15:50 28 Novembre 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
27165
Seguici su

Papa Francesco ha detto per la prima volta esplicitamente di essere favorevole alle unioni civili tra persone omosessuali, affinché le coppie dello stesso sesso possano avere una «copertura legale».

"Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo", - queste sono le parole del Pontefice emerse mercoledì, dopo la presentazione in anteprima al Festival del cinema di Roma del documentario Francesco, realizzato dal regista Evgeny Afineevsky.

​Perché il Papa ha rotto il tabù? Quali conseguenze potrebbe avere la sua dichiarazione? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Iacopo Scaramuzzi, giornalista vaticanista, autore del libro «Dio? In fondo a destra. Come i populisti sfruttano il cristianesimo», (Emi, 2020).

— Iacopo, qual è stata la tua prima reazione quando hai sentito le parole del Papa sulle unioni civili pronunciate nell'ambito del documentario “Francesco”?

— La mia prima reazione è stata quella di pensare che il Papa aveva fatto un ulteriore passo avanti sul tema della sessualità, coerente con un percorso, già intrapreso da tempo, di graduale apertura. Il secondo pensiero è stato di voler capire esattamente cosa ha detto il Papa. Francesco è abituato a dare interviste, ma non sempre le sue parole sono riportate integralmente o comprese esattamente. E sul tema della omosessualità, come su molti altri temi, sono importanti anche i dettagli e il contesto di una affermazione. Personalmente, infine, mi ha fatto piacere che il Papa abbia fatto questa apertura perché penso che sia tempo per la Chiesa di avere un maggiore rispetto dell’omosessualità e delle leggi dello Stato e, più in generale, un rapporto più sereno nei confronti della sessualità e della società moderna.

— Che Bergoglio fosse d'accordo con le unioni civili per le persone dello stesso sesso, lo si sapeva, almeno da dieci anni. E adesso quale l'elemento di novità? Perché questa dichiarazione chiamata da alcuni osservatori “rivoluzionaria” è arrivata nel 2020 e non prima?

— Non è una dichiarazione rivoluzionaria ma non è neppure priva di novità. Jorge Mario Bergoglio, già da arcivescovo di Buenos Aires, non era contrario ad una legge per le unioni civili, ma non lo aveva mai detto in modo così chiaro. «Gli Stati laici vogliono giustificare le unioni civili per regolare diverse situazioni di convivenza, spinti dall'esigenza di regolare aspetti economici fra le persone, come ad esempio assicurare l'assistenza sanitaria», aveva detto ad esempio nel 2014 al Corriere della Sera. «Si tratta di patti di convivenza di varia natura, di cui non saprei elencare le diverse forme. Bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà». Coerente, ma più deciso, quello che ha detto nel film-documentario del regista Evgeny Afineevsky: «Quello che dobbiamo fare è una legge di convivenza civile, hanno il diritto di essere coperti legalmente. Io questo lo difendo».

Perché dirlo ora? Forse perché giunto a 83 anni, e all’ottavo anno di pontificato, Francesco ha deciso, e non solo su questo tema, di portare a compimento, in modo più chiaro, il lavoro di riforma iniziato negli anni scorsi.

— Questa notizia ha fatto subito il giro del mondo come una breaking news. Secondo alcune testate, si tratta di un'apertura ai matrimoni fra omosessuali. A tuo avviso, è stata interpretata in modo corretto?

— Non è un’apertura ai matrimoni tra persone omosessuali ma ad una legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso che garantisca loro una copertura legale. Sono due cose diverse, anche nell'ordinamento civile. Per la Chiesa cattolica – e Papa Francesco lo ha più volte ribadito chiaro e tondo – il matrimonio può avvenire solo tra un uomo e una donna.

— E come ha reagito la Chiesa cattolica? È stata intaccata in quale maniera la dottrina o si tratta del passo puramente pastorale?

— La Chiesa cattolica mondiale è un corpo molto variegato. A New York un sacerdote ha definito «errore» quello del Papa, in Germania molti vescovi hanno aperto già da diversi anni non solo alle unioni civili ma anche alla benedizione in chiesa delle coppie omosessuali. In questo ampio arco di posizioni sicuramente Chiese come quella polacca o ucraina si trovano su posizioni più conservatrici e dunque immagino che abbiano accolto le parole del Papa con qualche perplessità. Ma non prevedo nessuno scisma nei prossimi anni, né in Europa dell’est, né negli Stati Uniti, dove pure c'è una corrente reazionario molto forte e molto ricca, né in Germania, dove le spinte progressiste sono robuste. Sicuramente si tratta di tensioni che hanno già creato conflitto e potranno crearlo nel prossimo futuro, come avviene peraltro anche all'interno della Chiesa anglicana o della Chiesa protestante. Credo che le tensioni siano l'inevitabile frutto di una fede che si confronta con la modernità: se non lo facesse, sarebbe una reliquia del passato.

Quanto alla questione di fondo, a me sembra che il passo del Papa non sia dottrinale ma principalmente pastorale, mosso cioè dal desiderio di non escludere le persone omosessuali da una Chiesa che, non di rado, ha avuto ed ha tuttora atteggiamenti discriminatori nei loro confronti. È vero che nel 2003 la congregazione per la Dottrina della fede, guidata allora dal cardinale Joseph Ratzinger, il futuro Benedetto XVI, affermò che «la Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali». Ma non era un pronunciamento magisteriale né tanto meno un dogma. La verità non si tocca ma le posizioni della Chiesa sui temi sociali, grazie a Dio, evolvono.

— Il regista del documentario Evgeny Afineevsky ha chiamato Bergoglio “un uomo d’azione”. Quali saranno le intenzioni reali del Papa? Dobbiamo aspettare a breve una legge sulle unioni civili? 

— Assolutamente no. Il Papa ha parlato di una legge di unioni civili («ley de convivencia civil», nell’originale spagnolo), dunque una legge civile che ogni Stato può adottare nella sua sovranità nazionale. La Chiesa non c’entra, stiamo parlando dello Stato. Ma – ha spiegato il Papa – la Chiesa rispetta, ed anzi è d’accordo, con l’idea che lo Stato dia copertura legale alle coppie dello stesso sesso. Ma la Chiesa non modificherà né il proprio diritto canonico né il proprio diritto matrimoniale.

— Quindi, secondo te, questo passo non allontanerà la Chiesa cattolica dalla Chiesa ortodossa russa che ha una visione diversa su questo argomento? 

— La Chiesa cattolica non modificherà il proprio diritto sul matrimonio, e da questo punto di vista non c’è motivo di divergenza dalla Chiesa ortodossa. È possibile che cattolicesimo e ortodossia facciano valutazioni diverse delle leggi dello Stato, dell’omosessualità, o più in generale del tema della sessualità e della società moderna. Ma sensibilità diverse credo che ci siano all’interno di ogni Chiesa e di ogni fede. Quello a cui tutti i cristiani puntano è annunciare il Vangelo al mondo di oggi. Sulle modalità da adottare c’è spazio per idee diverse e, anzi, credo che questa ricchezza sia un segno di vivacità e creatività.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook