08:04 02 Dicembre 2020
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L’Europa non è colpita solamente dal Covid, il terrorismo islamico sparge sangue sulle strade di Parigi, Nizza e Vienna. Mentre l’Italia riapre i porti agli immigrati, fra cui anche dei terroristi, l’Europa incapace di gestire l’immigrazione è ufficialmente sotto attacco.

Nizza, Avignone e ora Vienna: il terrorismo islamico dilaga in Europa. L’ennesimo attentato, l’ultimo di una serie di orribili stragi, ha sconvolto la capitale austriaca provocando almeno 5 morti, decine di feriti. E' importante ricordare che l’autore dell’attentato a Nizza è sbarcato a Lampedusa prima di raggiungere la Francia e sgozzare tre persone.

L’Europa che fa dell’accoglienza uno dei valori più importanti si è ritrovata debole e disunita sul fronte dell’immigrazione. Evidentemente è giunto il momento di cambiare regole in materia migratoria, eseguire più controlli ai confini e gestire i flussi e l’accoglienza cooperando fra i Paesi europei. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Carlo Biffani, esperto di sicurezza e antiterrorismo, autore del manuale “Come difendersi da un attacco terroristico”.

— Da Nizza a Vienna. Carlo Biffani, dietro agli ultimi attentati lei vede un’unica regia?

— Ognuno ha da rivendicare la propria agenda. Il presidente Erdogan ha determinati obiettivi, così come ha altri obiettivi al-Qaeda* o quel che ne rimane; lo stesso discorso vale per Daesh*. Parlare di un’unica regia, soprattutto laddove il movimento maggiormente coinvolto sembra quello dello Stato islamico, credo sia abbastanza complesso visto che non si tratta più di una realtà verticistica. Non c’è una figura che decida modi, strategia e tattica.

— I terroristi possono colpire in qualsiasi momento e luogo l’Europa. Secondo lei i Paesi europei stanno cooperando abbastanza per fronteggiare un nemico comune, il terrorismo islamista?

Ministro degli Interni dell'Italia Luciana Lamorgese
© AP Photo / Jonathan Borg
— Una cosa mi ha molto colpito, una notizia risalente alle ultime ore: il ministro degli Interni austriaco ha pubblicamente dichiarato che unità delle forze speciali dei Paesi confinanti stanno collaborando all’interno del territorio austriaco nella cattura dei protagonisti di questa terribile azione. Se così fosse, e non ho motivi di ritenere che il ministro austriaco dichiari qualcosa di mendace, si tratterebbe della prima collaborazione concreta, addirittura con operatori di forza armata all’interno di uno Stato diverso dal proprio. Questo è certamente un segnale di cooperazione, credo che sia determinante il fatto di lavorare insieme. Ricordiamoci però che le informazioni di intelligence raramente vengono condivise perché contribuiscono a creare il patrimonio strategico della nazione che le detiene.

— Che i terroristi possano arrivare in mezzo agli immigrati sui barconi in Italia è un fatto appurato; è anche il caso del terrorista di Nizza. Immigrazione irregolare e terrorismo sono legati. Ci saranno secondo lei delle politiche prese in merito? Verranno effettuati più controlli sugli sbarchi in Sicilia?

— È chiaro a tutti: questo non può essere soltanto un problema italiano, non possiamo farci carico di ricevere ed assistere. È auspicabile che cambino le attitudini e i registri da questo punto di vista. Più si ragiona sul fatto che questi episodi possono creare problemi direttamente all’interno dei propri confini più ci sarà una maggiore sensibilità nel provare ad affrontarli.

— Quali sono le maggiori differenze fra la situazione in Italia e in Francia per quanto riguarda possibili attentati terroristici?

— Un elemento catalizzante dal punto di vista del rischio è quello della presenza sul territorio francese di figli di immigrati di seconda e terza generazione. In Francia c’è il problema dei giovani di 16, 18, 20, 24 anni che sono figli di immigrati regolarizzati 20 anni fa, i quali poi per una serie di errori nelle politiche di integrazione e di interazione con il mondo del lavoro sono stati marginalizzati all’interno di realtà che non davano loro nessuna possibilità. Daesh è stata molto brava ad intercettare queste istanze e a renderle appetibili soprattutto trasformandole in una affiliazione fattiva rispetto al movimento terroristico.

— L’Italia facendo da “ponte” a possibili terroristi si salva dagli attentati? Si può trattare di due fattori collegati?

— Esistono tante teorie in merito. Secondo il mio punto di vista personale è che non vi è una regola buona per tutto. Se guardiamo ai fatti sono agli atti i processi intentati contro soggetti che si proponevano di attaccare obiettivi in Italia. Secondo questo dato non vale il principio che non siamo attaccati essendo il primo punto di entrata rispetto ad altri obiettivi europei. È anche vero che abbiamo un’intelligence molto brava, abbiamo forze di polizia capaci e soprattutto ci sono probabilmente interessi tali per cui le persone che hanno pensato di colpirci in un modo o nell’altro sono stati intercettati.

— Lei ha scritto il manuale “Come difendersi da un attacco terroristico”. Quali sono i suggerimenti principali: come agire se ci si trova in mezzo ad un attentato?

— Un passaggio essenziale è immaginare quello che potrebbe accadere e come dovremmo comportarci. Immaginare ci mette nella condizione di elaborare strategie più o meno adatte.

Bisogna identificare sempre la propria posizione rispetto alle vie d’uscita e ai possibili nascondigli. Dobbiamo tenere sempre il telefono in tasca, non perderlo. Bisogna osservare ed avere un atteggiamento proattivo con quello che ci circonda.

*gruppi terroristici vietati in Russia e molti altri paesi

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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