16:50 24 Novembre 2020
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Lo sviluppo del vaccino russo contro il coronavirus (149)
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Sta bene Vincenzo Trani, il presidente della Camera di Commercio Italo-Russa, che alcuni giorni fa si è sottoposto al vaccino russo Sputnik V.

L'uomo d'affari italiano è convinto, che in questo momento la priorità non deve essere il profitto delle case farmaceutiche, ma la conoscenza globale. La corsa per arrestare il Covid deve essere "una staffetta" senza bandiere politiche.

Vincenzo Trani, il presidente della Camera di Commercio Italo-Russa, è "abituato" ad essere il primo. Non per il gusto di essere chiamato così, ma per anticipare in prima persona soluzioni che possano avere un impatto positivo sulla vita di molte persone. 

Da numero uno di Mikro Kapital Group - il gruppo focalizzato sull'uso di tecniche di microfinanza per investire in piccole imprese in aree emergenti del mondo, in particolare in Russia e paesi collegati alla Russia, Asia centrale e orientale e America Latina.

Come fondatore del primo servizio di car-sharing in Russia, è partito da un solo parcheggio nel centro di Mosca nel 2016 con 10 auto ed oggi è presente in tutta la Russia, più Kazakhstan, Bielorussia e Repubblica Ceca, con una flotta di 12000 vetture che mette in movimento chi si sposta in città per lavoro, il piccolo imprenditore che ha bisogno di fare consegne a domicilio e chi deve coprire brevi distanze, con il servizio di noleggio di monopattini.

Oggi Vincenzo Trani è il primo straniero ad aver testato il vaccino russo contro il coronavirus Sputnik V e racconta a Sputnik Italia la sua esperienza.

— Come si sente dopo esser stato sopposto all'inoculazione del vaccino Sputnik V? 

— Mi sento assolutamente in forma e bene. I medici mi avevano preavvisato possibili mal di testa, stanchezza o febbre. Non ho avuto nessun effetto collaterale o notato cambiamenti.

— Сosa ne pensa di questa ''corsa'' internazionale per cercare il vaccino?

— Sicuramente la creazione di un vaccino sicuro e disponibile per tutti è fondamentale per far uscire da questa situazione di instabilità per la salute pubblica, le imprese e le economie dei nostri paesi. In questo momento, ritengo che le conoscenze su questa malattia, ancora sconosciuta, debbano essere discusse globalmente accantonando l’idea del profitto di una o più case farmaceutiche. Più che una corsa vorrei che ci fosse una sorta di “staffetta” senza casacche o bandiere politiche.

— Il vaccino russo è finanziato dal Fondo sovrano russo RFID, che negli anni ha attivato importanti collaborazioni istituzionali anche con l’Italia, pensa che queste relazioni possano in qualche modo “promuovere” l’acquisto o il test del vaccino da parte delle istituzioni italiane?

— I rapporti tra i nostri due paesi sono solidi e nel tempo hanno creato opportunità per le imprese. Il RDIF (Russian Direct Investment Fund), il fondo sovrano russo di recente, durante una visita di Conte ha sottoscritto con la Cassa Depositi e Prestiti un accordo per investire insieme 300 milioni di euro in società italiane che vogliono far crescere la propria attività in Russia.

Il vaccino russo può essere una opportunità, da imprenditore consiglierei alle istituzioni italiani ed europee di analizzarlo, prenderlo in considerazione. Su tanti temi abbiamo dimostrato capacità di collaborazione, è impensabile debellare questo virus a colpi di quarantena, lockdown o zone rosse. Da rappresentante di imprese e imprenditori, sono sicuro che moltissimi italiani vorrebbero già vaccinarsi con il vaccino russo. Non tanto per il paese che lo produce ma per il desiderio di mettersi in sicurezza, di garantire tranquillità e poter pianificare il futuro. Politicamente serve uno sforzo comune, senza preconcetti, per la salute pubblica.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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