i bimbi con disabilità devono essere assistiti in modo migliore. Dobbiamo fare molto di più e questo deve essere l’impegno di tutti. Il progetto Next Generation della Commissione europea deve essere veramente un progetto per le generazioni future. Noi adulti facciamo un passo indietro per fare spazio ai ragazzi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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