02:16 04 Dicembre 2020
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Arrivano le nuove misure anti Covid per il mondo della scuola. Con il nuovo dpcm che il presidente del Consiglio dovrebbe firmare nelle prossime ore sarà l'obbligo per la scuola secondaria di secondo grado di passare al 100% della didattica a distanza (DAD).

In questo modo, i mezzi di trasporto dovrebbero avere più posti a disposizione, dato che la maggior parte sono occupati proprio dagli studenti “Speriamo possa essere una misura temporanea”, ha detto il premier Conte anticipando i contenuti del documento.

Chiudere la scuola è il modo giusto di affrontare la pandemia? Che effetto potrebbero avere le nuove restrizioni sugli alunni e sugli insegnanti? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Gianluca Marletta, Insegnante di Lettere presso Scuola Media e scrittore.

— Gianluca, secondo alcuni esperti, i focolai nelle scuole sono molto limitati perché l'ambiente è controllato e sono seguiti i protocolli rigidi. Infatti molti Paesi europei hanno scelto di mantenere le scuole aperte. Che decisione aspetti dal governo italiano? La scuola rimarrà la “priorità assoluta”, come si diceva all'inizio dell'anno scolastico oppure con l'aumento dei casi la didattica in presenza è a rischio?

— A mio parere, le promesse e gli auspici del governo italiano lasciano letteralmente il tempo che trovano. E per molte ragioni. In primo luogo, c’è da dire che in tutti questi mesi il Ministero non ha fatto pressoché nulla per assicurare che la scuola possa realmente andare avanti. Oltre alla strombazzata scelta di spendere soldi per i cosiddetti banchi a rotelle – decisione senza senso sia a livello di praticità che a livello didattico – il Ministero ha semplicemente ignorato altre soluzioni – quali, ad esempio, la possibilità di spostare alcune classi nei locali delle parrocchie, di aumentare i mezzi pubblici, ecc.

Di fatto, la responsabilità di tutta la gestione è stata scaricata sui Dirigenti scolastici che si sono trovati a dover gestire da soli …l’ingestibile.

Inoltre, con la regola generale – che però non è univoca, perché varia a seconda dell'interpretazione delle singole ASL e dei singoli Dirigenti scolastici – la quale prevede dai 10 ai 14 giorni di quarantena per tutti gli alunni e per tutto il corpo docente qualora in una classe vi sia anche solo un caso sospetto di Covid (ma allora, a che servono le mascherine in classe e il distanziamento?) la chiusura sarà automatica appena arriveranno le normali influenze stagionali, che getteranno nel panico e nell’ingestibilità gli Istituti.

Da parte del Governo, in ultima analisi, non vi è stata altro che propaganda.  

— Per adesso si parla solo della DAD per le scuole di secondo grado. Quali conseguenze potrebbe avere la chiusura totale per alunni non solo dal punto di vista del percorso scolastico ma anche da quello psicologico?

— Il primo impatto della chiusura della scorsa primavera è stato psicologicamente enorme per la maggior parte degli alunni; ma anche la riapertura – gestita nella maniera che abbiamo visto – non è stata meno traumatizzante. Essere calati in una realtà inedita e inquietante, immersi in un clima univocamente terroristico che – quasi sempre - non lascia spazio a nessuna analisi critica della situazione, essere sottoposti a regole non di rado grottesche e di dubbio valore sanitario – quali il divieto di poter scambiare anche solo un quaderno o un libro con i compagni – hanno accentuato l'impatto negativo dei mesi precedenti.

Una possibile, nuova chiusura, di fatto, avrebbe conseguenze difficilmente calcolabili per i ragazzi, anche solo a livello di socializzazione.  

— Secondo uno studio realizzato a settembre, gli insegnanti della scuola pubblica hanno dichiarato la loro preferenza per la didattica mista (51% contro il 36% degli insegnanti della scuola privata), mentre quelli della scuola privata propendono per le lezioni in presenza (55% contro 42). E tu cosa ne pensi?

— Farei una premessa: a mio parere, la Didattica a Distanza (DAD) potrà forse essere considerata come una “toppa” in un periodo di crisi ma è davvero difficile definirla realmente come “didattica”. Se sarà necessario farla, la si farà, ma in nessun modo può essere intesa come un sostituto dell’insegnamento “normale”.

I limiti della DAD sono evidenti: assenza di quegli elementi di presenza umana che sono fondamentali nella trasmissione di qualsiasi insegnamento, annientamento della socialità, accentuazione parossistica di quella vera e propria dipendenza dalla realtà virtuale che affligge ormai tutte le fasce d’età ma soprattutto i più giovani. In ultimo ma non per importanza, in che modo i genitori dei bambini più piccoli potranno continuare ad andare al lavoro dovendo rimanere a casa coi propri figli? E come si può pretendere che milioni di persone rinuncino al lavoro proprio in un periodo in cui moltissimi rischiano di perderlo? È una misura, alla lunga, assolutamente impraticabile.

— Il Covid ha scoperto numerosi problemi irrisolti: dai trasporti e la scarsa connessione Internet ai ritardi nella consegna dei banchi monoposto. Come vanno le cose nella scuola dove insegni tu? Cosa è stato fatto per rispettare i protocolli?

— La mia scuola è solo una goccia nell’oceano. La nostra Dirigente ha fatto il possibile e l'impossibile per poter far fronte a questo problema che in prospettiva non è gestibile. La mia sensazione personale è che si vada avanti giorno per giorno navigando a vista: come nella scuola così nella società nel suo complesso. Ripeto: per mesi si è chiacchierato molto e si è fatto quasi nulla, lasciando ai Dirigenti la responsabilità dell’immaginabile fallimento. Forse è proprio quello che politicamente si mirava a fare: distribuire le responsabilità e le colpe del non fatto e scaricarle.

— A questo si aggiunge la questione delle cattedre scoperte dovuta al virus e alla mancata assunzione degli insegnanti. State affrontando questo problema pure voi?

— Questo è uno degli aspetti più drammatici da affrontare. Il personale docente semplicemente non basta perché non c’è. Quando una sola classe va in quarantena, sono almeno 7 o 8 i docenti che la seguono. Se le classi in quarantena sono più di una – cosa già capitata – è impossibile assicurare il servizio. In quel caso, si è diminuito il monte ore, si è anticipata l'uscita delle classi, con conseguenze sulla didattica che si possono immaginare.

— C'è altro aspetto importante da tenere in considerazione - molti genitori hanno paura di portare i figli a scuola in questo periodo. Secondo te, il vasto utilizzo dei tamponi rapidi potrebbe aiutare a gestire meglio la situazione e a riconquistare la fiducia delle mamme e dei papà?

— Qualche scuola ha sperimentato anche questa soluzione. Ma ribadisco: tutto è stato fatto in autonomia, senza alcuna indicazione ministeriale. Ci sono scuole più “fortunate” (o più ricche) che gestiscono un servizio di questo tipo e altre che non potrebbero assolutamente farlo. Ognuno naviga a vista, come ho detto, e nel mare del caos normativo più totale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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