17:36 28 Novembre 2020
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Mentre nell’aria si aggira lo spettro di un nuovo lockdown le misure restrittive contenute nell’ultimo dpcm hanno già colpito un intero popolo di imprenditori e professionisti dalle palestre alle piscine, passando per i ristoranti e i bar. Le misure del governo hanno un fondamento scientifico contro la diffusione del Covid?

Negli ultimi mesi gli italiani sono stati chiamati alla responsabilità per frenare la curva dei contagi da Coronavirus, ai professionisti che lavorano a contatto con i cittadini è stato chiesto di seguire determinate regole igienico-sanitarie. Baristi, ristoratori, gestori di palestre e piscine, tutti nonostante le difficoltà economiche si sono adattati alle nuove norme. Ora piscine e palestre si ritrovano chiuse, i bar e i ristoranti devono chiudere alle 18.00.

Nei media il bombardamento sulle cifre dei morti e dei contagiati da Covid continua, mentre per le altre gravi patologie le cure e le diagnosi vengono ritardate e trascurate. L’impatto negativo sull’economia delle nuove misure presenti nel dpcm è ovvio, ma in termini scientifici che valore hanno tali norme? “Non sono per niente sensate”, afferma in un’intervista in esclusiva a Sputnik Italia Giulio Tarro, medico e virologo italiano di fama mondiale, allievo di Sabin.

-Il nuovo dpcm prevede delle misure restrittive, come ad esempio la chiusura dei bar e dei ristornati alle 18.00. Professore Tarro, secondo lei queste misure sono sensate e possono realmente frenare la diffusione del Coronavirus?

-Non sono per niente sensate. Non c’è nessun motivo di chiudere alle ore 18, il virus non contagia da quell’ora in poi. Questa chiusura non ha un senso logico.
-Inoltre sono state chiuse le palestre e le piscine, fra i luoghi più sanificati in genere e soprattutto nei mesi di epidemia.

-Non vi è alcuna base scientifica per chiudere questi spazi. Sono luoghi dove circola meno il virus e dove c’è meno possibilità di contatto. Nelle piscine inoltre c’è il biossido di cloro che disinfetta tutto. Nelle palestre poi si faceva allenamento personale, non di squadra.

-Sembra che un lockdown sia inevitabile. In Francia è stato appena indetto un lockdown nazionale. Secondo lei è necessario in Italia?

-Non posso parlare per la Francia, però devo dire che la Francia non ha avuto la stessa curva dei contagi che abbiamo avuto noi. In Italia abbiamo avuto una curva di ascesa esponenzialmente crescente, la Francia ha avuto una curva abbastanza bassa, si presume ci siano ancora tanti soggetti che rischiano di andare incontro al Covid.

In Italia abbiamo portato a 200 mila i tamponi giornalieri, di cui il 90% sono soggetti asintomatici. Noi procediamo al dispetto di quanto consiglia la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità: non facciamo eseguire il tampone solo ai sintomatici, ma anche a chi non presenta sintomi.

-Giornalmente si evidenziano in televisione e sui media il numero dei morti e dei contagiati. Qual è il ruolo dei media in questa vicenda?

-Si tratta di puro terrorismo mediatico. Noi rispetto a marzo abbiamo la percentuale di positivi sui tamponi praticamente di 4 soggetti per rapporto ai 30 di questa primavera. Per quanto riguarda i decessi in Italia ora per fortuna rappresentano soltanto lo 0,5%. Dall’inizio di ottobre fino alla fine del mese non vi è alcuna differenza nei dati.

E tutto ciò non dovrebbe avere un impatto su certi tipi di decisioni in merito alle chiusure. Se prendiamo il numero dei ricoveri e di chi finisce in terapia intensiva non c’è nulla da temere. Le terapie intensive non sono piene. Secondo quello che dice il primario del San Raffaele di Milano fortunatamente il 60% di questi pazienti sono in codice verde al pronto soccorso.

-In questi ultimi mesi secondo lei non era il caso di rafforzare le strutture ospedaliere, aumentare i posti letto nelle terapie intensive e assumere più personale?

-Lei ha perfettamente ragione, soprattutto nel nostro Paese dove c’è stato un dimezzamento dei posti nei reparti di terapia intensiva. Avendo avuto le notizie dell’epidemia cinese in Francia hanno raddoppiato i posti letto, cosa che noi abbiamo fatto se non aspettando il picco dell’epidemia.
Ricordiamoci dell’enorme dispendio di denaro pubblico, perché i tamponi costano e anche il fatto di aver aumentato in maniera eccessiva l’utilizzo di questi tamponi. Teniamo conto inoltre che per ogni paziente con Covid l’ospedale spende 2 mila euro al giorno.

-Quale strategie percorrere professore? Che ne pensa della cura con il plasma?

-Sono un grande paladino della cura al plasma e l’ho già postulato a fine gennaio. Ho saputo che i cinesi l’avevano adottata e hanno pubblicato a fine marzo i propri studi per la National Academy of Sciences di Washington. Anche in Italia, in Lombardia, in diverse città fra cui Mantova e Pavia hanno adottato questa cura a fine marzo. Sugli 80 casi non c’è stata nessuna vittima.

-Per quanto riguarda invece i gesti quotidiani per frenare la diffusione del virus si procederà con mascherina e distanziamento?

-Va utilizzato sempre un criterio logico. La mascherina è inutile se non c’è distanziamento. La mascherina deve svolgere una propria funzione in base a chi la porta. Si è sempre detto che la mascherina deve essere indossata dai soggetti già contagiati e dall’operatore sanitario.  Gli Stati Uniti una volta che hanno approvato la sieroterapia con la Federazione del farmaco sono stati in grado di fornire a 35 mila operatori sanitari una sieroterapia come profilassi. Parliamo di un vaccino temporaneo.

-Non è la prima volta che il mondo si scontra con una pandemia, la medicina ha fatto passi da gigante nel frattempo. Perché con il Covid vediamo tutto questo terrorismo mediatico?

-Credo che non sia tanto un problema scientifico sanitario. Oggi noi abbiamo una terapia, ricordiamoci che l’80% dei casi è banale. La sieroterapia la si usa nei casi più gravi. L’epidemia va controllata, sappiamo cosa fare. Non c’è motivo di fare questo terrorismo mediatico. Evidentemente ci sono secondi fini. In Italia forse è una scusa per prolungare certe restrizioni e comportamenti nei riguardi della democrazia a cui non siamo più abituati.

Inoltre assistendo a questo cosiddetto aumento della diffusione del Covid in compenso però non abbiamo prestato attenzione a tutta un’altra serie di malattie, come quelle cardiocircolatorie e quelle tumorali basate su una diagnosi precoce. Le cure e le diagnosi vengono ritardate e trascurate nei confronti del Covid che, tutto sommato, sappiamo come controllare.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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