08:08 02 Dicembre 2020
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Gli eletti più ricchi del Globo sono i parlamentari italiani, lo mostra un report sul sistema previdenziale del Parlamento Europeo in discussione a Bruxelles.

Secondo un'indagine comparativa, deputati e senatori eletti a Roma guadagnano in media 40 mila euro più degli omologhi tedeschi, 56mila euro più dei francesi, 35mila più degli americani, il doppio esatto dei lord inglesi e 10 volte più degli ungheresi.

I dati riportati nel Documento davvero corrispondono alla realtà? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Salvatore Curreri, Professore in Istituzioni di Diritto pubblico presso la Università degli studi di Enna “Kore”.

— Prof.Curreri, è vero che i parlamentari italiani hanno gli stipendi più alti non solo in Europa ma anche in tutto il mondo?

— Fare comparazioni tra sistemi diversi non è facile. Ricordo che la commissione Giovannini, nominata nel 2011 dal governo Berlusconi per livellare i trattamenti retributivi dei parlamentari nazionali con quelli degli altri paesi europei, l’anno dopo fu costretta a gettare la spugna anche per l'eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri paesi. Gli stessi dati del rapporto non mi sembrano peraltro aggiornati. Ciò premesso, non vi è dubbio che le indennità dei parlamentari italiani si collocano a livello europeo, per così dire, nella fascia alta, anche se va riconosciuto che, come segnalano puntualmente i siti internet di Camera e Senato, molto si è fatto dal 2011 quantomeno per sterilizzare ulteriori aumenti.

— Ma i senatori e i deputati adesso guadagnano di più dell’inizio della Repubblica, se prendiamo in considerazione anche il rimborso delle spese, i viaggi e le telefonate dei parlamentari? 

— Su questo punto mi consenta di distinguere: un conto sono i rimborsi spese, che potrebbero certamente essere ispirati a criteri di maggiore sobrietà, specie per chi già risiede a Roma; altro è il diritto di viaggiare gratuitamente con qualunque mezzo sull’intero territorio italiano, connesso al fatto che il parlamentare, secondo l’Art. 67 della Costituzione, rappresenta l’intera Nazione, e non dove risiede o è stato eletto. Anche per quanto riguarda i cosiddetti vitalizi si è fatto molto: dal 2012 non esistono più perché il regime pensionistico dei parlamentari è basato sul sistema contributivo, e non retributivo, al pari degli altri dipendenti pubblici e privati.

— Comunque, secondo i giornali italiani, attualmente i deputati hanno diritto a un’indennità lorda di 11.703 euro e i senatori ricevono un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Sono gli stipendi che non possono essere paragonati con quello che guadagna un cittadino italiano medio. Come Lei potrebbe spiegare questa «aritmetica divertente” in un Paese dove il debito pubblico nel 2020 ha raggiunto una cifra stratosferica di 2.582,6 miliardi e dove quasi un italiano su tre è a rischio povertà? È un aspetto puramente culturale? 

— Certamente, in un momento di grave crisi economica, i parlamentari sono chiamati anche sotto questo profilo a dare il buon esempio e le riforme introdotte in questi anni vanno certamente in questa direzione. Anzi mi pare che quello della riduzione dei costi della politica sia stato e sia tuttora uno dei temi alla base del successo elettorale del MoVimento 5 Stelle. Dopo di che bisognerebbe però chiedersi perché l’art. 69 della Costituzione preveda espressamente che “i membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge”.

— Per l'ex presidente della Camera Laura Boldrini le retribuzioni dovevano rimanere tali perché "garantiscono autonomia, disciplina e onore". Come commenterebbe queste parole? La Boldini ha ragione? A Suo avviso, lo stipendio dei parlamentari è proporzionabile al lavoro svolto?   

— Appunto. Qui tocchiamo quell’aspetto culturale cui lei faceva opportunamente cenno. Complice il clima antiparlamentare alimentato da tempo, è diffusa l'idea che i parlamentari siano una casta di nullafacenti che gode di inaccettabili privilegi a spese dei cittadini. Contro questa narrazione va innanzitutto ricordato che senza indennità la politica sarebbe affare di quei pochi che si possono permettere di sostenere i costi. In secondo luogo, credo che, complice anche la politica-spettacolo, i mezzi di informazione diano eccessivo risalto ai peggiori aspetti della classe parlamentare, ignorandone la stragrande maggioranza che – mi creda – lavora con passione e spirito di sacrificio e che proprio per questo è spesso ignorata.

Io credo che il problema non stia tanto nel “quanto” i parlamentari percepiscono, benché come detto suscettibile di riduzione, ma nel fatto che gli elettori non ritengono i parlamentari meritevoli di tale retribuzione per i risultati che producono. Ma qui si apre il problema della selezione della classe dirigente e della adeguatezza delle procedure decisionali, spesso lente, farraginose e incomprensibili ai più.

— È ovvio che questi dati non possono più essere ignorati soprattutto adesso quando l’Italia è costretta a risparmiare per aiutare ai propri cittadini a sopravvivere la crisi causata dal Covid-19. Dopo la vittoria del Sì per il taglio dei parlamentari che senz'altro fa bene alle tasche, dobbiamo aspettare un'altra battaglia da parte del M5S che all'epoca aveva promesso di eliminare la casta? Così si potrebbe fare dal punto di vista legislativo per poter realizzare una svolta del genere?

— Come detto, si potrebbero certamente ridurre le indennità di carica e i rimborsi spese quando esagerati e non necessari. Ma attenti a non fare passare con ciò il messaggio che la funzione parlamentare non vada protetta e valorizzata, anche sotto il profilo retributivo. Rischieremmo di buttare il bambino con tutta l'acqua sporca.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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