15:31 28 Novembre 2020
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Non esiste solo il Covid, in Italia muoiono di cancro ogni giorno 500 persone. A causa dell’emergenza legata al virus che ha sovracaricato gli ospedali, ma anche per i rinvii dovuti alla paura di contagiarsi si sono verificati gravi ritardi negli screening oncologici. Il vero rischio, al di là del Covid, è una futura epidemia di tumori.

I numeri parlano chiaro: ogni giorno in Italia muoiono di cancro cinquecento persone, quotidianamente mille scoprono di avere un tumore. Ad oggi però i giornali parlano solo di Coronavirus. Nel periodo della pandemia sono stati persi un milione e mezzo di screening oncologici, strumento fondamentale per la prevenzione precoce del cancro e per la sua cura.

La vera emergenza, seppure oscurata dal Covid, sono i tumori? Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento due massimi esperti: Francesco Schittulli, senologo, presidente nazionale della Lega italiana per la lotta ai tumori e Roberto Orecchia, direttore scientifico di IEO (Istituto Europeo di Oncologia).

Numeri: 500 italiani al giorno muoiono di cancro

— Non si fa che parlare di Coronavirus come se le altre patologie non esistessero. Professore Schittulli, il numero di persone che muoiono di cancro è molto superiore anche se non se ne parla, no?

Francesco Schittulli: Purtroppo sì, i dati sono chiari: ogni giorno oltre mille italiani hanno la diagnosi di cancro, la mortalità è di circa 500 italiani ogni giorno. Tutto quello che è stato portato avanti fino ad oggi, cioè il valore della prevenzione, sta venendo meno. La mortalità fino a quest’anno diminuiva, fatto dovuto alle diagnosi sempre più precoci. Quando si scopre un cancro in fase iniziale, quando è al livello di pochi millimetri, tale cancro ha un indice di malignità molto basso e il processo di metastatizzazione è pressoché nullo. Io posso guarire quindi una persona da questo cancro. Le istituzioni dovrebbero investire in prevenzione e non in malattia.

Ritardi negli screening: 1 milione e mezzo di visite perse

— Guardando la situazione in tutto il Paese si sono registrati dei forti ritardi negli screening. Professore Orecchia, gli ospedali non sono riusciti a gestire i controlli oncologici durante l’emergenza Covid?

Roberto Orecchia: Senz’altro quello che dice lei si è verificato. La stessa Associazione Italiana di Oncologia medica ha segnalato che nel periodo dell’emergenza Covid, in sei mesi, si sono persi un milione e mezzo di esami di screening. Questo è un grave problema perché la diagnosi precoce rimane un pilastro della moderna oncologia, che ha determinato, insieme al miglioramento delle cure, una riduzione da qualche anno della mortalità per tumore. Mentre le radio e la chemio terapia nei mesi successivi alla fase di emergenza è stata recuperata, ancora oggi registriamo un ritardo negli screening dovuto più che a una non offerta da parte degli ospedali, bensì a una diffidenza delle persone ad avvicinarsi all’ospedale per delle visite che ritengono non fondamentali. Abbiamo registrato un 15% in meno di pazienti che si sono sottoposte a mammografie per fare lo screening del tumore della mammella.

Francesco Schittulli, oncologo senologo descrive così la situazione nel campo dei tumori alla mammella:

“Quest’anno saranno 55 mila le donne che scopriranno di avere un cancro al seno. Se si arriva tardivamente alla diagnosi le terapie saranno molto più aggressive e la prognosi sarà compromessa. Vado così a destabilizzare tutta la famiglia sotto l’aspetto umano, economico, sociale. Il tutto ha dei costi anche a livello della comunità. Dobbiamo investire nel futuro”.

Paura del contagio frena le cure

— Professore Schittulli, nel contesto dell’emergenza Covid le persone hanno paura di andare nei policlinici, fattore che aggrava la situazione, non è vero?

Schittulli: Io ho visitato donne scoprendo dei noduli che andrebbero rimossi le quali rinviano per paura di venire all’ospedale e contagiarsi di covid. Questi rinvii sono estremamente pericolosi e dannosi. La donna è più forte di noi e lo fa anche per tutelare la sua famiglia. Si preoccupa del marito, del padre, dei figli e trascura la propria salute.

Consideriamo anche che noi dobbiamo prenderci cura di chi ha avuto il cancro e gli italiani che hanno avuto il cancro sono quasi un milione. Le istituzioni non devono accantonare patologie così destabilizzanti come il cancro, questo percorso deve essere ripreso, altrimenti le ripercussioni maggiori le avremo fra qualche anno. Con il cancro al seno registriamo una guaribilità dell’87%, potremmo arrivare al 98% e non perdere migliaia di donne perché arrivano tardivamente alla diagnosi e ai trattamenti.

Rischio epidemia di cancro?

— Professore Orecchia, se i ritardi negli screening dovessero protrarsi a lungo quali sono i rischi nel settore oncologico?

Orecchia: È un fenomeno importante, la mortalità stava scendendo, gli effetti di questi ritardi non saranno immediati, li vedremo nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Molto dipenderà dalla durata di questa seconda interruzione, se questa dovesse protrarsi troppo a lungo sicuramente avremo dei danni sotto questo punto di vista.

Sono state fatte delle stime in Gran Bretagna e negli Stati Uniti che il lockdown per quanto riguarda gli esami di screening e le mancate diagnosi tempestive possano determinare un incremento della mortalità fra il 3 e il 10%. Bisogna fare di tutto per impedire che si verifichino questi valori.

Ruolo mass media

L’oncologo Schittulli sottolinea così il ruolo dei mass media in questa battaglia contro i tumori:

“Occorre una presa di posizione forte da parte dei media nel supportare questa iniziativa, non devono parlare soltanto di Covid. Non si può creare una paura esagerata nella comunità da far oscurare le altre patologie i cui effetti dannosi si vedranno nel tempo. Si è passati dall’ansia al terrore e alle psicosi. C’è un allarmismo esagerato, la patologia virale si può contenere attraverso un comportamento responsabile di ognuno di noi.
In oncologia non esistono visite rinviabili

— Professore Orecchia, che messaggio vorrebbe lanciare ai cittadini: non rimandare e seguire tutte le visite di screening?

Orecchia: Bisogna che la popolazione si renda conto che soprattutto in ambito oncologico non esistono accertamenti non urgenti. Bisogna abbandonare la diffidenza di recarsi agli ospedali, anche perché posso assicurare che tutte le strutture ospedaliere hanno messo in campo le misure necessarie per minimizzare il rischio. Gli operatori sanitari vengono sottoposti ai tamponi in modo da avere quotidianamente il quadro reale dei possibili infetti. Gli ospedali sono aperti, soprattutto i centri specialistici, sono posti sicuri. Tutti gli accertamenti, anche quelli di diagnosi precoce sono fondamentali per avere un buon risultato finale in ambito oncologico.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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