21:54 03 Dicembre 2020
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Le proteste contro la stretta anti-Covid del governo si diffondono in tutto il Paese da Nord a Sud, in alcune città non sono mancati gli scontri in piazza contro le forze dell’ordine. In un clima sempre più teso le forze dell’ordine chiedono regole di ingaggio chiare per operare su strada in sicurezza e pene certe per chi usa la violenza.

Il nuovo dpcm con le ennesime norme restrittive ha fatto scoppiare fra i cittadini la rabbia e il malcontento accumulati nei mesi del primo lockdown. Tante categorie professionali si trovano in ginocchio costretti a chiudere le proprie attività. Ristoratori, baristi, gestori di palestre e piscine manifestano il proprio dissenso nelle piazze italiane, ma in alcune città le proteste a causa di estremisti infiltrati fra i manifestanti sono degenerate in scontri violenti contro le forze dell’ordine.

Lancio di molotov e petardi, fumogeni e violenti ultras in azione. In questa situazione delicata, che vede il dilagare delle rivolte in tutto il Paese, come devono operare le forze dell’ordine? “Noi chiediamo semplicemente delle regole di ingaggio chiare. Chi di dovere dovrebbe fare chiarezza e assumersi le proprie responsabilità e non scaricarle sugli operatori” sottolinea in un’intervista a Sputnik Italia Fabio Conestà, segretario generale del Mosap (Movimento sindacale autonomo di Polizia).

— Fabio Conestà, secondo lei le rivolte di Napoli, Roma e Torino potrebbero essere solo l’inizio di una serie di disordini in tutta Italia? Le misure restrittive del governo possono provocare una sorta di “rivoluzione”?

— Stiamo vivendo un disagio molto forte, che si è manifestato con queste iniziative. Vedere in un momento molto particolare persone che scendono in piazza in contesti come Napoli e Roma, in grandi città, dove le forze dell’ordine hanno un’incisività importante in termini numerici desta non poca preoccupazione.

Non sarei in grado di stabilire se in un prossimo futuro certe situazioni potrebbero verificarsi. Il timore è che potrebbero nascere dei focolai qua e là legati al disagio che si sta vivendo. Le restrizioni del governo hanno generato in alcune categorie professionali delle problematiche importanti. In questa ultima fase i ristoratori, i gestori di palestre e piscine si troveranno di fronte ad una situazione molto difficile perché dovranno ritornare a mettere in cassa integrazione i dipendenti. Questo potrebbe portare, anche se io ovviamente mi auguro di no, a delle manifestazioni e prese di posizione che ci vedranno coinvolti come forze dell’ordine.

— Protestare pacificamente è un conto, ma usare armi e la violenza è un’altra storia. Come devono affrontare questa situazione le forze dell’ordine? Avete ricevuto delle direttive dall’alto?

— Per quanto riguarda le regole di ingaggio non mi risulta che ci siano novità per gli operatori del reparto mobile. Ci si muove come è sempre stato fatto. I poliziotti, i carabinieri e tutte le forze dell’ordine fra i vari compiti istituzionali devono preoccuparsi anche di controllare chi indossa o meno la mascherina…Questo la dice lunga su quale sia stata l’evoluzione anche delle attività delle forze dell’ordine.

Ad oggi nessuno ha ancora spiegato bene con quali regole di ingaggio muoverci. Spesso ci vediamo costretti a vivere un certo imbarazzo quando si va in mezzo ai giovani che spesso disattendono le regole. Ci si muove con una certa delicatezza perché potrebbero accadere situazioni come è successo in Liguria, dove due colleghi avvicinandosi a dei ragazzi senza mascherina sono stati aggrediti.

Le persone hanno giustamente il diritto di manifestare il loro dissenso, ma poi si trovano coinvolte in situazioni in cui può scappare il morto, o comunque dei feriti. Come sappiamo, ci sono individui che si infiltrano per creare confusione e disordine. Noi condanniamo fermamente questi comportamenti, che fra l’altro non possono essere utili alla vera causa delle manifestazioni.

— Possiamo dire che le forze dell’ordine fanno fatica talvolta a difendersi?

— Assolutamente sì. Il problema di sempre è che non c’è la certezza della pena. Spesso non ci sentiamo garantiti dal punto di vista della nostra tutela. A Napoli le due persone che hanno aggredito le forze dell’ordine sono state subito liberate dopo essere state denunciate e arrestate. Questo crea disagio nell’operare, anche se facciamo sempre fino in fondo il nostro dovere, ma ritrovarsi per strada quelli che un’ora prima hai arrestato non rappresenta il massimo della motivazione.

— Che cosa chiedete al governo per questo autunno che si prospetta caldo per le strade e più in generale?

— Noi chiediamo semplicemente delle regole di ingaggio chiare. Chi di dovere dovrebbe fare chiarezza e assumersi le proprie responsabilità e non scaricarle sugli operatori. Chi opera su strada deve sapere come intervenire e bisogna tener conto che molti operatori di polizia sono in quarantena. Solo al reparto mobile di Napoli sono circa 60 i colleghi positivi al Covid. Servono tutele anche in tal senso, vogliamo essere messi in una condizione di operare bene nell’interesse generale, ma vogliamo anche essere tutelati, abbiamo una famiglia, dei figli e dei genitori. Regole chiare e condizioni in grado di farci operare in sicurezza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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