18:26 29 Novembre 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
109
Seguici su

Romina Paludi, estetista romana portavoce della categoria, intervistata da Sputnik Italia, parla di decine di attività in ginocchio: "In zona rossa i parrucchieri aperti non lavorano, ma per loro non c'è nessun ristoro". E sull'incontro con Conte: "Gli chiesi un anno bianco fiscale, mi rispose che l'Italia non ha un soldo".

L’ultima mail al premier, Giuseppe Conte, l’ha scritta soltanto un giorno fa. “Ci siamo incontrati lo scorso luglio agli Stati generali dell’economia, tra le nostre richieste c’era quella di un anno fiscale bianco per estetisti e parrucchieri, ma ad oggi ancora non ci è arrivata nessuna risposta, nel frattempo decine di attività rischiano di non sopravvivere ad un secondo lockdown”, spiega a Sputnik Italia Romina Paludi, estetista romana che la scorsa primavera ha raggruppato migliaia di colleghi per chiedere al governo di non dimenticare un’intera categoria messa in ginocchio dalle chiusure.

— Qual è la situazione oggi nelle “zone rosse”?

— I colleghi parrucchieri di Milano ci dicono che non si fa una lira. Sono due giorni che non entra nessuno, si fatturano solo poche decine di euro al giorno. La gente ha paura ad uscire di casa e a spendere soldi, nonostante i nostri negozi siano luoghi puliti e sicuri, che rispettano protocolli rigorosi. Il risultato è che nelle zone in cui sono in vigore le misure più restrittive i saloni sono vuoti.

— E nelle altre regioni?

— La situazione è più o meno la stessa. Nelle “zone arancioni” ad esempio c’è il problema del divieto degli spostamenti da un comune all’altro, per cui i parrucchieri che avevano clienti residenti nei comuni vicini a quello della propria attività si ritrovano penalizzati. Oppure nelle regioni “gialle”, dove gli spostamenti sono consentiti, sono tantissime, nelle ultime ore, le disdette, magari per un raffreddore o un po’ di tosse. Insomma, oggi chi alza la serranda ci rimette soltanto.

— Il governo però ha previsto dei ristori…

— Si sbaglia, per i parrucchieri aperti non sono previsti, è l’unico codice Ateco per cui non ci sono. Sa che cosa succederà? Che la gente farà la valigia e andrà a lavorare abusivamente a domicilio, con tutto quello che ne conseguirà in termini di sicurezza. E a questo punto non ci sentiamo neppure di puntare il dito contro di loro, perché in qualche modo bisogna sopravvivere.

— Cosa chiedete al governo?

— Innanzitutto che si stabiliscano ristori anche per chi resta aperto e riscontra un calo del fatturato. E poi non accettiamo il fatto che i centri estetici debbano essere chiusi, che differenza c’è con i parrucchieri? Le chiusure a macchia di leopardo non ci portano beneficio, se vogliono chiudere, lo dico in modo provocatorio, devono chiudere tutto, mandarci i soldi sul conto e consegnarci da mangiare a casa. Così non siamo nelle condizioni di fare il nostro lavoro.

— Fino a che punto si può andare avanti senza clienti?

— Non si può andare avanti senza clienti, molti di noi non riusciranno a pagare neppure le tasse, è per questo che chiediamo un anno bianco fiscale, ma il governo non ci ascolta.

— Eppure lei è stata ricevuta dal premier Conte la scorsa estate…

— Sì, e sa cosa mi ha detto quando gli ho fatto questa proposta? Si è battuto le mani sulle tasche e ha detto che l’Italia non ha più un soldo. Per il resto è stato un bravissimo ascoltatore, ma a distanza di mesi ancora stiamo aspettando le sue risposte. Intanto, però, è arrivato lo “shampometro”. Ma come si fa ad usare lo shampoo come parametro per stabilire il numero di clienti entrati in un negozio: se io su una cliente ne uso di più come lo valuta il fisco? Come se fossero due clienti? È chiaro che i 450 esperti di cui il governo si avvale non sono in contatto con la realtà, non hanno mai indossato un camice, sono politici come loro.

— Cosa vi aspettate per le prossime settimane?

— Ci aspettiamo nuove chiusure, del resto anche i virologi stanno dicendo che dovremmo passare il Natale chiusi in casa.

— Cosa significherebbe per voi un Natale così?

— Significherebbe la morte di decine di attività. Significa che chi è sopravvissuto al primo lockdown potrebbe non farcela a superare il secondo ed essere costretto ad abbassare la serranda per sempre.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Correlati:

Covid-19: da martedì 17 novembre zona arancione o rossa forse estesa a tutta Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook