03:47 28 Novembre 2020
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Secondo il direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani, intervistato da Sputnik Italia, gli islamisti stanno approfittando della debolezza dell'Europa alle prese con il Covid, la crisi economica e l'immigrazione incontrollata. E avverte: "L'Isis* sta tornando operativo in Iraq e in Siria grazie al ritiro delle truppe Nato e Usa".

“L’Europa alle prese con il virus, la crisi economica e l’immigrazione incontrollata, mostra tutta la sua debolezza e i terroristi ne approfittano seminando il panico nelle nostre città”. Così Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, commenta con Sputnik Italia, l’assalto jihadista che ieri sera ha sconvolto il centro di Vienna

— Quattro attacchi in Europa nel giro di due mesi, siamo di nuovo sotto tiro? 

— L’Occidente è sotto attacco dall’11 settembre del 2001. Siamo noi che in questi mesi abbiamo discusso soltanto del Covid dimenticandoci del terrorismo islamico. Gli ultimi dati pubblicati dal ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, parlano chiaro: dal 2013 ad oggi in Francia sono stati sventati ben 61 attentati, 32 di questi soltanto in tre anni, dal 2017. L’ultimo attacco “su vasta scala” è stato evitato soltanto lo scorso gennaio.  

— Quindi i jihadisti stanno semplicemente approfittando del caos prodotto dalla pandemia? 

— Sicuramente la nostra debolezza in questa fase viene percepita dal nemico. Per difenderci dal virus stiamo distruggendo le nostre economie, chiudiamo in casa i nostri cittadini e limitiamo la nostra capacità politica, senza contare che a causa del Covid molti Stati, tra cui l’Italia, stanno richiamando i propri militari schierati sui fronti più caldi, come ad esempio quello iracheno. 

— Questo rischia di avvantaggiare il terrorismo internazionale? 

— Di fatto è così. In Afghanistan, dove le truppe statunitensi e la Nato stanno completando il ritiro, i talebani sono all’offensiva. Idem nel nord dell’Iraq e della Siria, dove la presenza delle istituzioni locali è più debole e l’Isis, che era stato sconfitto sul terreno, sta tornando operativo militarmente. Si parla di almeno 10mila combattenti attivi in quelle zone. E certamente la presenza sempre minore di Nato e Stati Uniti viene percepita come un’ulteriore debolezza.  

— Il terrorista che ha colpito a Vienna era noto agli 007 austriaci, cosa non ha funzionato nel prevenire un attacco come quello di ieri? 

— È evidente che in molti Paesi europei bisogna applicare dei correttivi alla strategia contro il terrorismo e il radicalismo islamico. Basti pensare che il terrorista ucciso ieri a Vienna doveva essere in galera, ad aprile lo avevano condannato a 22 mesi, ma dopo sei mesi di reclusione, a dicembre, l’hanno liberato. Anche in Francia stanno per uscire dal carcere 500 jihadisti e almeno 700 soggetti finiti dietro le sbarre per reati comuni che si sono radicalizzati durante il periodo di detenzione. Certamente, in questo senso, bisogna correggere la rotta, occorrono pene più severe, altrimenti il rischio è che tra qualche mese queste persone possano essere nelle condizioni di colpirci di nuovo.

— Cosa dovrebbero fare i governi e gli apparati di sicurezza? 

— Innanzitutto affrontare il problema del radicalismo islamico in Europa. Il terrorismo è l’aspetto più evidente di questa problematica. La Francia è il Paese che più di tutti vive questo dramma, tanto che il presidente Emmanuel Macron parla di “separatismo”. Nelle città francesi ci sono intere aree urbane fuori controllo gestite da frange radicali che si riconoscono nella Sharia invece che nella legge dello Stato. Questo è quello che tutta Europa è destinata ad affrontare fra una decina d’anni, a seconda dei Paesi.  

— Il tunisino che ha ucciso tre persone nella basilica di Notre-Dame a Nizza era sbarcato lo scorso settembre a Lampedusa, i flussi migratori incontrollati rappresentano un problema di sicurezza? 

— L’integrazione dei musulmani è un problema e lo è anche l’immigrazione illegale. Non si può concedere a chiunque di restare in Italia, servono respingimenti, non si può accogliere chiunque arrivi in maniera incontrollata.

— Quanto rischia l’Italia in questa fase?

— Gli ultimi rapporti dei servizi segreti confermano che in Italia il pericolo legato al terrorismo islamico continua ed esistere, come dimostrano gli attacchi sventati sul nostro territorio. C’è chi afferma che il nostro Paese è considerato un territorio di passaggio e per questo non si ha interesse a colpirlo, ma nessuno può dirsi fuori pericolo.

— Come possiamo difenderci da nuovi attacchi? 

— L’Europa deve arginare l’immigrazione incontrollata e l’estremismo islamico con pene più severe, visto che non riusciamo neppure a tenere gli estremisti in galera. È intollerabile che nelle città europee ci siano imam che mettano in discussione il nostro stile di vita, la legge deve essere uguale per tutti. Non dobbiamo fare l’errore di continuare a lascar che si radichi l’estremismo che crea un terreno fertile per gli aspiranti jihadisti. 

— Pensa che le tensioni delle scorse settimane fra l’Occidente e il mondo musulmano sulla scia del confronto tra Erdogan e Macron possano aver provocato in qualche modo questa nuova ondata di terrore? 

— La Turchia non c’entra con gli attentati di questi giorni, non esistono mandanti turchi. Non dimentichiamo che il governo turco ha avuto grossi problemi con lo Stato Islamico. Erdogan però attacca l’Europa con un obiettivo politico e strategico: sfrutta le vignette su Charlie Hebdo per imporci di accettare la rinuncia progressive alle nostre libertà, come quella di opinione e di stampa, nel nome di principi islamici che nulla hanno a che fare con lo Stato di diritto e laico. Inoltre l’espansionismo di Erdogan usa i migranti come arma di ricatto su due fronti, quello libico, dove ha allargato la sua influenza, e quello dell’Egeo. E non dimentichiamo che ci riesce soltanto grazie al fatto che l’Europa sta a guardare, visto che da sola la Turchia non avrebbe il potenziale, soprattutto economico, per ricoprire il ruolo di “potenza”. 

*Isis è un'organizzazione terroristica vietata in Russia e molti altri paesi

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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