03:32 04 Dicembre 2020
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La Francia è nuovamente sotto attacco: a pochi giorni dalla decapitazione di un insegnante nella periferia di Parigi per mano di un estremista a Nizza un terrorista ha sgozzato tre persone nella Cattedrale Notre-Dame. Mentre il mondo è alle prese con l’epidemia da Covid, il terrorismo islamista è vivo e non si ferma.

La ferocia islamista si scaglia per l’ennesima volta sulla Francia. A distanza di sole due settimane dalla decapitazione a Parigi dell’insegnante Samuel Paty, a Nizza nei pressi della Cattedrale di Notre-Dame un terrorista ha ucciso due donne e il sacrestano della chiesa. Nizza rivive di nuovo l’orrore del terrorismo del luglio 2016 quando in un attentato persero la vita 86 persone.

Il terrorismo islamista in Francia oramai è radicato nella quotidianità e i soggetti radicalizzati possono attaccare in qualsiasi momento. Rispetto alla Francia l’Italia quali rischi legati al terrorismo corre? Come sono cambiati gli attacchi terroristici negli ultimi anni? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Marco Lombardi, direttore di ITSTIME (Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies), docente di politiche della sicurezza all’Università Cattolica di Milano.

—In Francia il terrorismo è radicato nella quotidianità. Marco Lombardi, perché in Italia è diverso?

—Le ragioni sono molte. Innanzitutto vin Francia i è una presenza di immigrazione molto diversa. Non c’è un parallelismo diretto fra terrorismo e immigrazione, tuttavia vediamo che i terroristi, i quali colpiscono in Francia, sono migranti non integrati spesso di terza generazione. Questo in Italia non succede. Ho citato una ragione interna.

Vorrei sempre ricordare che le competenze dell’intelligence italiana per quanto riguarda entrare nei circuiti del terrorismo sono maturate attraverso il combattimento alla criminalità organizzate e alla mafia. Per quanto riguarda gli ultimi avvenimenti però credo ci sia una componente di interessi geopolitici molto diversa. Quello che sta accadendo in questo momento è legato ad una dimensione di politica internazionale in cui il nuovo impero Ottomano ricercato da Erdogan ha il suo gioco.

Gli effetti che ebbe il primo attacco a Charlie Hebdo nel 2015 non si stanno verificando adesso. Nelle ultime settimane noi contiamo i morti decapitati uno dietro l’altro. Solo oggi, oltre all’attacco a Nizza, abbiamo avuto una vicenda ad Avignone, Lione e Gedda. Tutto ciò in un giorno.

Cinque anni anni dopo alla strage di Charlie Hebdo i comportamenti imitativi sono così efficaci da scatenare una campagna di attacchi nel giro di poche settimane? Io ho qualche dubbio. Metterei in connessione la situazione attuale agli interessi che stanno confrontando la Francia con la Turchia. È una guerra che passa attraverso il terrorismo e le minacce economiche.

La catena di attentati terroristici in Francia si inserisce in un contesto molto più complesso e violento in cui la Francia è un target. Dietro c’è un disegno molto più ampio che non quattro bastardissimi terroristi.

—Secondo lei l’Italia corre dei rischi? Ci potrebbe essere un legame fra il terrorismo da una parte e l’immigrazione irregolare e i giovani immigrati marginalizzati dall’altra?

—Il rischio lo si corre dappertutto. Il terrorismo non è passato, lo si racconta meno. Distinguiamo fra la narrativa che ci viene presentata sul piatto d’argento dai media e la valutazione del rischio e l’ampiezza della minaccia fattuali. La minaccia c’è e probabilmente è aumentata.

Certamente è una minaccia legata molto ai giovani, vediamo anche il ceceno di 18 anni e i terroristi degli ultimi attentati a Nizza saranno giovani anch’essi. Sì, possiamo parlare di migranti: ci potranno essere soggetti sbarcati con i barconi, ma certamente è gente che appartiene ad un’altra cultura, c’è uno scontro fra culture, la Francia lo sta evidenziando. Quando i soggetti si spostano da una cultura all’altra e non accettano quella in cui arrivano il problema c’è.

Inoltre in era “covidiana” tutto è stato accelerato. Viviamo in un mondo in cui i processi di radicalizzazione si muovono ancora più rapidi. Marginalizzazione, scontento, avversità culturale e paura della crisi in cui ci troviamo ci fa immediatamente saltare da un’arrabbiatura ad un comportamento violento e manifesto. Questo è il rischio che corriamo.

—Tutti i leader mondiali dovrebbero condannare questi attentati all’unanimità indipendentemente dalla religione e dalle posizioni politiche, non crede?

—Assolutamente sì, ma non solo i leader mondiali, cominciamo da tutti i cittadini di buon senso. Non esistono “ma”, “forse” né “però”. Non si chiede l’accordo sulle caricature di Maometto. Si chiede di rifiutare il fatto che qualcuno si senta legittimato di uccidere un altro perché si è sentito offeso dalle caricature di Maometto o di Gesù bambino. Chiunque non rifiuti tutto ciò deve essere trattato da terrorista.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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