03:25 04 Dicembre 2020
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Mentre gli azionisti di Whirlpool festeggiano l'aumento di dividendi, i lavoratori rischiano di perdere il posto, perché l'azienda è irremovibile sulla decisione di chiudere i cancelli dello stabilimento di Napoli il 31 ottobre.

In piena crisi COVID-19, l'Italia rischia un altro, ugualmente grave, contagio: quello della perdita di posti di lavoro. Questo mercoledì, Luigi La Morgia, vicepresidente Whirlpool, ha annunciato al tavolo con i ministri e i rappresentanti dei lavoratori la decisione irremovibile dell'azienda di chiudere i cancelli dello stabilimento di Napoli il 31 ottobre.

Durissima la reazione dei sindacati, che mettono in guardia sul pericolo che in questa fase, la chiusura di una fabbrica può causare un effetto emulazione degli altri impianti produttivi con conseguente perdita di posti di lavoro, una vera e propria bomba sociale pronta a esplodere.

Whirlpool, infatti, ha avuto una performance estremamente positiva nell'ultimo trimestre. Se una multinazionale che macina utili può chiudere senza alcuna penalizzazione da parte dello Stato, perché non dovrebbero farlo le altre?

Sputnik Italia ha intervistato la segretaria nazionale di Fiom-Cgil, Barbara Tibaldi, per comprendere meglio cos'è successo ai tavoli e quali sono i rischi per il sistema industriale italiano.

Il suo primo commento a caldo, dopo il tavolo di ieri, è stato che l'incontro è andato male. Cos'è successo con l'azienda?

Ha ripresentato la stessa identica tesi di 18 mesi fa, ribadendo la volontà di chiudere per una serie di difficoltà di mercato, in particolare sul prodotto fatto a Napoli.

Peccato che abbia omesso di dire che da 18 mesi ad oggi la situazione è cambiata, che Whirlpool ha affrontato l'anno del covid con una tale aggressività da chiudere il terzo trimestre in positivo, laddove il quarto sarà ancora migliore, con notevoli utili, nel mondo, in Europa e soprattutto in Italia. 

Questi dati non sono stati portati al tavolo con i ministri?

Sono stati presentanti durante un incontro a parte degli impiegati con il presidente europeo del gruppo, Gilles Morel, che avrebbe illustrato i dati del risultato del “terzo quater” dell'anno.

Quando ho chiesto di dire anche al tavolo ministeriale qual era il risultato economico dell'azienda, l'azienda è stata evasiva.

Alla fine del pomeriggio siamo venuti a conoscenza di una parte dei dati che sono stati forniti, una parte tra l'altro sono pubblici, che dicono che il fatturato è aumentato, il reddito dell'azienda è aumentato, la produttività è aumentata. Condizioni estremamente positive che non giustificano la decisione di chiudere.

E cosa è successo alla riunione di oggi con il prefetto?

Il prefetto non ci ha dato alcuna notizia sul Consiglio dei Ministri di ieri sera e non sappiamo cosa sia stato deciso. Noi aspettiamo che il CdM, ascoltata l'informativa su Whirlpool, abbia quanto meno lasciato nelle mani del presidente Conte le nostre due richieste:

•         la prima quella di sentire immediatamente il capo della multinazionale, perché è evidente che abbiamo degli interlocutori che oltre ad essere inaffidabili, non hanno il potere prendere decisioni diverse;

•         la seconda è quella di presiedere il tavolo.

Cosa cambierebbe?

Cambierebbe che avremmo la possibilità di un confronto con la proprietà, con chi ha un potere decisionale e con chi può valutare e decidere davanti a un evenutale meccanismo che premia chi rimane e punisce chi va via. Cambierebbe che avremmo la possibilità di discutere sul piano di verità e di  realtà. 

E qual è il piano di realtà?

La realtà è che il quadro è cambiato e noi non possiamo accettare che si chiuda uno stabilimento in Italia mentre l'azienda produce utili, c'è un sacrificio di 350 persone più un migliaio nell'indotto.

Whirlpool lascia l'Italia non per difficoltà di mercato ma perché ha una strategia internazionale predatoria mirata a speculare ulteriormente.

Se il governo accetta questo tipo di comportamento dalle multinazionali, diventeremo una terra di predazione perché chiunque viene fa quello che vuole.

Voglio ricordare che Whirlpool è venuta in Italia ed ha acquisito i marchi storici, come Ignis e Merloni, il nostro fiori all'occhiello che garantivano la copertura di quote di mercato. Il governo dovrebbe essere più autorevole, se non si danno regole il nostro tessuto industriale sparisce.

La conferma della chiusura dei cancelli il 31 ottobre era nell'aria o è arrivata come un fulmine a ciel sereno?

Né l'una né l'altra. Ci aspettavamo maggiore onestà perché dinnanzi a una situazione cambiata ci si attendeva una posizione adeguata alla nuova realtà. Non ci siamo mai aspettati che l'azienda abiurasse alle sue decisioni. Sappiamo benissimo che chi abbiamo davanti ubbidisce a degli ordini. Ma un atteggiamento così miope come quello di ieri e così irrispettoso, no, non ce l'aspettavamo.

Ieri ha detto che la politica di Whirlpool potrebbe essere emulata dalle altre fabbriche e provocare una sorta di effetto domino con una serie di licenziamenti e perdita di posti di lavoro. E' un'ipotesi plausibile nel breve-medio termine e cosa farà e cosa chiede il sindacato per evitare questo scenario?

Mettiamo insieme tre tasselli.

Primo: il presidente di Confindustria continua ad annunciare che abbiamo dietro la porta migliaia di licenziamenti ed esuberi per la crisi.

Secondo: i fondamentali della nostra economia sono in mano a delle multinazionali.

Terzo: se le multinazionali vengono in Italia, si comportano come Whirlpool e il governo non ha l'autorevolezza di fermarle e condizionarli, perché passata una impunemente non dovrebbero farlo le altre?

Chiediamo di non costituire un precedente con la vicenda Whirlpool, iniziando con la proroga del blocco dei licenziamenti e proseguendo con delle azioni da parte del governo finalizzate a dare un vantaggio se Whirlpool resta dare uno svantaggio, anche economico, se se ne va.

Alla chiusura di Napoli potrebbe seguire quella di altri stabilimenti del gruppo?

Lo diciamo dall'inizio, quella di Whirlpool è una strategia di disimpegno dal Paese. Dopo Napoli ci sono stabilimenti con prodotti che possono saturare mediamente la metà, come quello di Siena, stabilimenti dove non è stato concluso il piano industriale come Comunanza nelle Marche, abbiamo stabilimenti dove era prevista una reindustrializzazione e l'utilizzo di altri lavoratori, dove è tutto bloccato, come Caserta.

Insomma il rischio è che se la politica è un disimpegno Napoli sarà soltanto il primo stabilimento che salta.

Ieri e oggi ci sono state due giornate di sciopero che durerà sino a domani, come si proseguirà nella settimana a venire?

Questo lo decideremo con i lavoratori nei prossimi giorni.

Ha parlato di fine del confronto e inizio di una nuova fase scontro sociale. Ci dovremo aspettare nuovamente grandi mobilitazioni operaie e magari uno sciopero generale nazionale?

Intanto il 5 novembre ci sarà lo sciopero della categoria per il contratto e a Napoli e in Campania ci sarà uno sciopero generale di tutte le categorie a sostegno della vertenza Whirlpool. Iniziamo da lì e poi vedremo come proseguire con tutti gli strumenti che abbiamo nelle nostre mani.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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