03:58 28 Novembre 2020
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È atteso per oggi il vertice tra i leader di centrodestra. Sul tavolo il nodo della scelta dei candidati sindaci in vista delle prossime amministrative, a cominciare da elezioni di Roma e Milano.

All’ultimo “trilaterale” Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani avevano concordato il metodo senza fare nessun nome: entro novembre vanno individuati i candidati più spendibili, possibilmente “fuori dalla politica” ed espressione della società civile, da schierare nelle città capoluogo per lanciare la sfida al centrosinistra. Tra i papabili, secondo la stampa, su Roma – l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, a Milano invece Berlusconi vorrebbe candidare Franco Baresi, il grande campione rossonero.

​Perché il centrodestra ha scelto questa nuova strategia? È un passo in avanti per vincere la corsa per Palazzo Chigi? Per un approfondimento Sputnik Italia si è rivolto al Prof. Aldo Paparo, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla LUISS di Roma, dove insegna Italian Political System.  

— Prof. Paparo, il centrodestra ha iniziato a discutere dei candidati da schierare nelle due "capitali" d'Italia che verranno rinnovati nella primavera 2021. Si parla dei “civici di spessore”. Cosa vuol dire?

— Secondo me, il profilo che loro hanno in mente quando parlano di “civici” di qualità, di livello è simile a quello di Beppe Sala. Sala è l'attuale sindaco di centrosinistra a Milano, però non è una figura politica tradizionalmente parlando – prima di diventare il primo cittadino aveva lavorato come amministratore, manager per le aziende private e anche per le “imprese pubbliche”, come ad esempio, l’Expo di Milano, dove lui è stato un soggetto protagonista.

A mio avviso, in questo modo il centrodestra vorrebbe risolvere almeno due problemi. Uno è di non avere dei profili politici all'interno dei loro partiti, soprattutto per Roma, per cui preferiscono trovare un nome forte nella società civile. Dall’altra parte - pescando dalla società civile, risolvono anche il problema di mettersi d’accordo su quale dei partiti debba esprimere il candidato politico della coalizione. Si potrebbe pensare che tutto è facile: a Milano, dove la Lega è più forte, sarà il candidato di Salvini e a Roma, dove il FdI ha più consensi, sarà quello di Meloni. Ma bisogna tenere in considerazione che la coalizione di centrodestra comprende anche Berlusconi e la Forza Italia che non ha tanti voti come gli altri due, però ancora non può essere esclusa dal gioco. Quindi non possono semplicemente decidere solo Meloni e Salvini, qualcosa va dato anche a Berlusconi.

Forse questo nuovo approccio potrebbe essere un modo per evitare quello che è successo in Puglia durante le ultime elezioni regionali, quando il centrodestra era sicuro di vincere e poi alla fine ha vinto il centrosinistra con Emiliano. Salvini è stato accusato dalla Meloni di non aver fatto la campagna elettorale perché il candidato del centrodestra in Puglia, Raffaele Fitto, è stato scelto dal partito della Meloni. Salvini invece ha preferito di spostare tutta la sua attenzione verso la Toscana per sostenere il suo candidato. Ed è per questo la coalizione ha perso. Per cui, secondo me, adesso il centrodestra sta cercando di risolvere questo problema. Per “conquistare” almeno Roma e Milano, dove il risultato avrà un impatto importante, gli esponenti del centrodestra devono cercare di marciare uniti, di riuscire ad essere coesi come coalizione: Salvini, Meloni e Berlusconi.  

— Per Roma il nome circolato con più forza è quello dell’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso che ha già corso per diventare sindaco della Capitale nel 2016. Mentre a Milano il centrodestra punterebbe su l'ex capitano del Milan Franco Baresi a Milano. Sono i candidati forti dal punto di vista strategico, visto che a Roma il prescelto dovrà vedersela con Virginia Raggi e Carlo Calenda e a Milano con Giuseppe Sala?

— Secondo la stampa, sono le due figure che ha proposto il partito di Berlusconi, Forza Italia.  Io credo che sia impossibile che Forza Italia sarà in condizione di indicare entrambi i nomi. Al massimo potrebbe avere la possibilità di esprimersi su uno dei due.

Nello caso specifico, devo dire, che questi due candidati non mi sembrano così forti. Bertolaso è una figura certamente autorevole, apprezzata e conosciuta ma già alle precedenti elezioni comunali a Roma era un nome che era stato in campo e poi alla fine Berlusconi stesso l’aveva accantonato per sostenere un altro candidato che si chiama Marchini. Sembrerebbe, secondo me, un po’ una scelta di ripiego.

Franco Baresi invece è un ex-calciatore del Milan, che non ha nessuna esperienza politica. Però lui non è il primo calciatore che si candida. Per esempio, nel 2009 a Firenze lo sfidante di Matteo Renzi, era il candidato di Berlusconi Giovanni Galli, fiorentino, portiere del Milan. In quell'occasione è arrivato al ballottaggio ma è stato poi sconfitto da Renzi.

— E i leader più votati, Meloni e Salvini, non vogliono candidarsi perché gli interessa la sfida più grande, cioè correre per il Palazzo Chigi?

— In questo momento è abbastanza chiaro che, quando ci saranno le elezioni politiche, secondo i sondaggi il centrodestra dovrebbe vincere, se nei prossimi 2 anni e mezzo non succedendo delle rivoluzioni nell’elettorato. Per cui uno dei due, Meloni o Salvini, sarà il prossimo presidente del consiglio ma anche l'altro avrà un ruolo da protagonista nel governo, farà il vicepremier o il ministro della difesa. Nell’ordinamento istituzionale italiano il sindaco non è una figura di grande potere. Adesso Meloni è la capa del terzo partito italiano, ha del 15% dei voti nazionali, e quindi non ha bisogno di fare il sindaco di Roma per essere al centro dei telegiornali. E ancora di meno questo vale per Salvini che è invece il capo del più grande partito italiano, per lui fare il sindaco di Milano non sarebbe un upgrade nella carriera.

— Sondaggi sono sempre più felici per Fratelli d'Italia, mentre la Lega arranca. Vista la regola del centrodestra che il premier lo fa il leader del partito che prende più voti, Giorgia Meloni, la nuova leader dei Conservatori Ue, potrebbe diventare la prima donna premier d'Italia?

— Si, potrebbe ma per adesso non è molto probabile, a mio avviso. In questo momento comunque la Lega a livello nazionale ha una decina di punti di vantaggio su Fratelli d’Italia. È vero che Salvini, rispetto al risultato delle europee, è in calo però ha ancora un discreto margine.

Tuttavia, sottolineerei che anche Salvini che è diventato con la Lega il primo partito del centrodestra nel 2018, fino a pochi anni prima era molto indietro a Forza Italia. Quindi, in generale nell’elettorato italiano c’è tanta fluidità, gli elettori sono in grande movimento, sono sul mercato e anche nel giro di pochi mesi possono cambiare voto in tanti. Se il trend di calo della Lega e di crescita del partito delle Meloni continuerà per i prossimi due anni, non è assolutamente da escludere che alle elezioni si dovrà decidere non solo chi farà il governo, il centrodestra o il centrosinistra, ma anche, se vincerà il centrodestra, chi lo guiderà perché la Meloni sarà competitiva.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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