04:13 29 Novembre 2020
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È stato raggiunto l’accordo fra il Parlamento europeo e il Consiglio per il bilancio dell’Ue e sul Recovery Fund, pacchetto di misure che prevedono aiuti per reagire alla crisi causata dal Covid. Il problema che si porrà di fronte all’Italia: saper spendere al meglio le risorse.

L’Unione Europea ha raggiunto un accordo sul bilancio per i prossimi 7 anni di 1824,3 miliardi di euro, un pacchetto che riunisce il quadro finanziario pluriennale e uno sforzo straordinario per la ripresa dopo la pandemia denominato NextGenerationEU.

Sarebbe una bella notizia se non il problema che si pone immediatamente di fronte all’Italia: spendere bene le risorse. L’Italia sarebbe infatti il fanalino di coda in Europa per l’assorbimento dei fondi strutturali Ue nel 2019 secondo la relazione annuale sull’esercizio finanziario della Corte dei Conti Europea. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Paolo Manasse, docente di economia politica all’Università di Bologna.

— È stato raggiunto l’accordo sul budget pluriennale dell’Unione Europea. Professore Paolo Manasse, è una buona notizia?

— Sicuramente è una buona notizia per tante ragioni. Tutto il continente europeo sta attraversando una grandissima recessione dovuta all’epidemia, avere delle risorse comunitarie per fare fronte ad un’emergenza economica, politica e sociale è indispensabile.

È una buona notizia anche perché è in atto un cambiamento storico dell’Unione Europea: per la prima volta viene ampliato il bilancio e questo è già un dato interessante. Per la prima volta la Commissione Europea emette i famosi eurobond di cui si dibatte da decenni e che non si sono mai visti per l’opposizione dei Paesi del nord. Ora la Commissione Europea finanzia le spese necessarie per far fronte alla pandemia attraverso l’emissione di un debito comune e quindi coinvolge tutti i Paesi membri a partecipare con le proprie entrate al pagamento degli interessi.

È una condivisione dei rischi e del debito che ha una portata storica. È un cambio importantissimo di marcia dell’Unione Europea che per la prima volta assume alcuni connotati di uno stato nazionale in grado di emettere un proprio debito.

— L’approvazione del budget può portare allo stesso tempo a dei “litigi” e a delle tensioni fra i Paesi membri?

— Le tensioni probabilmente ci saranno, ma non saranno dovute alla suddivisione dei fondi, perché la Commissione e il Parlamento europei hanno adottato delle regole molto precise. Secondo le norme la ripartizione dei fondi ottenuti attraverso l’emissione di nuovi debiti viene calcolata in base a parametri molto precisi: tanto è più grave la recessione di un Paese, tanto è più grave l’emergenza sanitaria, tanto è più elevato il tasso di disoccupazione tanto più questo Paese deve ottenere delle risorse. Su questo non vi sono controversie.
Ci saranno poi probabilmente delle controversie di altro genere perché comunque la Commissione si fa garante del modo in cui questi soldi saranno spesi. Esiste una procedura per cui alcuni Stati possono obiettare che altri Paesi usano i fondi comuni in malo modo e quindi sollevare la questione al livello del Consiglio europeo. Lì si potrebbe ostacolare l’erogazione di questi fondi se questi saranno giudicati mal utilizzati.

— Parliamo del come. Secondo lei l’Italia saprà gestire al meglio i fondi europei?

— Con l’esperienza di tutti i giorni conosciamo i ritardi nei pagamenti dei sussidi di disoccupazione e nei contributi alle imprese. Uno dei problemi più gravi dell’Italia è una pessima amministrazione pubblica e quindi un ritardo e un’inefficienza generale nel gestire grandi risorse. Uno fra i tanti scandali recenti è quello dei banchi con le rotelle. Abbiamo delle difficoltà pure ad ottenere dei vaccini anti influenzali… Questa situazione non si può risolvere da un momento all’altro, ma si spera che questa sia l’occasione per fare qualcosa. Nel breve periodo abbiamo il controllo della Commissione, quindi per un Paese che è abituato a gestire male le risorse i nuovi fondi europei saranno in qualche misura sottoposti al vaglio della Commissione e questo, si spera, favorirà una maggiore disciplina e un miglior uso delle risorse.

— Il Pil in Italia crolla. Professore, si uscirà da questa crisi entro breve?

— Vista la ripresa della pandemia quest’anno la caduta del Pil si collocherà vicino al -10%, una gravissima recessione. Tanto prima si ferma la corsa del virus e tanto prima si avrà il vaccino tanto meno gravi saranno le conseguenze economiche. Se fosse vero che avremo a disposizione a febbraio marzo un vaccino da quel momento la ripresa potrà essere più rapida. Se il vaccino non dovesse arrivare fino all’estate allora è chiaro che il Pil e la situazione delle famiglie saranno molto gravi.

— Qual è la sua posizione in merito al lockdown? Non pensa che si dovrebbero cercare altre soluzioni per salvare l’economia?

— Siamo riusciti a dominare questa malattia arrestando brutalmente i contatti con il primo lockdown. In estate abbiamo ripreso la vita normale e la malattia è tornata con centinaia di morti al giorno. L’unica cosa da fare oggi è ridurre i contatti fra le persone, cercando di lavorare il più possibile on line. Ci sono dei costi anche economici che sono legati a quelle attività in cui i contatti sono necessari e che si devono affrontare. Queste attività purtroppo dovranno soffrire perché altrimenti i costi per l’intera economia saranno molto più alti se il contagio non venisse fermato. La scelta non sta fra il chiudere tanto o chiudere poco, ma fra chiudere adesso per evitare di chiudere tutto fra poco.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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