04:10 29 Novembre 2020
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Buttiglione: “I soldi dell'Europa ci sono, ora il governo italiano faccia la sua parte”.

Si apprende da fonti diplomatiche europee che una videoconferenza dei leader Ue sul Coronavirus è stata fissata per giovedì 29 ottobre. Sarà il primo di una serie di aggiornamenti settimanali per far fronte con un maggiore coordinamento alla seconda ondata della pandemia.

Sul tracciamento della malattia, test, tamponi, “il piano d’azione non ha dato i risultati sperati”, ammette il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, stabilendo un vero e proprio spartiacque nell'approccio dei leader Ue alla pandemia.

Perché l’Europa sta ancora navigando a vista e non ha sviluppato una politica sanitaria comune per gestire in maniera efficace l’andamento della malattia che sta allargando in maniera drammatica? In vista dell'incontro Sputnik-Italia si è rivolto al Prof. Rocco Buttiglione, Vicepresidente della Camera dei deputati (2008-2013), ex-membro del Parlamento europeo (1999-2001) che attualmente si dedica all'insegnamento e alle pubblicazioni accademiche.

—Prof. Buttiglione, la situazione in Europa è diventata allarmante. Ad un giorno del vertice dei leader europei la Francia torna in lockdown e la Spagna dichiara lo stato di emergenza. Perché il Covid corre più veloce dell’Europa?

—Credo che le ragioni siano stagionali. L'aumento di casi è stato dovuto sia alle misure adottate dai Paesi europei che al fatto che è finita la stagione buona durante la quale il virus si diffonde con più difficoltà. La temperatura elevata non fa bene al Covid e quindi in una certa misura potevamo aspettarci che sarebbe tornato.

Però in realtà c'è un problema molto delicato che è quello delle applicazioni che consentano di rintracciare e segnalare eventuali contatti con persone positive al Covid-19. Per evitare i lockdown generalizzati, dobbiamo invece fare i lockdown mirati – quando la persona si ammala dobbiamo essere in grado di identificare tutte le persone con cui ha avuto il contatto e di metterle in isolamento. Solo loro e nessun altro. Dall'altro lato, l’uso delle applicazioni potrebbe limitare le nostre libertà e violare il diritto alla privacy.  Dobbiamo avere delle garanzie perché se i nostri dati finiscono in mano di qualcuno che vuole usarli per manipolare l'opinione pubblica, sarebbe gravissimo. A mio avviso, servono ulteriori passi per migliorare il funzionamento delle App da questo punto di vista. In Italia, per esempio, l’App Immuni è stata affidata alla buona volontà della gente e non è stata imposta come un dovere e adesso siamo tutti in una certa difficoltà.

—Quindi, Lei è d'accordo con la valutazione del presidente del Consiglio europeo Charles Michel che ha confermato che “priorità dell’Europa è stata la ripresa della vita economica, sociale, culturale” ma tutto questo “doveva essere sostenuto da una robusta politica di tracciamento e test” del virus in tutti i Paesi europei? Perché dopo sette mesi di lotta contro il nemico invisibile l’Europa sta ancora navigando a vista e non ha sviluppato una politica sanitaria comune?

​—È molto difficile sviluppare una politica sanitaria comune perché non è prevista dai trattati, manca la base giuridica. Poteva senz’altro esserci più collaborazione e alcune questioni purtroppo non sono state nemmeno affrontate. Tranne il tracciamento, di cui parla Michel e ho parlato io prima, c’è un altro problema - il controllo delle frontiere. Siamo una unica umanità e quindi finché il Covid non è sconfitto in tutto il mondo, non verrà sconfitto da nessuna parte. Perché quando noi chiudiamo le frontiere, cancelliamo i voli e così via, essendo un unico umanità, c’è comunque uno scambio di contatti.  A mio avviso, è mancata la visione della necessità di una politica mondiale per affrontare il Coronavirus, anche perché le politiche regionali funzionano solo fino ad un certo punto. Sono convinto che davanti alla pandemia globale anche la collaborazione debba essere a livello internazionale.

—Durante il vertice il presidente Ursula von der Leyen chiederà coordinamento europeo su tamponi, tracciamento, durata della quarantena, regole su trasporti, salute, viaggi nell’Ue in tempi di Covid. Inoltre, Ue dovrà trovare un compromesso sulla distribuzione delle dosi del vaccino tra i vari Paesi europei. È un obiettivo raggiungibile nel contesto attuale o come al solito ogni stato membro giocherà la propria partita?  

—Penso che questo obiettivo è raggiungibile e va raggiunto anche perché i vaccini saranno il risultato di una forza congiunta che si basa sullo scambio di informazione fra diversi gruppi di ricerca. Perciò non sarà possibile per qualcuno dire: “E’ il mio vaccino”. Ma si poteva senz’altro fare di più per facilitare la cooperazione in questo ambito - se ne ha parlato ma in realtà è stato fatto poco. In ogni caso bisogna arrivare ad un compromesso e tutelare prima di tutto chi ha il contatto con il virus (medici, infermiere, operatori e enti pubblici) e poi le categorie che sono più al rischio (anziani oltre 70 anni che abbiano già qualche malattia) e infine coprire tutti gli altri.

—Il coronavirus, con la chiusura di intere nazioni e la sospetta manipolazione politica, ha colpito duramente l’Europa e i suoi mercati. L’UE, messa già a dura prova dalla Brexit, di fronte al virus appare debole e in crisi. In vari paesi europei, l’Italia inclusa, scoppia una vasta rivolta sociale causata dalla seconda ondata del contagio. Cosa, a Suo avviso, deve fare l’Europa per spegnere questo incendio?

​—A me sembra che dalla pandemia Europa esca piuttosto rafforzata che indebolita. L’Europa, che affronta una sfida seria che riguarda la salute e la vita delle persone alcune dei quali si sentono abbandonati, ha saputo rispondere bene. Il programma di sostegno all’economia europea è molto consistente anche molto generoso. È un aiuto finanziario dai Paesi meno colpiti a quelli più colpiti.

Però c’è un grande deficit dell’informazione. Secondo me, la gente che si protesta non capisce bene la natura del problema. Loro invece devono comprendere che le misure che stiamo adottando non fermeranno il Covid e che per eliminare la malattia bisognerà aspettare per avere il vaccino.

Sappiamo che su 100 malati di Covid, circa 90 hanno pochi sintomi o i sintomi paragonabili a una semplice influenza e altri 10 invece avranno dei sintomi gravi e avranno quindi bisogno di un'assistenza specializzata, di un ricovero nelle cosiddette terapie intensive. Ma il numero dei posti nelle terapie intensive è limitato – in Italia per adesso ci sono quasi 9 mila e stiamo cercando di aumentarli, forse ne avremo 12 mila. Finché ogni malato che ne ha bisogno può essere ricoverato nelle unità di terapia intensiva, il numero dei morti rimarrà limitato. Però nel momento in cui avremo tutte le terapie intensive occupate e non sapremo più dove mettere i malati, la mortalità salirà drammaticamente. Questo spiega la durezza con cui bisogna intervenire. Ma purtroppo molti che manifestano credono a quello che sta dicendo la propaganda…

—Però tra i manifestanti non sono solo i negazionisti No Mask ma gli imprenditori che chiedono dal governo le azioni concrete. Le persone che scendono in piazza sottolineano di non aver ricevuto alcun sostegno concreto e vogliono giustamente sapere quando dalle parole si passerà finalmente ai fatti … Dove sono finiti gli aiuti europei?

—L’Europa sta già agendo. Da questo punto di vista abbiamo già una grande scossa della solidarietà. In Italia questo problema nasce dall’inefficienza della Pubblica Amministrazione. I soldi ci sono ma siccome non è stata mai fatta una vera riforma dello Stato e della PA, gli aiuti non arrivano tempestivamente a chi ne ha bisogno. Il governo dovrebbe dare delle indicazioni chiare e precise per tutelare le aziende più fragili. Sarebbe utile avviare una collaborazione con il sistema bancario nell'ambito della quale lo stato e le banche si mettono d'accordo fra di loro. Le banche, per esempio, possono dare un anticipo alle imprese prima che arrivano soldi dallo stato”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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