15:52 28 Novembre 2020
Interviste
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Bandar al-Khurayef, ministro saudita dell’Industria e delle Risorse minerarie, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Sputnik in cui ha spiegato in che modo la pandemia di coronavirus ha aiutato l’industria saudita a raggiungere nuovi livelli di sviluppo.

— Un anno dopo la creazione del Ministero dell’Industria e delle Risorse minerarie, quali obiettivi del piano Saudi Vision 2030 sono già stati raggiunti o sono in fase iniziale di implementazione?

— Anzitutto, si ricordi che il settore dell’industria e dell’estrazione mineraria nel Regno dell’Arabia Saudita esiste e si sviluppa da circa 45 anni: è solo il nostro Ministero ad essere neonato. È importante concentrarsi su ciò che siamo riusciti a conseguire in un solo anno: abbiamo, infatti, continuato le attività di sviluppo e massimizzato i profitti.

È aumentato il numero di nuove aziende: il Ministero ha concesso 811 nuove licenze industriali tra agosto 2019 e agosto 2020 con un volume di investimenti pari a 13 miliardi e 200 milioni di riyal sauditi. Il numero delle aziende operanti nel settore nel medesimo periodo è cresciuto dell’8,6%. Queste sono le statistiche. Al momento ci muoviamo seguendo i piani annuali stabiliti a partire dagli obiettivi di Saudi Vision 2030. Non stiamo riscontrando alcuna criticità.

— Qual è stato l’impatto della pandemia sul comparto industriale? State vivendo una crisi?

— Alcuni settori dell’industria sono stati colpiti. Altri, invece, hanno cominciato a crescere. La pandemia ci ha aiutato a creare catene di distribuzione interne al Paese che non fossero necessariamente orientate all’import/export: senza una chiusura dei confini non ci saremmo riorientati così rapidamente verso l’economia nazionale. Oggi stiamo cercando di aiutare il più possibile i settori che hanno subito perdite.

— Quali misure sta adottando il Ministero per evitare che vengano sopportate ingenti perdite per via della pandemia?

— Abbiamo esteso gli aiuti finanziari destinati alle fabbriche dei settori più toccati dalle conseguenze della pandemia. Abbiamo incrementato piuttosto velocemente la capacità degli stabilimenti impegnati nella produzione di dispositivi di protezione individuale sin dall’inizio della pandemia. Anche le capacità degli stabilimenti produttivi di antisettici sono state oggetto di incremento e gli stabilimenti nel complesso sono raddoppiati in numero. Possiamo dire che la pandemia ha contribuito ad accelerare il ritmo di implementazione dei vostri piani di sviluppo dell’industria nazionale.

— L’Arabia Saudita presta particolare attenzione al settore estrattivo, alla legislazione e alle politiche ad esso legate. Perché questo è necessario e in che modo può essere descritto l’attuale sviluppo di questo comparto?

— Le regioni del Regno sono ricche di varie tipologie di risorse naturali. Il loro valore, secondo le stime, si attesta a circa 5.000 miliardi di riyal. Dunque, si prevede che entro il 2030 l’industria estrattiva diventi la terza fonte di entrate per il Paese. Proprio questo è il settore in cui vediamo il maggior potenziale di sviluppo economico. Pertanto, è giunto il momento di rivedere anche le norme che lo disciplinano in modo che le industrie che vi operano possano farlo nella maniera più efficiente possibile.

Di recente sono stati siglati 4 accordi con rilevanti player di mercato per lo svolgimento di attività di prospezione geologica e di mappatura dettagliata dell’area occidentale del Regno. I lavori in tal senso procedono nel migliore dei modi.

— A Suo avviso, quanto si può dire riuscito l’esperimento di sostituzione delle importazioni relativo ai prodotti industriali sauditi?

— La sostituzione delle importazioni è un progetto di rilevanza nazionale che prende le mosse dagli obiettivi del programma Saudi Vision 2030. Il Regno sta puntando sui prodotti interni non legati all’estrazione promuovendo infatti altri settori. Va detto che siamo riusciti a far preferire ai cittadini i prodotti nazionali dell’industria leggera. L’obiettivo in tal senso è promuovere i prodotti made in Arabia a livello regionale e poi sui mercati globali.

— Lei ha dichiarato che le opportunità di investimento nel settore industriale saudita sono assai elevate. Ce ne può gentilmente parlare più nel dettaglio?

— Il nostro principale obiettivo è rendere il settore industriale uno dei comparti prioritari per gli investitori. Stiamo conseguendo questo risultato rendendo compatibilità le prospettive di sviluppo e promuovendo l’armonizzazione della legislazione. Lo Stato sta adottando tutte le misure necessarie per un ambiente favorevole agli investimenti, attirare capitali e promuovere i meccanismi di crescita economica nel settore.

— L’Arabia Saudita vuole diventare l’hub industriale della regione del Golfo Persico. Cosa serve ancora al Regno per conseguire questo obiettivo?

— Considerato che l’Arabia Saudita è una delle più forti economie del mondo facendo parte del G20, il potenziale ad oggi in essere è sufficiente per raggiungere quest’obiettivo. Vantiamo una percentuale ingente di giovani lavoratori, molti dei quali sono pronti ad operare nei settori dell’innovazione e dell’industria. Dunque, le prospettive del Regno in tal senso sono molto serie. Il nostro Ministero sta tentando di portare a termine questi progetti nella maniera più efficiente possibile. Gli obiettivi fissati dal piano Saudi Vision 2030 ci faranno fare un salto di qualità.

— Ultimamente si parla molto della cosiddetta quarta rivoluzione industriale. Come intende porsi il Regno in merito?

— Chiaramente anche noi stiamo lavorando con le soluzioni e le tecniche di quarta generazione: per incrementare la produttività e la competitività, nonché per automatizzare le attività e creare posti di lavoro altamente qualificati che potranno attirare anche cittadini stranieri. Gli investimenti nelle PMI consentiranno di applicare anche in queste aziende le ultime soluzioni tecnologiche. Inoltre, la localizzazione di settori industriali strategici, la digitalizzazione delle attività produttive e lo sviluppo dell’economia digitale sono tra gli obiettivi cardine del piano Saudi Vision 2030. Dunque, non potremmo ignorare la quarta rivoluzione industriale.

— Alla luce della perdurante pandemia di coronavirus, in che modo intendete supportare imprenditori e investitori?

— L’Arabia Saudita è uno dei Paesi che è stato meno colpito economicamente dalla pandemia. Abbiamo messo in campo diverse iniziative destinate ai progetti in essere per, tra l’altro, sostenere finanziariamente il circolante. Questo consente di supportare sia gli imprenditori sia gli investitori. Inoltre, i settori produttivi alimentare, farmaceutico e medico hanno dimostrato di essere altamente efficienti e di saper soddisfare le esigenze della popolazione senza bisogno di ulteriori aiuti. La pandemia è stata un’occasione di sviluppo e crescita e non posso che rallegrarmene.

— In che modo la localizzazione delle attività produttive dovrà portare beneficio alla economia nazionale?

— Oggi il Ministero sta lavorando per sensibilizzare e incrementare la fiducia verso i prodotti locali e le imprese del territorio. Questi sforzi stanno sortendo risultati positivi. Il processo di localizzazione di diversi settori industriali è per noi l’obiettivo principale entro il 2030. Orientarsi verso il consumo interno e promuovere il prodotto locale ridurrà anzitutto la dipendenza da fattori esterni e poi garantirà una crescita dell’economia nazionale senza l’ingerenza di terzi.

— Il Regno prevede di utilizzare l’intelligenza artificiale nell’industria?

— Ovviamente il comparto industriale è uno dei più promettenti per l’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale e stiamo lavorando in tal senso. L’Arabia Saudita prevede di diventare un hub per lo sviluppo di innovazioni legate all’intelligenza artificiale nei prossimi anni. Inoltre, è stato messo a punto un complesso piano di utilizzo delle tecnologie basate su IA in vari settori produttivi nazionali. Stiamo sostenendo il più possibile le società che sono già pronte a introdurre queste tecnologie nelle loro attività.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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