15:52 27 Novembre 2020
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Roberto Cauda, Direttore dell’Uoc di Malattie Infettive del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, commenta con Sputnik Italia le misure introdotte in questi giorni per cercare di arginare la crescita dei contagi: "Non possiamo più permetterci lockdown preventivi, ma se la curva continua a crescere ci sarà bisogno di misure più restrittive"

“Con il coronavirus si è affacciato un problema nuovo e la scienza lo affronta andando per tentativi, sempre tenendo conto che la soluzione giusta non è una soluzione vera in termini assoluti. Ogni teoria vive sempre sotto assedio e oggi le teorie hanno una vita più breve rispetto al passato”. Cita il filosofo della scienza Dario Antiseri, il professor Roberto Cauda, Direttore dell’Uoc di Malattie Infettive del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, per commentare le misure introdotte in questi giorni per cercare di arginare la crescita dei contagi. Infettivologo con oltre 40 anni di esperienza sul campo, rivela a Sputnik Italia quale potrebbe essere l’evoluzione dell’epidemia nelle prossime settimane.  

- Alcune regioni italiane, come Lombardia e Campania, hanno deciso di introdurre il coprifuoco per far fronte al dilagare dei contagi, cosa ne pensa?

- La parola coprifuoco non l’avrei usata, è un’accezione che suscita paura e ricordi antichi. Questo è un ambito diverso. Fatta questa premessa, al momento, Lombardia e Campania sono tra le regioni più colpite, quindi sì, è giusto puntare sulla chiusura anticipata dei locali per evitare fonti di rischio, rappresentati in questo caso dai luoghi di aggregazione. In Gran Bretagna, dove hanno vissuto quello che noi stiamo vivendo adesso con qualche settimana di anticipo, tra le prime misure prese dal governo nelle zone più critiche c’è stata la chiusura dei pub. Attenzione, non è che ristoranti e pub siano luoghi poco sicuri, è una questione di comportamenti pericolosi, che sono favoriti da certi luoghi. Il Covid è un virus che si propaga velocemente, una volta che inizia a diffondersi è difficile fermarlo.

- Pensa che ci sarà bisogno di misure di questo tipo anche in altre regioni?

- In questa fase la strategia deve essere quella del “wait and see”. La percentuale dei tamponi positivi sul numero totale dei tamponi fatti dovrebbe essere inferiore al 3-5 per cento, come è stato per un lungo periodo, nei mesi di giugno, luglio, agosto. A questo livello il tracciamento dei contatti è efficace e si procede per focolai. Quando questo rapporto tende a crescere, come sta avvenendo in queste settimane, con la percentuale che è salita al 7-8 per cento, in alcune zone si fatica a stare dietro ai contatti, che non vengono più identificati e quindi sono liberi di infettare a loro volta. Il rischio è che il sistema vada in sofferenza in alcune regioni. Se in alcune aree, come le grandi città, Milano, Roma, Napoli, o alcune regioni in particolare, la situazione dovesse diventare più critica, ci sarà sicuramente bisogno di misure un po’ più restrittive, che tengano comunque in considerazione la salvaguardia dell’economia.

- Anche un nuovo lockdown?

- Non bisogna avere paura di usare il termine lockdown. Tuttavia, in questo momento un provvedimento del genere non è necessario, anche perché non possiamo più permetterci lockdown preventivi. Bisogna quindi puntare sugli strumenti di profilassi come portare la mascherina, evitare feste ed altre occasioni di aggregazione, e sul senso di responsabilità delle persone. Siamo in una situazione transitoria, non dovremo aspettare molto per il vaccino, ma finché non arriverà bisognerà convivere con il virus e tenerlo sotto controllo.

Si può pensare, quindi, che laddove la curva si impenni e non si riesca a flettere con le misure di prevenzione, possano essere presi in considerazione provvedimenti più drastici.

- Quale sarà lo scenario nelle prossime settimane?

Sappiamo che il risultato delle nuove misure non sarà immediato, ci vorranno una decina di giorni almeno. In questo ultimo periodo la curva dei contagi ha iniziato ad assumere un andamento verticale con un tempo di raddoppio piuttosto elevato. Il nostro obiettivo è fletterla per limitare l’impatto sul sistema sanitario. Negli ultimi dieci giorni c’è stato il raddoppio dei pazienti in terapia intensiva, e in due settimane anche i pazienti che hanno avuto necessità del ricovero ospedaliero sono raddoppiati.

I numeri non sono certo paragonabili a quelli della fase di marzo-aprile, ma è importante agire subito per ridurre la crescita dei contagi e non mandare le strutture sanitarie in sofferenza.

- C’è il rischio concreto che questo possa accadere?

- Per dirlo dovrei essere un indovino. La verità è che in questo periodo bisognerà navigare a vista. Per ora mi limito ad affermare che ad agosto, quando è iniziata la fase di recrudescenza del virus, l’età media dei contagiati era attorno ai 29 anni. Con la crescita dei casi ora è salita a 41 anni. Il meccanismo è semplice: i giovani che frequentano maggiormente i luoghi di aggregazione e sono spesso asintomatici, contagiano i propri familiari.

Oggi il 10,9 per cento dei contagiati sono ultrasettantenni, ovvero la fascia più a rischio. Se non si prendono provvedimenti questa percentuale aumenterà, mettendo in crisi gli ospedali, visto che questo tipo di pazienti necessitano nella gran parte dei casi del ricovero in ospedale o in terapia intensiva.

- Più di tre quarti dei contagiati in questa fase sono asintomatici, come dobbiamo interpretare questo dato?

- Innanzitutto è un dato legato all’età media dei contagiati, che è bassa. Nei soggetti più giovani infatti, la malattia si manifesta in forma asintomatica o paucisintomatica. Da una parte ci rassicura, dall’altro è proprio questo il nostro tallone d’Achille, visto che gli asintomatici sono contagiosi ed è difficile rintracciarli.

- Qual è in questo momento la situazione negli ospedali?

- Per ora, parlo per il Lazio, c’è una situazione difficile, non tanto per le terapie intensive, ma per i posti nei reparti, tanto che ne sono stati messi a disposizione ulteriori dall’assessorato, ma resta comunque gestibile. L’importante è che ci sia sempre un ricambio tra nuovi ricoveri e pazienti dimessi.

Ci sono dei sintomi che ci dicono che la situazione sta peggiorando, quindi nel momento in cui si facesse più scura, vanno subito prese misure per evitare che si ripeta lo scenario che si è verificato la scorsa primavera in alcuni ospedali della Lombardia.

- Cosa dice a chi nega l’esistenza di questo virus?

- Personalmente, rispetto tutte le opinioni. Ma è importante capire che, oggi più che mai, chi non si attiene alle regole fa un danno agli altri.

 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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