03:45 29 Novembre 2020
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La Calabria è rimasta senza un piano Covid e senza un commissario alla Sanità, in piena emergenza sanitaria. Dopo le dimissioni di Cottarelli e Zuccatelli, arriva la rinuncia di Gaudio all’incarico di commissario per la sanità.

La sanità calabrese, sotto il rigore del piano di rientro del debito che ha imposto tagli, chiusure degli ospedali e blocco delle assunzioni, è arrivata impreparata alla seconda ondata. Uno scandalo mediatico ha travolto prima il commissario per la sanità Saverio Cottarelli e poi, il suo successore, Giuseppe Zuccatelli, che ieri ha rassegnato le dimissioni su richiesta del ministro Speranza.

Il governo ha voluto dare un segnale nominando una squadra con a capo Eugenio Gaudio, ex rettore dell’Università La Sapienza, di cui fa parte anche Gino Strada, medico fondatore di Emergency. Neanche questo serve a placare le polemiche: anche Gaudio rinuncia e Strada pone delle condizioni per accettare l’incarico. La Calabria resta nel caos, con la sanità ridotta al lumicino, dopo 11 anni di commissariamento.

Sputnik Italia ha intervistato Santo Gioffrè, medico, scrittore e già commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria nel 2015, il primo a denunciare le anomalie sui pagamenti che hanno poi portato allo scioglimento dell’azienda sanitaria per infiltrazioni mafiose.  

Il medico e scrittore calabrese Santo Gioffrè
Santo Gioffrè - Facebook
Santo Gioffrè

Dopo l’odissea di polemiche e dimissioni, la nomina di Gaudio e Strada poteva essere risolutiva?

No, non poteva essere la soluzione definitiva. Il tandem nominato dal governo poteva andare bene per affrontare il piano Covid, ma per risolvere le problematiche della sanità pubblica legate al ripianamento del debito è necessario qualcuno che abbia maturato esperienza in Calabria. Gaudio e Strada sono stati catapultati in una realtà molto complessa, sottoposta al rigore di un piano di rientro.

Sembrerà strano ma da un punto di vista tecnico sarebbe stato più adatto Zuccatelli, se non altro perché ha già maturato un’esperienza in Calabria come commissario per la sanità di aziende provinciali.

La nomina di Zuccatelli ha suscitato molte polemiche e la sua esperienza si è conclusa con la richiesta di dimissioni del ministro Speranza. Cosa pensa di questa vicenda?

Zuccatelli conosce la situazione calabrese perché è qui da anni. Prima è stato commissario a Cosenza, poi è a Catanzaro, quindi ha già lavorato in questa realtà. Ha detto delle stupidaggini sulle mascherine e ha certamente sbagliato, ma è finito in un tritacarne mediatico.

In mezzo a queste bufere mediatiche la Calabria è rimasta senza piano Covid. Cos’ha portato a questa situazione?

In estate si è creduto erroneamente che la pandemia fosse finita. L’unico pericolo che si può correre se si viene in Calabria è ingrassare, si diceva. Quindi non sono stati fatti investimenti, non è stato rafforzato il sistema sanitario, non è stato fatto nulla. E’ stata sottovalutata l’emergenza, questo è stato l’errore. Per questo non è stato fatto il piano Covid e adesso la regione è indietro.

Di colpo è arrivata la marea e la Calabria si è trovata impreparata. Con una situazione come quella nostra, un minimo aumento della normale curva epidemiologica avrebbe mandato subito in sofferenza gli ospedali. Così è stata imposta la zona rossa per prevenire tutto ciò che può accadere in una regione spogliata del sistema sanitario pubblico che entra in emergenza pandemica.

Il piano Covid definisce le strutture da destinare, le attrezzature per affrontare l’emergenza, il personale sanitario da impiegare, il numero di ambulanze e le USCA. Queste cose non sono state fatte, non c’è traccia. Adesso sono stati allestiti quattro ospedali campo, si stanno assumendo alcuni medici e si stanno predisponendo dei Covid Hospital. Ma questo è avvenuto in ritardo.

Quali sono le maggiori criticità su cui il nuovo commissario dovrà intervenire?

La prima cosa da fare sarà quella di rimettere sotto controllo i tracciamenti, aumentando il numero di tamponi che la regione è in grado di fare. Poi si dovrà organizzare in maniera capillare una rete di USCA e soprattutto allestire centri Covid e post Covid.

Poi c’è la questione fondamentale della gestione del sistema economico e finanziario delle Asp, una questione che si sottovaluta, ma che sta a monte del problema sanitario della regione.

Secondo lei questa situazione pregressa come ha inciso sulla gestione dell’emergenza in Calabria?

Restare all’interno del rigore del piano di rientro ha due conseguenze sull’offerta sanitaria regionale.  La  prima è il taglio lineare di ospedali, posti letto, medicina sul territorio, medicina preventiva, medicina generale. La seconda è il blocco del turn over che ad esaurimento e non permette nuove assunzioni nel pubblico. Infatti in Calabria il personale ha un’età media tra i 55 e i 67 anni.

Adesso è stato assunto personale per l’emergenza, ma se non si esce dal piano di rientro si può stare nel paradosso di avere strutture sanitarie pronte e attrezzate ma senza medici e infermieri.

Qual è la ricetta per uscire da questa empasse?

Si deve agire su un piano contabile, separare i debiti vecchi dai nuovi, recuperare il possibile per poi ripartire con un nuovo sistema per recuperare i posti vacanti, riaprire gli ospedali per restituire una sanità che faccia di nuovo sentire la Calabria come parte dell’Italia.




I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Coronavirus, Reggio Calabria, sanità, Calabria
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