18:30 25 Novembre 2020
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Secondo il dottore commercialista i fondi ci sono ma le procedure complicate, i ritardi e i tanti codici di riferimento portano imprese e professionisti a desistere.

È da poco stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il testo definitivo del decreto Ristori Bis e mentre il governo pensa già al Ter, per ampliare la platea di beneficiari, le imprese, i professionisti e i lavoratori tentano di districarsi tra codici, tabelle, percentuali di ristoro e limiti.

A parlare a Sputnik Italia dei pregi e dei difetti dei decreti messi in campo dal governo per contrastare la crisi generata dalla pandemia di coronavirus, Elena Rattoballi dottore commercialista e revisore legale Odce Palermo che affronterà il tema anche nel webinar di giovedì 19 novembre su Pandemia Web Agency.

- Quali sono pregi e difetti dei decreti Rilancio?

- “Le misure che il governo ha stanziato sono utili e i fondi sono anche consistenti, ma da addetta ai lavori rilevo diverse problematiche che sono alla base dei testi: prima di tutto i decreti sono tanti, troppi, sarebbe servito un testo unico, più chiaro e che consentisse alle aziende di avere certezza di quanto veniva messo in campo e delle tempistiche delle erogazioni in modo da programmare le proprie attività, per capire se chiudere o cercare di resistere.

Elena Rattoballi, dottore commercialista e revisore legale Odce

E oltre alla difficoltà di districarsi tra tanti decreti diversi e che hanno richiami tra loro i decreti, dal Cura Italia al dl Rilancio, fino ai due dl Ristori, sono confusi, prevedono procedure complicate e, per quella che è la mia esperienza, chi non si affida a un professionista per effettuare le pratiche spesso rinuncia. È un peccato, perché l’utilità che è insita in questi provvedimenti non è stata sfruttata al 100%”.

- Dottoressa Rattoballi, molti si sono lamentati anche dei ritardi nel ricevere sia le indennità della Cassa integrazione che i versamenti a fondo perduto.

- “È vero. Anche se prendiamo i semplici indennizzi da 600 o 1.000 euro per artigiani e liberi professionisti, a volte si è costretti ad attendere mesi. Alcuni miei clienti hanno ottenuto il bonus di maggio adesso, si tratta di ritardi che penalizzano le piccole e medie imprese, le aziende e anche i professionisti”.

- Passando al capitolo imprese, nei diversi Dl del governo sono state previste agevolazioni per accedere a prestiti bancari, hanno funzionato?

- “Anche in questo caso c’è stato un cortocircuito tra quanto previsto nel decreto e quanto poi è stato fatto. Per i prestiti garantiti dallo stato, le banche hanno posto dei veri ostacoli e non hanno erogato i prestiti a meno di fornire i dati sulla meritocrazia creditizia. Ma questo requisito non era previsto nel Dl. Quindi anche qui esiste un problema di fondo: la misura esiste, è positiva, ma non viene attuata in modo corretto da chi dovrebbe”.

- Pensa che il governo ci abbia iniziato a prendere la mano nel corso dei mesi con lo stanziamento? Questi ultimi due decreti sono più concreti?

- “Sì, gli ultimi due, i dl Ristoro, sembrano i più concreti. Il contributo a fondo perduto è stato ampliato sia in base alle categorie che ne possono beneficiare, sia per le percentuali di ristoro. A beneficiarne sono soprattutto attività come le pasticcerie, le gelaterie e i bar, gli hotel e il settore del turismo ma anche le sale giochi e scommesse.

Anche qui, però, rileviamo un problema: il calcolo del contributo è ingannevole. Non c’è proporzione tra il mancato fatturato e il ristoro. E soprattutto se questo ristoro fosse arrivato tutto insieme l’azienda in questione avrebbe potuto organizzare meglio i mesi difficili da affrontare e programmare attività e scadenze”.

- Ecco un altro tema caldo, l’Ordine nazionale dei commercialisti ha chiesto al governo di rinviare le scadenze di fine novembre, in particolare Ipe terzo trimestre 2020, Irap e dichiarazioni dei redditi. Che ne pensa?

- “Abbiamo chiesto questi rinvii per poter lavorare sulle richieste dei ristori, ma anche per alleggerire le aziende. Le aziende e i datori di lavoro privati hanno già ottenuto la possibilità di rinviare il versamento dei contributi previdenziali al 16 marzo 2021.

Ma la situazione non è semplice: ogni decreto fa slittare i contributi previdenziali, assistenziali, l’Iva e le rate delle cartelle esattoriali.

Le scadenze vengono spostate ma tutte in date diverse. Verrà il momento in cui bisognerà pagare, o in un’unica soluzione o in quattro rate. E le rate si accavalleranno ai versamenti ordinari. Ai miei clienti ho consigliato di pagare il pagabile, perché questa non è una vera agevolazione”.

- Quale sarebbe stata la soluzione secondo lei?

- “Bisognava abbattere le imposte. Stornare del 50% per coloro che avevano registrato perdite. Almeno così lo Stato avrebbe incassato. Con l’attuale sistema il 30% continua a pagare, il 70% aspetterà di ricevere le cartelle esattoriali e poi deciderà cosa fare, ma intanto l’Erario non incasserà un euro”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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