18:41 28 Novembre 2020
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I sindaci calabresi si sono dati oggi appuntamento in piazza Montecitorio a Roma per chiedere al governo la fine del commissariamento. Una delegazione ha incontrato il premier Conte.

In Calabria verrà messa in campo una cabina di regia di cui faranno parte i sindaci, in rappresentanza dei 400 comuni calabresi. Una svolta nella gestione dell’emergenza Covid resa possibile da una iniziativa dei sindaci della Calabria, che oggi hanno raggiunto Roma per darsi appuntamento questo pomeriggio in piazza Montecitorio e chiedere la fine del commissariamento e l’adeguamento dell’offerta sanitaria regionale.

Una protesta trasversale, quella delle fasce Tricolore, nata su proposta di Giuseppe Falcomatà, primo cittadino di Reggio Calabria, presentata all’ultima riunione dell’Anci regionale, condivisa immediatamente dagli altri sindaci, al di là del colore politico.

Sullo sfondo una “sanità senza testa”, dopo le dimissioni a catena dei commissari regionali in una situazione di emergenza massima dovuta all’epidemia e alle carenze di una sanità regionale ridotta al lumicino da 11 anni di commissariamento. 

Sindaci calabresi a Roma contro commissariamento
© Foto : Alessandro Serranò
Sindaci calabresi a Roma contro commissariamento

I sindaci sono andati sino a Roma per chiedere la fine del commissariamento, la cancellazione del debito e un rapido adeguamento sanitario regionale per uscire dalla zona rossa. Una delegazione è stata ricevuta dal premier Conte e dal ministro Roberto Speranza. Sputnik Italia ha intervistato il sindaco Giuseppe Falcomatà, promotore dell’iniziativa e membro della delegazione.

— Siete soddisfatti per l’incontro con Conte?

— Siamo molto soddisfatti, è stato un incontro operativo, un incontro vero e concreto rispetto alla condivisione dei temi che abbiamo proposto, che sono essenzialmente tre:

  • Superamento del commissariamento;
  • Partecipazione economica da parte del governo per consentirci di chiudere definitivamente la situazione di debito della sanità calabrese;
  • La condivisione di quelle che sono scelte con i territori, quindi la messa in campo di una cabina di regia con il commissario e i sindaci per tutto ciò che riguarda la condivisione delle scelte sul diritto alla salute dei cittadini. 
Queste tre richieste sono state accolte dal governo, assieme al presidente Conte c’era anche il ministro Speranza, e soprattutto è emersa l’idea di mantenere questo tavolo permanente, perché il presidente Conte ha dato la disponibilità di incontrarsi ogni qual volta noi ne faremo richiesta e magari aggiornarci nei giorni successivi per fare il punto una volta che verrà nominato il nuovo commissario.

— Quali sono i tempi operativi?

— I tempi non saranno lunghissimi, il governo rifletterà ancora qualche ora per la nomina del nuovo commissario, per evitare situazioni come quelle che si sono verificate sino ad oggi.

—Perché è nata l’idea di venire a Roma?

— Noi qui oggi abbiamo voluto rappresentare i territori. Eravamo solamente i sindaci dei 400 comuni calabresi, senza una strumentalizzazione politica o partitica, senza bandiere di partiti, senza la presenza di leader nazionali. Soltanto i sindaci ed è questa la notizia importante, una bella immagine restituita alla Calabria, in quello che è forse il momento più difficile della sua storia dal punto di vista politico, istituzionale e sanitario.

Quello che abbiamo chiesto lo abbiamo fatto come sindaci, perché sono i sindaci quelli che poi sono presenti sul territorio e sono i sindaci quelli più idonei, secondo me, a portare all’attenzione del commissario e del governo le istanze dei cittadini.

Sindaci calabresi a Roma contro commissariamento
© Foto : Alessandro Serranò
Sindaci calabresi a Roma contro commissariamento

—Si va verso un protagonismo dei territori nella gestione della sanità calabrese?

— Le scelte non possono più essere calate dall’alto perché poi si fa fatica anche a comprenderle, noi per primi, figuriamoci i cittadini. Un metodo diverso, quello del dialogo e della concertazione, consente a noi di essere più rappresentativi nei territori, ma anche al governo di comprendere meglio quella che davvero è la situazione calabrese.

— Non sono bastati 11 anni di commissariamento al rientro del debito né sono serviti a migliorare l’offerta sanitaria regionale. Qual è adesso la situazione della sanità in Calabria?

— La sanità territoriale è azzerata, le Asp sono assenti, sono assenti le cure domiciliari, si è perso interamente il tracciamento, non sono stati ancora aperti gli ospedali Covid territoriali e io mi sono sostituito a quelle che dovevano essere le attività svolte dalle Asp territoriali.

Il Covid Hotel lo stiamo aprendo noi con una manifestazione di interesse rivolta a strutture ricettive, utilizzando i fondi comunitari e quindi tutta la parte territoriale della sanità è stata totalmente azzerata anche da una gestione fallimentari dei commissari provinciali.

— Anche i commissari provinciali?

— Assolutamente, perché ci sono alcune cose che sono sempre sotto l’egida del commissario regionale, ma ad esempio l’apertura degli ospedali Covid sul territorio, delle Usca per favorire le cure domiciliari dei pazienti sono di competenza delle Asp provinciali, ugualmente commissariate. C’è un corto circuito nel quale chi doveva e poteva operare non l’ha fatto, con le conseguenze uniche a scapito della tutela del diritto della salute dei cittadini calabresi.

Sindaci calabresi a Roma contro commissariamento
© Foto : Alessandro Serranò
Sindaci calabresi a Roma contro commissariamento

— Con la nuova cabina di regia i terrori torneranno ad incidere sulla gestione della sanità calabrese?

— Incidenza è una parola grossa, con la concertazione avremo la possibilità di mettere all’attenzione del commissario regionale e dei commissari provinciali quelle che sono le situazioni sul territorio. I commissari finora hanno messo da parte e azzerato il confronto con le istituzioni. E questo non può avvenire.

I commissariamenti non risolvono i problemi delle istituzioni e dovrebbero avere una vita breve. 11 anni di commissariamento per noi, e questo l’abbiamo portato all’attenzione del governo, sono un tempo sufficiente. Adesso bisogna porvi fine.

— Nel corso del tavolo è emersa la volontà di intervenire direttamente nell’immediato per cercare di risolvere l’emergenza in Calabria?

— La volontà è chiara e decisa e vedremo alcune cose le vedremo già all’interno della conversione in legge del decreto Calabria, in termini di risorse economiche per chiudere il prima possibile il debito della sanità e anche di inserire all’interno del decreto questa cabina di regia. Queste sono due cose concrete che dimostrano la volontà del governo di risolvere il problema.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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