04:16 29 Novembre 2020
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Sono circa 128mila i bar, i ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi chiusi nelle 6 regioni arancioni e rosse con una perdita di fatturato mensile di almeno 2,7 miliardi e un drammatico effetto a valanga sull'intera filiera per il mancato acquisto di alimenti e vino.

È quanto emerge da un'analisi della Coldiretti sulle conseguenze dell'entrata in vigore del nuovo Dpcm che spingere molti dipendenti dei settori dei Pubblici Esercizi a scendere in piazza.

La settimana scorsa quasi 200 persone su Ponte Vecchio a Firenze, con cartelli e striscioni, hanno partecipato alla manifestazione che dà il via alla “Marcia dei Ristoratori” che, a piedi, dal capoluogo toscano raggiungerà Roma il 13 novembre.

Pure i ristoratori della “zona gialla”, in cui rientra la regione Lazio, soffrono tantissimo per la chiusura anticipata alle 18. Sono costretti ad adattarsi ancora una volta alla nuova realtà facendo dei grandi sacrifici. Come stanno affrontando questa nuova sfida? E cosa fanno per sopravvivere? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Matteo Pavani, ristoratore e co-proprietario di Straforno.

— Matteo, come hai accolto l’ennesimo DPCM che riguarda la chiusura anticipata per ristoranti e bar romani? È stata una doccia fredda o eri psicologicamente pronto al secondo stop?

— È stata una doccia fredda perché mi aspettavo comunque di poter lavorare con un po’ di tranquillità, almeno con la chiusura a mezzanotte. Il primo sentimento, che ho provato quando ho sentito del decreto, è stato quello di umiliazione nel senso nobile della parola. Poi è arrivata la delusione e anche la rabbia.

Sono umiliato perché nel mio locale dal primo giorno fino ad oggi sono state rispettate tutte le indicazioni e protocolli sanitari: un censimento dei clienti all'ingresso, mantenimento delle distanze, sanificazione giornaliera degli ambienti, insomma abbiamo preso tutte le misure possibili e immaginabili, facendo dei grandissimi sacrifici. Abbiamo ridotto il nostro pubblico di 50%, abbiamo investito i nostri soldi e il nostro tempo. Secondo me, qualcuno deve controllare cosa fanno e cosa non fanno i ristoranti. Se un ristorante rispetta le misure introdotte, dovrebbe automaticamente avere il diritto di lavorare.  

— Per esprimere la tua posizione hai mai pensato di partecipare alle manifestazioni organizzati dai tuoi colleghi negli ultimi giorni? Secondo te, queste “rivolte” pacifiche possono incidere in maniera positiva sulla situazione che state vivendo?

— Io personalmente non ho partecipato alla manifestazione al Pantheon perché non potevo allontanarmi dal mio ristorante, però hanno partecipato tanti i miei amici, sia i giornalisti che i ristoratori. Io credo che siano delle iniziative utili che potrebbero migliorare la situazione, soprattutto perché si tratta di una manifestazione pacifica fatta nel rispetto delle leggi anti-Covid. Questo tipo di sit-in devono essere ascoltati perché ci sta un intero settore composto dai bar, ristoranti, pub e catering di grandi eventi che sta in ginocchio.

— Molti di voi avete mostrato la grande solidarietà nei confronti dei medici e delle infermiere, quando il Paese era gravemente colpito dal Covid in primavera. E adesso quando voi siete in difficoltà, cosa fa il governo per aiutarvi? Tu personalmente hai ricevuto qualche sostegno finanziario? 

— Noi come Straforno facciamo parte di una categoria che ha avuto dei piccoli benefici, gli incentivi statali che sono previsti dal Decreto Ristori. Ci hanno permesso di tirare un po’ avanti ma è una percentuale molto ridotta rispetto a quello che è il nostro fatturato. Questi aiuti non sono sufficienti per coprire le spese di un'azienda con tanti dipendenti, con l'affitto e le bollette da pagare. È una cosa piccola ma meglio di niente…

La categoria di ristoratori è stata molto attenta ai lavoratori sanitari. E noi nel nostro piccolo durante il primo lockdown abbiamo fatto delle consegne negli ospedali, facendo anche dei piccoli omaggi ai medici e gli infermieri che ordinavo da noi la cena.   

— Capisco che lavorare in queste condizioni sta diventando veramente dura. Avete elaborato qualche nuova strategia per non crollare? Per esempio in Russia i ristoratori italiani ricevono gli ospiti esclusivamente con modalità di self check-in grazie alla quale i locali rimangono aperti.

— Con i miei soci, mio padre e mio zio, ci siamo dati subito da fare attivando delle nuove iniziative. Abbiamo fatto partire un nuovo programma che in pratica prevede in apertura in mattina, un'ora prima, con la possibilità di venire a fare una colazione classica e non quella da bar. Facciamo un normale servizio di pranzo e pre-aperitivo con l’orario speciale dalle 15,00 alle 18,00. Dalle 18,00 alle 20,00 c’è invece l’aperitivo take away. E poi ci siamo attrezzati con il servizio di asporto, quindi i clienti vengono a ritirare gli ordini direttamente da noi, ma abbiamo anche un servizio molto importante – consegna a domicilio gratuita grazie alla quale riusciamo a coprire tutte le zone di Roma. Abbiamo un prodotto di alto livello per ciò che riguarda la pizza e burger, abbiamo studiato un impasto che riesce a durare anche nella lunga distanza e per tanto tempo. Questi cibi vengono trasportati con un cartone naturale che ha una consistenza studiata appositamente per coprire delle zone molto distanti.  E poi in più sabato e domenica facciamo un’apertura dalle 10:30 con un brunch all'americana.

— In questo periodo escono fuori tantissime iniziative che permettono ai ristoratori di andare avanti nonostante tutto. C'è, per esempio, una molto interessante che si chiama “cena più pernotto” lanciata dall’Hotel Forum Roma. Si tratta di un'offerta speciale: cena sul Roof Garden Restaurant con menù degustazione di 3 portate a scelta al costo di €90.00 per persona (bevande escluse) e camera inclusa”. Cosa ne pensi?

— Secondo me, è una buona iniziativa che innanzitutto è consentita dalla legge. E poi ognuno cerca di fare quello che può. Io penso che questo albergatore-ristoratore offre un grande servizio al proprio pubblico perché gli dà un omaggio in cambio di una cena. È quasi come fosse uno scambio di favori. Tutte le idee che escono in questo periodo servono proprio per sopravvivere dal punto di vista economico e lavorativo. 

— Due italiani su tre (64%) dichiarano di andare meno al ristorante rispetto al periodo precedente alla diffusione del Coronavirus. E i clienti permanenti di Sfraforno vi sostengono in questo periodo o preferiscono mangiare tra le mura domestiche?

— Il nostro locale esiste già da 6 anni, abbiamo un numero importante di clienti affezionati. E devo dire che sia durante il lockdown che in questo periodo di maggiore difficoltà ci sono stati vicini. Ci fanno sentire il loro volerci bene attraverso degli ordini venendo comunque al ristorante. Quando vengono a cena, ci fanno spesso delle domande e ci preoccupano per noi perché il Straforno non è un locale qualsiasi, ma è un ristorante a gestione famigliare che offre qualità e un grande servizio, ed è molto attento alle misure anti-Covid. Inoltre siamo un punto di riferimento per le persone del quartiere Nomentana-Talenti a Roma. Abbiamo creato un rapporto di amicizia con tanti clienti che ci dimostrano la loro solidarietà tutti i giorni. E questa situazione si ripete anche in tante altre realtà in tutta l'Italia.  

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Публикация от Straforno (@straforno_)

— Cosa succederà, a tuo avviso, dopo il 3 dicembre? Ti aspetti una proroga, visto i casi stanno comunque crescendo in modo esponenziale?

— Di carattere sono una persona molto positiva però non credo che dal 3 dicembre si tornerà la situazione di normalità o almeno come era fino a poche settimane fa. Non mi vorrei pronunciare però non credo che si rimetta tutto quanto in circolo come se nulla fosse. Speriamo si vada verso una normalità sanitaria e lavorativa il più velocemente possibile perché è l'unico modo per poter portare avanti una vita serena e tranquilla!

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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