18:33 25 Novembre 2020
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Elena Bonelli, attrice e cantante romana, allieva negli anni ’80 del Laboratorio di esercitazioni sceniche del teatro Brancaccio di Roma, la scuola di teatro diretta da Gigi Proietti, intervistata da Sputnik Italia, ricorda il grande artista scomparso oggi.

“L’ho sentito spesso in questi ultimi mesi, avrei voluto portargli una copia del mio libro sulla canzone romana (Dallo stornello al rap, ndr) , poi c’è stato il lockdown e lui non era stato bene, l’ultima volta gli ho telefonato un mese fa: ‘Oggi c’ho un po’ de febbre, ma tu chiamame, chiamame, che quando mi sento meglio te faccio venì’, purtroppo non siamo riusciti ad incontrarci”. È così che Elena Bonelli, attrice e cantante romana, intervistata da Sputnik Italia, ricorda Gigi Proietti. Negli anni ’80 è stata tra le allieve del Laboratorio di esercitazioni sceniche del teatro Brancaccio di Roma, la scuola di teatro del grande artista scomparso oggi, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, nella clinica Villa Margherita di Roma, per un attacco cardiaco.

© Foto : fornita da Elena Bonelli
L'attrice Elena Bonelli con Gigi Proietti

— Come ricorda il suo maestro?

— Il suo Laboratorio è stata la scuola di teatro più produttiva in Italia negli ultimi anni, ha tirato fuori, proprio grazie al lavoro di Gigi, tanti attori di fama. E Gigi Proietti per noi e per il suo pubblico è stato tutto, non è stato solo un attore ma ha saputo interpretare lo spettacolo in tutta la sua vasta gamma: recitava, cantava, suonava, è stato produttore, direttore artistico, maestro, mecenate, ha fatto il cinema, la tv, ha fatto tutto.

— Come è stato imparare da uno come lui?

È stato proprio Gigi ad infondermi la passione per la canzone romana. Il vederlo cantare, recitare. È grazie a lui che ho intrapreso questa strada.

— Che tipo di maestro era, severo?

— Era un maestro simpatico, alla mano, gli piaceva andare a cena tutti quanti insieme dopo le lezioni o gli spettacoli, si portava la chitarra e suonavano fino a tardi. Io ho partecipato solo un paio di volte purtroppo perché mia madre mi massacrava se tornavo alle 3 o alle 4 del mattino, come facevano gli altri.

— Che ne pensi della proposta di alcuni attori, tra cui Carlo Verdone, di intitolare a Proietti il teatro Brancaccio?

— Mi sembra il minimo, un atto dovuto. Anzi non ho mai capito perché poi fu chiusa quella scuola. Era una delle poche che funzionavano. Anche in questo periodo difficile che viviamo credo che sia stata assolutamente sbagliata la decisione di chiudere i teatri. Anzi, il governo avrebbe dovuto prendere la palla al balzo per incentivare le persone ad andare a teatro la sera invece che fare assembramenti in mezzo alla strada. I teatri, come le chiese, sono luoghi sicuri e non luoghi di contagio. Penso che si siano fatti scappare un'occasione in questo senso.

— Qual è l’eredità che ti ha lasciato?

— L’interpretazione della canzone romana, come lui c’è stata solo Gabriella Ferri.

— Cosa ti mancherà di più di lui?

— Sicuramente se n’è andata una persona perbene, si vede anche dal rapporto che aveva con la sua famiglia. Con la sua scomparsa, poi, si perde anche un grande pezzo di romanità, di tradizione. Di quelle canzoni che raccontano quell’amore per questa città che ci strugge, che ci fa soffrire, per questa città che è stata distrutta, che nessuno sembra saper valorizzare. Gigi Proietti sapeva farlo e infatti ha fatto amare Roma in tutta Italia. È stato il più grande in questo.

— C’è qualcuno che oggi secondo te può raccogliere il suo testimone?

— Ad oggi come lui non c’è nessuno, se un domani uscirà fuori saremo tutti molto felici. Quella di Proietti è stata una generazione unica, che si è distinta. Noi non siamo stati in grado di raccogliere il testimone di questi grandi maestri e purtroppo neppure le nuove generazioni. Noi che abbiamo frequentato la loro scuola non siamo stati capaci di dare quello che hanno saputo dare loro. Gigi era un fuoriclasse, sapeva passare dal drammatico al comico, Gigi sapeva fa' tutto.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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