03:31 03 Dicembre 2020
Interviste
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Ahmad Kaddaf al-Dam, leader politico del Fronte libico di lotta nazionale, nonché cugino dell’ex leader libico Muʿammar Gheddafi, ha rilasciato un’intervista a Sputnik in merito alle condizioni di salute di Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex leader, e ha spiegato in che modo il Fronte stia contribuendo ai negoziati interlibici.

— Si dice che è previsto un ulteriore giro di trattative, ma questa volta sotto l’egida dell’ONU a Tunisi. Lei parteciperà a questi incontri? A Suo avviso, queste trattative riusciranno a dare un contributo per la risoluzione della crisi libica?

— Tutto ciò che è accaduto nel corso del conflitto libico a partire dal 2011 sono solo tentativi di portare nel Paese ancora più confusione e di dividere la nazione. Sono stati conclusi accordi umilianti con diversi Paesi che prima non avrebbero nemmeno osato avvicinarsi alle coste libiche, mentre ora provano a entrare nel nostro Paese per assicurarsi un ingresso in Africa. A mio avviso, tutti questi negoziati esterni condotti nelle capitali di Paesi terzi non fanno altro che distoglierci dalla vera risoluzione del conflitto. Bisogna trovare una soluzione all’interno della Libia, non fuori. Il 70% dei libici non è in alcun modo rappresentato all’interno delle trattative e chi vi partecipa dovrebbe essere messo in galera.

— A Suo avviso, sarà in grado Saif al-Islam Gheddafi di proporre un compromesso alla popolazione libica? Si candiderà alle prossime presidenziali?

— Chiaramente Saif al-Islam Gheddafi si candiderà perché al momento è l’unico candidato in grado di presentare un piano d’azione degno di questo nome ed è pronto a riportare la pace nel Paese. Sono convinto che la maggior parte dei libici sostenga proprio la sua candidatura alle elezioni. Ritengo che qualsiasi comune cittadino comprenda cosa stia realmente accadendo a livello politico nel nostro Paese.

— Lei intrattiene dei rapporti con qualche organizzazione internazionale? Con l’ONU, nello specifico?

— Alcune organizzazioni stanno tentando di dialogare con me, ma lo fanno in maniera timida e insicura. Quanto a chi si è rivolto ad aiuti militari stranieri, possiamo ardire definendo questi soggetti dei traditori: noi non avremmo mai permesso niente di simile. Loro invece hanno lasciato entrare nel Paese saccheggiatori e occupanti che hanno distrutto la Libia per ottenere un profitto personale. Anche l’alto tradimento è un reato di cui si deve rispondere.

— Qual è la Sua opinione in merito alla divulgazione delle mail scambiate dall’ex segretario di Stato USA Hillary Clinton sulla questione libica?

— Noi disponevamo di questa informazione prima che diventasse di dominio pubblico, ma non avevamo evidenze convincenti. Ma ora ci sono. Ora invitiamo le autorità statunitensi a indagare sull’accaduto, invitiamo altresì la comunità internazionale a verificare la legittimità di tutte le risoluzioni in materia di Libia adottate dall’ONU su iniziativa statunitense. Il complotto contro la popolazione libica sarà così sotto gli occhi di tutti.

— Lei è pronto a citare in giudizio Clinton? Se sì, presso quale sede?

— Presenteremo un’istanza innanzi al giudice americano. Ma è chiaro che nessun procedimento giudiziario ci riporterà indietro i nostri cittadini defunti e nemmeno una nazione correttamente funzionante. Vogliamo solo che tutti sappiano quanto sono stati cinici con il nostro Paese e quale sia stato il ruolo attivo della NATO e del Consiglio di sicurezza dell’ONU in questo omicidio. Chiediamo anche delle scuse e delle compensazioni per ciò che accadde nel 2011: tutta la documentazione è di dominio pubblico, non c’è più nulla da nascondere. Tutti hanno il diritto di conoscere la verità.

— Il Fronte è stato invitato a partecipare ai negoziati di Tunisi?

— In realtà noi siamo pronti a partecipare a qualsiasi trattativa perché non vogliamo essere tacciati di mancata volontà nel ricercare soluzioni e trovare compromessi. Tuttavia, purtroppo, al momento la comunità internazionale non è pronta a dialogare con chi sta realmente tentando di risolvere i problemi del Paese. Ma posso confermarvi che stiamo lavorando per riunire il parlamento e le principali istituzioni del Paese. Abbiamo conseguito importanti progressi in questo senso e presto saremo pronti per rendere noti i risultati.

— Perché Saif al-Islam Gheddafi non è ancora attivo sulla scena politica?

— In alcuni casi la risposta più incisiva è il silenzio. Saif al-Islam Gheddafi visita il Paese e dialoga con i rappresentanti delle varie tribù. Oggi la Libia è occupata: non ha senso attivarsi sulla scena politica con i collaborazionisti. Quando arriverà il momento, si attiverà sicuramente.

— Come valuta il comportamento dei Paesi vicini in merito alla questione libica?

— Se Egitto, Algeria e Tunisia avessero tenuto un vertice, avrebbero anche potuto risolvere la crisi. Ma ahimè hanno ceduto il loro diritto di intermediari ad altri Paesi.

— Secondo Lei, quali probabilità hanno Sirte e Giofra di ritornare nella zona “verde”?

— È un progetto che si discute già dal 2013 e dimostra chiaramente perché il nostro Paese è stato distrutto. La cosiddetta “zona verde” è protetta da basi americane o comunque straniere. Inoltre, proprio in quell’area si trovano i più grandi giacimenti gasiero-petroliferi: ciò significa che lo straniero ha il pieno controllo sullo Stato libico e sulle risorse naturali del Paese. Chiaramente si tratta di una occupazione in piena regola alla quale ci siamo sempre opposti.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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