02:34 03 Dicembre 2020
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Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, intervistato da Sputnik, punta il dito contro il governo sulla disputa in corso per la sovranità sulla vetta del Monte Bianco. E accusa Roma di superficialità e subalternità a Parigi: "Di Maio? Troppo impegnato a occupare poltrone per pensare a chi occupa il nostro territorio".

Qual è il monte più alto d’Italia? La risposta a questa domanda potrebbe non essere così scontata di questi tempi. A giugno del 2019, infatti, i comuni di Chamonix e Saint-Gervais, hanno emesso un’ordinanza che vieta il sorvolo in parapendio su tutta la vetta del Monte Bianco. Fin qui, niente di male. Se non fosse che all’interno dell’area oggetto del provvedimento è inclusa anche la parte della cima che ricade sotto la sovranità italiana, considerata di fatto dai due comuni come territorio francese.

La questione è annosa. Il primo dei due trattati internazionali che regolano la frontiera è del 1860. Ma l’ultimo incidente risale soltanto a cinque anni fa, in occasione dell’apertura dello SkyWay Monte Bianco, l’impianto funiviario che collega Courmayeur a punta Helbronner. Il comune di Chamonix, che aveva risentito della concorrenza, mise i sigilli ai cancelli del gestore italiano, posizionati sulla terrazza del rifugio Torino, impedendo di fatto l’accesso alla vetta. La controversia si risolse con un accordo fra i due Stati. Nessuno avrebbe potuto intraprendere atti unilaterali “sulle porzioni di territorio interessate”.

Un accordo ridotto a carta straccia un anno e mezzo fa, spiega a Sputnik Italia Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che nel 2019 chiese al governo italiano di intervenire. Lo raggiungiamo al telefono, mentre si trova in isolamento nella sua abitazione romana, dopo essere risultato positivo al Covid.

— Qualche giorno fa è arrivata la risposta del sottosegretario agli Esteri, Ivan Scalfarotto...

— Sì, con 15 mesi di ritardo, visto che la mia interrogazione risale al 20 agosto del 2019. Come al solito il governo ha dimostrato una grave cialtroneria e superficialità, visto che è lo stesso Scalfarotto ad ammettere la palese violazione di due trattati internazionali, uno del 1860 e uno del 1947. All’epoca dell’ultima intesa uscivamo dalla II Guerra Mondiale e c’era una certa acrimonia da parte della Francia, ma neppure il generale Charles De Gaulle si era permesso, in una fase di particolare debolezza italiana, di contestare quei confini. È paradossale e pazzesco che oggi ci sia un atteggiamento succube da parte della nostra nazione rispetto alla prepotenza francese che ormai è diventata tipica.

— Ovvero?

— Ci sono molti episodi che dimostrano l’atteggiamento irrispettoso della Francia nei confronti dell’Italia, si va dagli immigrati scaricati oltreconfine a Ventimiglia, all’accordo di Caen che ci toglieva un pezzo di mare italiano molto pescoso davanti alle coste liguri, all’atteggiamento prevaricatore in Libia, alle aggressioni puntuali alle nostre aziende italiane. La Francia in questa vicenda sa di essere in torto.

— Pensa che il governo italiano non stia facendo abbastanza per farlo presente Oltralpe?

— Di Maio è troppo impegnato ad occupare poltrone piuttosto che pensare a chi occupa porzioni del territorio italiano, non si è degnato neppure di risponderci ma lo ha fatto fare dopo più di un anno ad un sottosegretario. È evidente che la difesa dei confini nazionali per lui non è una priorità. L’unica cosa che si la Farnesina si è limitata a fare è segnalare all’ambasciata che i due comuni francesi sono intervenuti in territorio italiano, mi sembra una reazione un po’ debole.

— Avrebbe dovuto convocare l’ambasciatore?

— Trovo assurdo che finora non siano stati usati tutti gli strumenti diplomatici possibili per far tornare la Francia ad avere un atteggiamento di rispetto degli accordi internazionali. La violazione dei confini è una cosa intollerabile e invece il governo la sopporta. Come minimo da un fatto del genere sarebbe dovuta scaturire una crisi diplomatica. Di Maio dovrebbe fare di tutto, persino andare a sbattere i pugni sul tavolo in Europa se la questione non si risolvesse in termini bilaterali.

— Cosa rischia l’Italia?

— I comuni di Chamonix e Saint-Gervais hanno preso un’iniziativa dannosa per la nostra economia, che avrà conseguenze sul turismo nella Valle d’Aosta, e per la sicurezza di chi frequenta quei territori, comprese le nostre guide alpine. Non è solo una questione economica ma anche di credibilità internazionale perché si tratta di fatto dell’annessione di un territorio, nemmeno troppo piccolo. In altre epoche scoppiavano guerre per molto meno. Certo, non è questo il caso, ma nemmeno si può essere così subalterni alla Francia chinando il capo come ha fatto questo governo in ogni contesto. Vi ricordate cosa fece Craxi a Sigonella? Io dico che almeno bisognerebbe andare lì a togliere i sigilli che sono stati messi.

— Avete in programma qualche azione di protesta?

—Stiamo cercando di capire cosa si possa organizzare compatibilmente con l’emergenza Covid, sicuramente non rimarremo in silenzio di fronte a tutto questo.

— A proposito del virus, come sta?

— Bene, sono asintomatico. Ma stare in isolamento è molto duro.

— Ha cambiato idea sulla questione del voto a distanza per i parlamentari, tornata alla ribalta dopo l’aumento dei casi a Montecitorio?

— Certo che no. In questo momento esistono tantissimi strumenti per assicurare la sicurezza all’interno del Parlamento dal punto di vista sanitario. Non è possibile garantire la libertà o la segretezza del voto da remoto. E poi chiudere Montecitorio sarebbe un terribile segnale per la democrazia. Negli ospedali, nei supermercati ci sono persone che rischiano quotidianamente di contagiarsi andando a lavorare. A chi dovremmo chiedere di dare l’esempio se non ai parlamentari?

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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