04:08 29 Novembre 2020
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Quali saranno gli effetti del nuovo lockdown? E come si può uscire dal dilemma tra la lotta al virus e la difesa dell’economia?

Ne abbiamo parlato con Emiliano Brancaccio, docente di politica economica presso l’Università del Sannio, che in tema ha appena pubblicato un nuovo libro: “Non sarà un pranzo di gala. Crisi, catastrofe, rivoluzione”, edito da Meltemi.

Il libro di Emiliano Brancaccio
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Il libro di Emiliano Brancaccio

— Professor Brancaccio, iniziamo dal suo nuovo libro. Di fronte alla crisi economica che stiamo vivendo serve veramente una “rivoluzione”?

— Siamo al cospetto della crisi più precipitosa nella storia del capitalismo, che con un nuovo lockdown potrebbe anche diventare la prima “doppia depressione” dell’era contemporanea. Per fronteggiare questa catastrofe occorre trovare soluzioni all’altezza della situazione. L’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, per esempio, ha sostenuto che ci vorrebbe una “rivoluzione della politica economica”, sostanzialmente ispirata alla teoria keynesiana. Nel mio libro riprendo questa idea di “rivoluzione” ma sostengo che nello scenario in cui ci troviamo Keynes non basta, come non basta nemmeno invocare un reddito per tamponare gli effetti della crisi.

— Qual è la strada da seguire?

— Credo sia giunto il tempo di concepire una nuova logica di pianificazione collettiva. Questa crisi sopraggiunge dopo una lunga stagione “liberista”, che in gran parte del mondo ha determinato un progressivo smantellamento delle strutture pubbliche a colpi di privatizzazioni ed esternalizzazioni. E’ accaduto nel settore sanitario come in molti altri settori. Quest’opera di svuotamento degli apparati pubblici è la causa di molte delle difficoltà emerse durante l’emergenza sanitaria: dall’incapacità di tracciamento dei contagi, ai problemi di approvvigionamento del materiale medico, alla carenza di avamposti sanitari organizzati sul territorio. I fallimenti nella lotta al virus si spiegano in misura rilevante con il vuoto spaventoso di pianificazione che si avverte negli apparati pubblici di molti paesi.

— La pandemia ha inoltre aumentato le diseguaglianze sociali, anche in Italia.

— Un recente rapporto di UBS mostra come, dall’inizio della pandemia, la crescita dei valori azionari abbia ulteriormente accresciuto i patrimoni dei grandi capitalisti, a fronte di un tremendo deterioramento delle condizioni economiche e delle prospettive di vita della maggioranza della popolazione a livello internazionale. In Italia questo fenomeno è particolarmente accentuato, perché il nostro Paese arriva all'appuntamento della crisi già sfiancato dalle enormi difficoltà economiche dell’ultimo quarto di secolo, segnato quasi esclusivamente dal susseguirsi di stagnazioni e recessioni che hanno colpito soprattutto la classe lavoratrice.

— Cosa significherebbe per l'Italia un ulteriore lockdown?

— Il Fondo Monetario Internazionale ha sostenuto che un nuovo lockdown potrebbe aiutare a bloccare i contagi, e per questa via potrebbe ripristinare la fiducia dei cittadini inducendoli a circolare maggiormente e favorendo così la ripresa economica futura. Se fosse vero sarebbe di conforto, ma questa tesi non trova riscontro nei dati. Le stesse evidenze empiriche del FMI indicano che il prolungamento del lockdown è correlato a un aggravamento della crisi economica. La verità è che siamo incastrati in un tragico “dilemma pandemico”: se vogliamo ridurre le vittime dobbiamo accettare un aumento dei disoccupati, e se vogliamo ridurre i disoccupati dobbiamo accettare un aumento delle vittime. Uno dei motivi per cui non riusciamo a superare questo dilemma dipende dal fatto che stiamo fronteggiando il virus con misure troppo rozze. Non dimentichiamo che il lockdown è in realtà una soluzione di origine medievale, che veniva adottata già nel quattordicesimo secolo. Se ci affidiamo solo a questi vecchi strumenti, saremo sempre ingabbiati nella terrificante scelta tra due mali: vittime oppure disoccupati.

— Ma allora, come si esce dal “dilemma pandemico”? Quali mezzi crede che si possano utilizzare per contrastare efficacemente il virus senza distruggere l'economia?

— Una moderna logica di pianificazione è l’unico modo per ridurre sia le vittime del virus che i disoccupati. Pensiamo alle terapie intensive. Sappiamo che esiste una chiara correlazione empirica tra il maggior numero dei posti di terapia intensiva modernamente attrezzati da una parte, e il minor numero di vittime del virus dall’altra. Il fatto che a distanza di quasi un anno dall’inizio della pandemia stiamo rischiando un’altra ondata di morti a causa della carenza di terapie intensive, si spiega con il fatto che non abbiamo attuato la pianificazione che serviva per fronteggiare il ritorno del virus.

— E sul versante della ricerca scientifica sul virus? In che modo la pianificazione potrebbe aiutare?  

— Abbiamo scelto di affidare la ricerca di vaccini e di terapie contro il virus ai laboratori delle multinazionali private. Ma queste aziende adottano una logica di tipo privatistico basata sui brevetti, sui diritti di proprietà intellettuale, sulla riservatezza delle ricerche. Gli scienziati impegnati in trincea nella lotta contro il virus sostengono che questa logica competitiva è sbagliata, perché mantiene segrete le scoperte e quindi rallenta gli avanzamenti della ricerca. Essi sostengono che di fronte ad una crisi così devastante bisognerebbe adottare un approccio diverso, maggiormente cooperativo. Per esempio, le attuali conoscenze private potrebbero essere acquisite dalle autorità pubbliche e messe gratuitamente a disposizione di tutti i laboratori impegnati nella ricerca contro il virus. Io lo chiamo “comunismo scientifico nella lotta al covid-19”, ma il nome non è essenziale. Ciò che conta è che per il momento siamo lontani da questa prospettiva, il che rallenta i progressi nella lotta al virus.

— Nella ricerca di un vaccino sono stati però annunciati degli avanzamenti. Che ne pensa?

— Sono notizie che danno speranza, ma troppo spesso questi annunci sembrano guidati da moventi speculativi prima ancora che da concreti avanzamenti scientifici. Pensiamo al recente annuncio di Pfizer sul perfezionamento del suo vaccino. La dichiarazione ha dato luogo a un piccolo boom dei valori azionari dell’azienda, che tuttavia è stato rapidamente assorbito dal mercato. Per adesso, l’unico risultato certo è che l’annuncio ha determinato interessanti occasioni di guadagno per chi possedeva titoli dell’azienda. Per gli speculatori sul mercato finanziario è stata certamente un’occasione di festa. Ma da qui a cantare vittoria nella lotta contro il virus ce ne passa. Invece di affidarci solo alle multinazionali private, dovremmo augurarci che si giunga a un accordo internazionale per la messa in comune delle conoscenze scientifiche sul virus. Questa sarebbe una vera svolta in grado di far avanzare rapidamente la ricerca contro il covid-19.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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