16:41 24 Novembre 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
71112
Seguici su

"Solo il lockdown potrebbe bloccare la curva. Prima lo facciamo meglio è".

“Lockdown totale, in tutto il Paese”. A chiederlo, alla luce dei dati, soprattutto quelli sui ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive, è il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, dalla pagina Fb della stessa Federazione.

Per un approfondimento Sputnik-Italia si è rivolto direttamente al Dott.Anelli.

— Presidente Anelli, perché avete deciso di lanciare l'appello per un nuovo lockdown generalizzato? Quali sono le vostre proposte per tenere sotto controllo l'epidemia?

— Abbiamo lanciato il nostro appello perché ci preoccupano moltissimo i dati in tutta l’Italia. Stanno aumentando i ricoveri, il numero dei pazienti in terapia intensiva e le persone in isolamento domiciliare ma soprattutto stanno aumentando anche i decessi. Questa situazione ci mette davvero in difficoltà perché i posti che noi dedichiamo ai pazienti Covid, li stiamo togliendo a tutti quei pazienti che normalmente chiedono di essere assistiti e che pure soffrono spesso di grave crisi respiratoria.

Devo anche ammettere che la comunicazione da parte del governo non è stata efficacia. Il governo voleva dire a tutti gli italiani: “rimanete a casa” ma gente ha praticamente capito che le persone che abitano nella “zona rossa” devono cambiare drammaticamente il loro stile di vita, e quelle che abitano invece nella “zona gialla” e “zona arancione” possono fare quello che vogliono. Abbiamo visto nell’ultimo fine settimana che la gente affolla le strade, le piazze e i lungomari delle città. È un comportamento irresponsabile. 

Il problema è che questo virus non si contiene soltanto attraverso il contact tracing e i numeri sono talmente alti, per cui non riusciamo più a tenere i positivi a casa. Ecco perché, secondo noi, è necessario un provvedimento che impedisca la gente di uscire. Solo il lockdown potrebbe bloccare la curva. Prima lo facciamo meglio è, perché a fine dicembre e a gennaio si somma anche l'epidemia influenzale, quindi noi avremo l'influenza con il Covid e i numeri saranno molto, molto più alti rispetto a quelli che abbiamo oggi.

— Per mandare un messaggio giusto, potrebbe spiegare, quali sono i luoghi "super diffusori" del virus: dove ci si contagia di più?

— Noi medici non sappiamo dove ci sono i “super diffusori” perché sono dei soggetti particolarmente sensibili. Nel passato erano stati gli ospedali a svolgere questo ruolo perché noi non avevamo i tamponi. Oggi un nucleo di diffusione del virus sicuramente rappresenta la scuola, non tanto all'interno degli edifici scolastici quanto nei mezzi di trasporto con i quali si arriva a scuola. Un altro sistema della diffusione sono sicuramente le famiglie, perché i bambini arrivano poi a casa e diffondono il virus. Ecco perché oggi assistiamo a un fenomeno in cui vediamo interi nuclei familiari che diventano positivi.

— Il Covid ha mostrato con tutta la severità la fragilità del sistema sanitario italiano nazionale e quello territoriale che in questo momento sta soffrendo anche dalla carenza del personale.  Come si potrebbe rafforzarlo?

— La fragilità è legata a una mentalità, a una cultura che quella di vedere il servizio sanitario nazionale come una spesa e non come un investimento. Ci sono stati quasi 20 anni di tagli, di mancato investimento, di riduzione del personale. E oggi di fronte a questa drammatica pandemia paghiamo questo scotto.

Però, dall’altro lato, abbiamo anche 23 mila giovani medici laureati che sono in attesa di potersi specializzare. E questo significa che ci sono molti medici che vogliono fare qualcosa. Dalla nostra parte chiediamo di utilizzare questa importante risorsa e di garantire ai giovani professionisti una borsa di studio per fare la specializzazione. È una richiesta da non sottovalutare perché nel 2015 registreremo meno 25 mila medici che sono quelli che andranno in pensione.  

— La quarantena è uno stress enorme per i cittadini e molti hanno bisogno di vedere altre persone al di fuori di quelle con cui si vive. Il Belgio ha attuato un nuovo lockdown nel Paese, istituendo al contempo la figura del “knuffelcontact" (letteralmente "compagno di coccole"), per dare supporto psicologico alla popolazione. Oltre ai conviventi ogni membro di una famiglia potrà avere un compagno. Nel caso in cui una persona vivesse da sola, può averne due. Secondo Lei, è un modello da seguire anche in Italia?

— È un modello che nella prima fase è stato realizzato anche in Italia grazie alla disponibilità volontaria dei colleghi psicologi. Si sono messi a disposizione delle famiglie e dei medici che sono andati in burn out e hanno avuto bisogno di un supporto psicologico. Non so se in Italia riusciamo ad avere questo servizio che sarebbe molto utile per tante persone. Il problema è, come dicevo prima, che oggi dobbiamo in primo luogo affrontare il problema della carenza di altre figure professionali”.

— Secondo le Sue stime, quanto tempo deve durare il nuovo lockdown totale per garantire l’uscita dall’attuale fase e soprattutto per frenare definitivamente l’avanzamento del virus?

— Se noi facciamo il paragone con quello che è successo nella prima fase, direi, che sei settimane potrebbero essere sufficienti per invertire totalmente la rotta.

— E poi arriverà il vaccino?

— Si, dovrebbe arrivare il vaccino ma spero che arrivino anche gli anticorpi monoclonali che in questo momento ci servono ancora di più.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook