08:31 02 Dicembre 2020
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Ieri da Cernusco sul Naviglio verso Milano è partita l’ultima tappa del 103mo Giro d’Italia. Per la prima volta nella storia dei Grandi Giri due corridori sono arrivati all’ultima tappa con lo stesso tempo.

Ieri da Cernusco sul Naviglio verso Milano è partita l’ultima tappa del 103mo Giro d’Italia. Per la prima volta nella storia dei Grandi Giri due corridori sono arrivati all’ultima tappa con lo stesso tempo. Per la prima volta Cernusco ha ospitato l’ultima tappa del Giro d’Italia. Per la prima volta (e speriamo l’ultima) il Giro è stato nel periodo di emergenza Сovid.

Da tempo la città si preparava a festeggiare il Giro d’Italia. Le vetrine dei negozi, dei bar, le facciate dei palazzi erano decorate con palloncini rosa e con le foto dei campioni. Al Comune di Cernusco è stata allestita la mostra fotografica “Scatti e volate, 45 anni di fotografia sportiva e ciclismo” del fotografo di ciclismo Roberto Bettini, per ripercorrere insieme, attraverso 33 meravigliose immagini, alcune delle storie e dei più grandi campioni della corsa, dalla terribile scalata del Gavia nel 1988 alla pedalata di addio di Mario Cipollini nel 2005.

© Sputnik . Evgeniy Utkin
Ermanno Zacchetti
In occasione della partenza dell’ultima tappa, Sputnik Italia ha parlato con il sindaco di Cernusco sul Naviglio Ermanno Zacchetti su temi dello sport e di attualità.

— Cernusco sul Naviglio ha vinto il titolo Città Europea dello Sport 2020, con un bellissimo slogan “La vita è il nostro sport preferito”. Cosa era in programma per questo anno?

— Noi siamo candidati per ricevere il titolo di città europea dello sport 2020, che è stato assegnato nel 2018. Ci è stata poi una preparazione per costruire una serie di eventi da realizzare nel 2020 assieme alla ristrutturazione degli impianti sportivi. Abbiamo pianificato la 1000 Miglia prevista per metà maggio, il campionato europeo di hockey paralimpico che purtroppo sono stati annullati. Anche il Giro era stato annullato, ma poi è stato spostato. La tappa che si corre oggi doveva essere il 31 maggio. Meno male che riusciamo a recuperarla oggi, in tempi difficili con distanziamenti, con tutte le attenzioni alla sicurezza possibili. Sarebbe stata una festa ovviamente molto diversa, farla a maggio e senza Covid, però rimane intatta l’esposizione internazionale del Giro. La tappa di oggi sarà vista in 198 nazioni e in 5 continenti, e quindi Cernusco sul Naviglio avrà una promozione.

— Quindi questa tappa del Giro d’Italia doveva essere l’apice del programma Città europea dello sport 2020?

— Si, questo era l’evento più importante, anche a livello internazionale. Ovviamente, lo è ancora. Manca la festa classica delle partenze del Giro d’Italia e quindi l’abbraccio della gente alla corsa. Però rimane intatto il valore del Giro, anche simbolico, perché realizzare in questo tempo e portare al termine in sicurezza non è stato facile.

— Ormai, il 2020 è stato difficile. Non è che c’è la possibilità di ricandidarvi ancora o spostare il titolo al 2021?

— Bruxelles ha dato a noi e a tutte le città europee dello sport la possibilità di estendere il proprio palinsesto e mantenere questo titolo anche per 2021. Noi possiamo dire che siamo la città europea dello sport 2020 e anche del 2021. Un po’ come Tokio, rimane Tokio 2020, anche se le olimpiadi si svolgeranno l’anno prossimo. Bruxelles dopo aver valutato tutte le iniziative messe in campo, ci ha comunicato recentemente che Cernusco sul Naviglio è stata dichiarata la miglior città europea dello sport italiana. Quindi abbiamo anche questo ulteriore riconoscimento che ci dice che quello che abbiamo realizzato da settembre 2019 fino a febbraio 2020 e in questa seconda parte dell’anno, è stato considerato il migliore. Adesso aspettiamo la notizia a livello europeo.

— Invece tornando all’attuale situazione. Quali sono i numeri della pandemia, e se ci sarà la seconda chiusura totale?

— I numeri di Cernusco dicono che ci sono 120 contatti a domicilio, 6 ricoverati, una novantina di contatti stretti (su una popolazione di circa 35 mila abitanti, ndr).  I numeri sono in crescita, non si stanno moltiplicando, ma comunque in crescita. La età media dei ricoverati è di 68 anni, invece quella dei contagiati è di sotto di 40 anni. La maggior parte delle persone che sono in quarantena a domicilio sono asintomatici o con pochi sintomi. Quello che dobbiamo fare, è capire se riusciamo a preservare la salute, ma preservare anche l’economia del territorio. Perché il nuovo lockdown sarebbe al mio avviso drammatico e dirompente per gli esercizi commerciali e per le attività produttive.        

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