18:25 29 Novembre 2020
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Il docente dell'Università di Bologna e fondatore di Spreco Zero spiega come virare verso la dieta Mediterranea faccia bene a noi e all’ambiente.

Dopo il primo lockdown le abitudini alimentari e di consumo degli italiani sono cambiati. Vuoi per la necessità di stabilire con esattezza cosa comprare per la spesa settimanale, unico momento di acquisto, vuoi per la riscoperta di uno stile più sano che si accoppia a meno sprechi e per la disponibilità di tempo maggiore per cucinare a casa.

Così, come evidenziano i dati dell'Osservatorio di Last Minute Market / Swg per campagna Spreco Zero, quattro italiani su 10 hanno cambiato il loro stile alimentare.

Sei italiani su 10 hanno scelto un regime nutrizionale ispirato alla dieta mediterranea, che consente anche di risparmiare sette euro a settimana nel fare la spesa. Inoltre sei italiani su 10 hanno cambiato il modo di fare la spesa: il 25% in ragione di un diminuito potere d’acquisto.

A commentare i dati a Sputnik Italia il professore Andrea Segrè, docente di di Politica Agraria internazionale all'Università di Bologna e fondatore della campagna Spreco Zero.

- Professore possiamo dire che il lockdown ha peggiorato gli italiani in tanti aspetti, ma li ha migliorati nello stare a tavola?

GIANNI SCHICCHI
Andrea Segrè, docente di Politica Agraria internazionale all'Università di Bologna e fondatore della campagna Spreco Zero

- Sì, questo è il bicchiere mezzo pieno. Ma c’è anche il bicchiere mezzo vuoto, perché è aumentata la povertà alimentare. C’è il food divide che polarizza molto il cibo e il suo consumo, non si può nascondere che c’è una parte sempre più rilevante di persone che è in povertà alimentare.

Però, per quella parte di italiani che ha accesso al cibo, il comportamento è molto migliorato: è diminuito lo spreco ed è aumentata la consapevolezza nel fare la spesa. Ho scritto un libro sul tema, “Il metodo spreco zero”, molto letto nel periodo di confinamento, è come se avessimo fatto un corso accelerato sul tema, perché le cose che si dicevano in teoria e a buon senso le abbiamo applicate. Abbiamo imparato a fare la spesa, pianificando i consumi e sapendo che l’uso era soltanto domestico.

- Quindi mangiare meglio e sprecare anche di meno?

- Sì, abbiamo capito che bisognava pianificare, sprecare di meno, curare molto di più l’alimentazione domestica. Dopo tutto non serve essere uno chef per mangiare un po’ meglio. Questa situazione ci ha portato a un comportamento alimentare molto più sostenibile per la salute e l’ambiente e ci siamo riavvicinati alla dieta Mediterranea.

- Secondo i dati della ricerca, “Il cibo è un vaccino? A tavola con gli italiani nel 2020 pandemico”, realizzata in occasione del 16 novembre 2020, decennale della proclamazione della Dieta Mediterranea a patrimonio immateriale UNESCO, il pesce (38%) attira più della carne (27%) e dei “comfort food”, dolci e cioccolata (33%) ed è calato l’interesse per la gastronomia pronta. Cosa significa?

- Questa tendenza non vuol dire che stiamo già seguendo la Dieta Mediterranea, il messaggio è: sappiate che se la seguissimo veramente avremmo anche un risparmio oltre che una salute più sana.

È quello che è emerso nella tesi di laurea di Mara Berengoi discussa il 10 novembre all’Università di Bologna. Secondo quanto si evince da questo studio, scegliere mediterraneo permette di risparmiare sette euro alla settimana: il carrello per la spesa della dieta mediterranea non è solo più salutare, ma anche più conveniente.

Quindi mangiare mediterraneo non costa di più che mangiare schifezze.

- Ma la Dieta Mediterranea ha anche risvolti economici, ambientali e di sanità pubblica da non sottovalutare, è vero?

- Sì, gli attuali sistemi alimentari non generano problemi solo per la salute umana, ma anche all'ambiente in cui si produce il cibo. L'agricoltura è responsabile del 30% delle emissioni di gas serra e del 70% dello sfruttamento e dello spreco delle risorse naturali.

Una dieta sostenibile dovrebbe garantire la sicurezza alimentare, promuovere stili di vita sani, evitare perdite e sprechi alimentari, contribuire alla riduzione degli impatti ambientali e al miglioramento del benessere delle generazioni attuali e future.

La dieta mediterranea va appunto in questa direzione. C’è la stagionalità, la cucina domestica, la convivialità, i prodotti a km 0. Rispetto a tutte le altre diete, quella Mediterranea è quella che più di tutte riduce gli sprechi e migliora i comportamenti.

- Serve più educazione alimentare in Italia?

Dieta mediterranea
© Sputnik . Arthur Lebedev
Dieta mediterranea

- Questa “materia” dovrebbe sicuramente essere incrementata a partire dalle elementari, per insegnare cosa significa mangiare bene, l’equilibrio nutrizionale, l’equilibrio economico. Bisogna insegnare ai bambini che il cibo ha valore.

- Perché il World Food Programme ha detto che “il cibo è il miglior vaccino”? Vale anche in epoca di Covid-19?

- È assolutamente vero, perché in attesa del vaccino, mangiare bene ti rende più resistente. Questo crea un ulteriore problema se torniamo al tema del food divide, perché una parte della popolazione che mangia male o che non mangia è sicuramente più debole nei confronti della pandemia.

Lo stesso vale per coloro che mangiando male soffrono di obesità e sovrappeso. Vorrei che la nostra società si ponesse il problema del costo sanitario del mangiare male. Se mangi bene e stai in salute oltre all’impatto sull’ambiente, a quello economico, perché spendi di meno, puoi contribuire alla riduzione della spesa sanitaria.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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dieta, Coronavirus
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