18:36 28 Novembre 2020
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“Per la crisi ha deciso di farla finita”, purtroppo è una frase che si sente dire sempre più spesso. Le persone che si tolgono la vita in questo periodo di crisi economica dovuto al Coronavirus sono vittime silenziose di cui si parla poco. Gli esperti lanciano l’allarme sull’impennata di suicidi e di violenze intra famigliari.

Il suicidio è praticamente un tabù, ma in questo periodo di crisi economica dovuto alla pandemia è quanto mai importante parlarne per fare prevenzione. Aumentano i suicidi, la metà dei quali sono dovuti a difficoltà economiche. Durante i mesi di lockdown e nella successiva fase due è cresciuto anche il numero di violenze subite fra le mura domestiche.

Isolamento, distanziamento, ansia, timore di contagiarsi e contagiare i propri cari, bombardamento costante di notizie mortifere, ma soprattutto crisi economica. Il periodo che stiamo vivendo mette a dura prova la psiche delle persone, cogliere i campanelli di allarme diventa di vitale importanza.

“Il fenomeno del suicidio in Italia viene sottovalutato. Il picco dei suicidi per motivi economici deve ancora arrivare”, ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia Stefano Callipo, presidente Osservatorio Violenza e Suicidio, psicoterapeuta, psicologo clinico e giuridico.

- Stefano Callipo, in questo periodo di crisi legata al Coronavirus che cosa dicono i numeri sui suicidi in Italia?

- In Italia si verificano 4 mila suicidi all’anno costituendo la seconda causa di morte tra i giovani. Nell’anno del Coronavirus c’è stata un’impennata di suicidi molto preoccupante che noi abbiamo registrato come Osservatorio Violenza e Suicidio su tutto il territorio italiano attraverso le nostre sedi regionali.

Sembra che da marzo oggi siano oltre 70 i suicidi avvenuti, ma la cosa più preoccupante è che più della metà è data da un fattore economico. La causa principale di gran parte dei suicidi legati al Covid è la crisi economica, ma soprattutto il sovra indebitamento, sia per quanto riguarda i giovani imprenditori sia le famiglie.

Ovviamente i dati che hanno a che fare con il suicidio hanno un valore relativo, è difficile censire questi casi, perché esistono i suicidi dissimulati e i tentativi di suicidio. Il fenomeno è molto più grande rispetto ai numeri che noi leggiamo nei giornali.

- Quali sono le maggiori paure nel periodo Covid: non tanto la crisi sanitaria quanto la mancanza di vedere un futuro?

- Noi con il Covid abbiamo avuto uno stravolgimento delle nostre abitudini quotidiane, questo ha creato un impatto sulla nostra mente molto forte. Una parte di cittadini che vivevano delle fragilità hanno vissuto la fase pandemica con danni maggiori. Per chi soffriva già di forme di depressione queste forme oggi sono esacerbate. Una delle cause del malessere mentale è dovuta alla paura di contagiarsi e contagiare i propri cari. Vi è stato inoltre un rallentamento delle relazioni sociali, questo ha un impatto molto forte sulla nostra mente.

Oggi il modo di relazionarsi è cambiato, questo ci pone in una condizione di isolamento maggiore rispetto a prima.

I sintomi che abbiamo riscontrato sono riconducibili alle forme depressive: sintomi di ansia generalizzata, fobie, disturbi ossessivi compulsivi, ma anche disturbi da stress post traumatico. Teniamo conto che esiste anche una pandemia di informazioni, noi siamo quotidianamente bombardati da notizie in modo continuativo, questo non fa che accrescere la nostra ansia.

- In questo periodo aumentano anche le violenze domestiche? Un possibile lockdown peggiorerebbe la situazione di molte donne e bambini che subiscono violenze?

Stefano Callipo
© Foto
Stefano Callipo

- Purtroppo sì, nel periodo del lockdown, ma anche nella fase successiva abbiamo assistito ad un picco di violenze intra famigliari, questo perché carnefici e vittime dovevano convivere sotto lo stesso tetto. All’aumento di violenze intra famigliari però non ha corrisposto un aumento di denunce, perché è difficile denunciare una persona che vive sotto lo stesso tetto. I minori hanno dovuto assistere ad una violenza, e quando un minore assiste ad una violenza fra genitori i danni che subisce possono essere indicibili e percepirsi a distanza di molto tempo.

- Possiamo dire secondo lei che l’aspetto psicologico di questo periodo è stato sottovalutato? Si tratta di morti silenziose nel caso di chi si è suicidato?

- In Italia purtroppo esiste un tabù sul suicidio, si ha paura di parlarne per il timore che parlarne possa indurre le persone a suicidarsi. In realtà non è così, parlare di suicidio significa fare prevenzione. Sono morti silenziose, perché laddove avvengono non se ne parla, la notizia viene data solo se appartiene ad un fatto eclatante. Sono tantissime le persone che si suicidano nel silenzio.

Durante il periodo del lockdown l’Osservatorio Violenza e Suicidio ha analizzato un campione di 1500 italiani dal Piemonte alla Sicilia per capire come vivessero le persone quel momento di restrizione. Abbiamo visto che:

  • oltre il 26% ammetteva in maniera esplicita di vivere questa fase con forte preoccupazione,
  • il 10% con frustrazione,
  • il 5% con ansia,
  • il 3% con angoscia.

I sentimenti dominanti in quel periodo erano:

  • il 33% la preoccupazione,
  • il 13% il senso di impotenza,
  • la tristezza l’8%,
  • l’ansia il 7%,
  • il senso dell’oppressione il 6%,
  • la solitudine il 5%.
  • Quasi il 3% ha avuto pensieri suicidali.
Il fenomeno del suicidio in Italia viene sottovalutato. Il picco dei suicidi per motivi economici deve ancora arrivare.

- Sul territorio è presente una rete di aiuto psicologico sufficiente? Per aiutare tutte queste persone che cosa bisogna fare?

- Innanzitutto bisogna cogliere i campanelli di allarme. Le persone che hanno degli impulsi suicidari tendono ad isolarsi, a dire che la vogliono fare finita con la sofferenza. Chi pensa al suicidio non cerca la morte, ma fugge dalla vita, da un dolore mentale troppo forte. Bisogna saper chiedere aiuto, rivolgersi ad un professionista. Io capisco che è anche difficile per chi ha un dolore mentale molto forte chiedere aiuto, allora ecco che noi tutti abbiamo una grande responsabilità: cogliere i segnali di allarme e chiedere noi aiuto.

Questo riguarda anche le violenze subite, si ha paura di denunciare, però la cosa importante è parlarne con qualcuno, con un un amico, con un collega. Parlare è uno strumento importantissimo. Bisogna puntare sulla prevenzione, il fenomeno della violenza e del suicidio sono altamente correlati, su questo si parla, ma si fa troppo poco.

Esistono centinaia di associazioni in difesa dalla violenza sulla donna e sull’individuo, però gli strumenti a disposizione sono pochi. Noi come Osservatorio stiamo dando il nostro piccolo contributo per far fronte al rischio suicidario e per la prevenzione della violenza.

Ho scritto a tal riguardo pochi mesi fa il libro “Il suicidio” (Franco Angeli Editore) dove raccolgo gli strumenti utili per comprendere questo fenomeno e per cogliere in tempo i campanelli di allarme.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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