17:47 25 Novembre 2020
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Lo stop all'attività produttiva della fabbrica partenopea non ha posto fine alle lotte dei lavoratori Whirlpool, che martedì mattina hanno occupato la stazione di Napoli, per chiedere al governo di prendersi carico della continuità produttiva.

Lo stabilimento della Whirlpool ha cessato la propria attività il 31 ottobre, non mantenendo gli impegni presi con il governo e causando la perdita di circa 1000 posti di lavoro nell'area orientale di Napoli, un territorio eroso dalla desertificazione industriale, in preda al degrado e alla camorra.

La lotta degli operai, però, non cessa e le mobilitazioni continuano in vista di uno sciopero generale organizzato dai sindacati il prossimo 5 novembre. Oggi, dopo un'assemblea davanti ai cancelli, i lavoratori hanno occupato la stazione centrale dei treni, causando disagi tra i viaggiatori.

Sputnik Italia ha raggiunto Giuliano Granato, attivista di Potere al Popolo e candidato alla presidenza della Campania alle scorse regionali, che dai suoi canali social ha documento la protesta e le rivendicazioni dei lavoratori.

— Oggi gli operai della Whirlpool hanno occupato la stazione ferroviaria di Napoli, cos'è successo esattamente?

— Gli operai si sono ritrovati davanti alla fabbrica e dopo una velocissima assemblea si è deciso di muoversi in corteo sino alla stazione centrale, attraversando l'area orientale della città. Abbiamo trovato dei blocchi di polizia alla stazione di Napoli Gianturco e siamo arrivati a Napoli Centrale, dove gli operai hanno forzato un paio di ingressi e poi si sono riversati all'interno e hanno occupato una parte della stazione, causando una serie di ritardi ai treni in arrivo e partenza. Si è rimasti lì per un'ora e mezza circa e poi il corteo si è diretto al Centro Direzionale, dove c'è la Palazzo del consiglio regionale e una delegazione di lavoratori è stata ricevuta dall'assessore al Lavoro.

— Questo forse è stato il culmine di una serie di mobilitazioni dei lavoratori Whirlpool. Dal 31 ottobre, giorno della cessazione dell'attività, cos'è successo?

— Il 31 c'è stata un'assemblea a cui hanno partecipato anche lavoratori di altre aziende come Dema e Leonardo, il sindaco di Napoli, assessori regionali, parlamentari e alcune forze sociali e politiche. Ci siamo dati appuntamento per stamattina per questa assemblea in fabbrica e nel frattempo c'è preparazione lo sciopero generale cittadino di CGIL CISL e UIL qua a Napoli.

Il momento di oggi è particolarmente importante per due motivi. Primo, perché mostra che gli operai non si sono arresi nonostante le linee siano ferme e questa continuità nella lotta non era affatto scontata. Poi perché sta venendo alla luce un po' di insofferenza nei confronti del governo, per questo la decisione di occupare la stazione non è da sottovalutare, è l'azione più forte da 18 mesi a questa parte.

— Dopo l'incontro con Conte, qual è adesso la percezione degli operai?

— La novità adesso è che se l'azienda è considerata il nemico, c'è stata una rottura delle tolleranze morali nei confronti del governo, che è considerato un traditore, perché ha promesso molto ma non ha mantenuto nulla.

Gli operai hanno avuto speranza fino all'ultimo momento, fino a quando hanno provato a coinvolgere Conte, pensando che il primo ministro avesse più forza. Ma una volta che Conte ha parlato con all'amministratore delegato della Whirlpool negli Stati Uniti e ha solo potuto prendere atto della decisione dell'azienda di chiudere, si è rotta la fiducia degli operai.

— Gli operai si sentono abbandonati dalla politica?

— La forza politica più sotto attacco è probabilmente il MoVimento 5 Stelle che nel 2018 ha preso tantissimi voti tra gli operai e che oggi viene additata come la forza politica completamente sparita dalla scena.

— Che soluzioni chiedono al governo?

Che il governo faccia rispettare l'accordo del 2018, che prevede che Whirlpool rimanga a produrre lavatrici a Napoli. Nel caso in cui non si possa fare restare la multinazionale in Italia, chiedono che il governo si faccia carico della continuità produttiva nel sito di Napoli, anche attraverso la nazionalizzazione.

— E' una strada percorribile?

— Noi come Ex Opg – Potere al Popolo esattamente un anno fa, abbiamo organizzato un incontro con Paolo Maddalena, giudice emerito della Corte Costituzionale, e con l'economista Emiliano Brancaccio, che da un punto del diritto e dei meccanismi economici mostravano come la strada della nazionalizzazione fosse percorribile. Quello che manca non è tanto l'appiglio da un punto di vista normativo, quanto la volontà politica.

— Gli operai sono disposti a percorrere altre strade, come la riconversione privato o quella delle cooperative?

— Al momento no, c'è una contrarietà alla riconversione privato, l'obiettivo è quello di continuare a produrre lavatrici. In particolare non si ha fiducia in questa ipotesi, perché i precedenti casi di riconversione, come quello di Termini Imerese, Ex Embraco, Ex Iribus, si sono rivelati dei fallimenti. La possibilità che gli operai facciano una cooperativa, invece, non è stata presa in considerazione, se non in discussioni a latere.

fornita da Antonio Donnarumma

— Una delle parole d'ordine che si è sentita in questi giorni è che la vertenza Whirlpool è una battaglia di tutti. Per quale ragione?

— Di fatto quella della Whirlpool oggi è "la vertenza" sul fronte del lavoro in Italia. Se l'azienda dovesse riuscire a spuntarla e chiudere senza colpo ferire lo stabilimento di Napoli, crollerebbe un argine e qualsiasi azienda, multinazionale e non, si sentirebbe più forte qualora volesse avviare dei processi simili di chiusura, di ridimensionamento, stracciando gli accordi con lo Stato.

Se invece al contrario dovessero riuscire riuscire a vincere lavoratori che aprirebbe invece una stagione in cui i lavoratori anche di altre realtà avrebbero più forza.

E poi c'è la questione dello Stato, perché dall'inizio i governi tutti e due del M5S, prima quello con la Lega e poi quello con il PD, hanno puntato molto sulla centralità della sovranità nazionale in questa vertenza.

Poiché il governo stesso ha alzato la posta in gioco, nel momento in cui vince la Whirlpool è uno schiaffo alla capacità di un paese che tuttora si vanta di essere settima-ottava economia industriale del pianeta, e uno schiaffo del genere significa che lo Stato conta veramente poco e quindi qualsiasi altro attore può fare più o meno lo stesso che lo sta facendo la Whirlpool.

  • Whirlpool, la battaglia dei lavoratori continua
    Whirlpool, la battaglia dei lavoratori continua
    © Foto : Giuliano Granato
  • Whirlpool, la battaglia dei lavoratori continua
    Whirlpool, la battaglia dei lavoratori continua
    © Foto : Giuliano Granato
  • La protesta alla stazione ferroviaria di Napoli contro la chiusura della Whirlpool di Napoli
    La protesta alla stazione ferroviaria di Napoli contro la chiusura della Whirlpool di Napoli
    © Foto : Fiom-Cgil
  • La protesta alla stazione ferroviaria di Napoli contro la chiusura della Whirlpool di Napoli
    La protesta alla stazione ferroviaria di Napoli contro la chiusura della Whirlpool di Napoli
    © Foto : Fiom-Cgil
  • Whirlpool, la battaglia dei lavoratori continua
    Whirlpool, la battaglia dei lavoratori continua
    © Foto : Giuliano Granato
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© Foto : Giuliano Granato
Whirlpool, la battaglia dei lavoratori continua

La posta in gioco  diventa anche una questione di dignità nazionale, di capacità dello Stato di far valere la propria forza nei confronti di attori privati.

— In questi ultimi 10 giorni sono andate in scena a Napoli le proteste contro il Dpcm di esercenti e partite IVA. E' possibile che queste categorie diano la propria solidarietà di classe ai lavoratori Whirlpool e che le due proteste si uniscano?

— La questione è che c'è una doppia diffidenza, nel senso che la composizione di queste piazze che sono scese in protesta contro le restrizioni è talmente variegata che non emerge una posizione chiara nei confronti del lavoro dipendente e nello specifico di questa vertenza. 

Noi che come Potere al Popolo siamo stati parte sia della battaglia della Whirlpool che delle piazze di questi giorni e stiamo provando a costruire un dialogo perché, se è vero che tra i manifestanti ci sono tanti settori con interessi particolaristi, ci sono altre categorie, penso ai baristi, lavoratori in nero,  invece avrebbero tutto l'interesse a portare avanti una battaglia uno che non è soltanto sulla difesa dei posti di lavoro, ma è sulla protezione del nostro popolo, delle fasce popolari della nostra gente in un periodo di pandemia.

Io non credo che le probabilità che questo avvenga non siano particolarmente alte, anche perché le piazze si stanno iniziando a svuotare di lavoratori, lasciando gli elementi più retrivi, ma proveremo a creare dei canali di dialogo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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