07:59 29 Ottobre 2020
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Nei mesi della pandemia i cittadini sono stati bombardati da notizie relative ai decessi, ai ricoveri e alla crisi economica in relazione al Covid-19, nel dibattito pubblico però sono stati sottovalutati gli effetti psicologici del fenomeno Coronavirus. La pandemia e soprattutto il lockdown fanno ammalare anche la mente.

Gli effetti psicologici della pandemia sono devastanti, anche se non se ne parla. Le persone sono diventate più impaurite, soffrono di depressione e di ansia, ma al momento non esiste una rete pubblica di aiuto psicologico per i cittadini. Nel frattempo il disagio psicologico compromette la salute e la qualità della vita delle persone.

“Nonostante questa situazione duri da quasi un anno, non vi è stato alcun provvedimento reale per dare una risposta a questo tipo di bisogni”, ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi. 

David Lazzari, un nuovo possibile lockdown a quali conseguenze psicologiche potrebbe portare?

— Il problema è che la popolazione italiana è da otto mesi in questa condizione: tutte le rilevazioni ci dicono che c’è un disagio psicologico, uno stress anomalo e crescente. Siamo preoccupati perché c’è una condizione che compromette la qualità della vita, ma può compromettere anche la salute, oltre che la stessa dimensione psicologica creando una serie di problemi e di ricadute nella vita sociale ed economica.

 Il Ministero ha attivato un numero verde di aiuto psicologico in cui hanno lavorato alcune migliaia di psicologi gratuitamente per alcuni mesi. Il numero poi è stato chiuso, adesso i nostri servizi pubblici sono molto carenti da questo punto di vista. Dico da mesi che serve una rete sia di emergenza sia a regime per ampliare le risorse psicologiche di resilienza. Parliamo molto di resilienza, ma questa è una caratteristica psicologica.

Vanno aumentate le risorse per la popolazione, dall’altro lato bisogna ridurre il disagio. Siamo preoccupati, perché si andrà verso forme di restrizione sempre più pesanti da quello che si intuisce, anche la dimensione psicologica a quel punto diventerà un’emergenza.

Quanto sarebbe importante una rete pubblica d’aiuto psicologico per i cittadini?

— Sarebbe molto importante, perché esiste una letteratura scientifica ormai molto consolidata secondo cui il disagio psicologico produce ricadute sulla vita quotidiana, sulla nostra capacità di ascoltare la situazione. Si diventa depressi, ansiosi, se questa situazione dovesse proseguire si comprometterebbe la salute. Lo stress abbassa le difese immunitarie, ci rende più fragili e impauriti, possiamo mettere in campo comportamenti irrazionali e poco protettivi.

Avere una rete psicologica nel servizio sanitario, ma anche nella scuola, nei servizi sociali e nel mondo del lavoro sarebbe un insieme di presidi in grado di costituire delle antenne per intercettare questi bisogni e di dare delle risposte di sostegno importanti. Abbiamo sottolineato più volte questa necessità, ma fin qui non esiste nessun provvedimento che abbia dato una risposta, anche nell’emergenza a questo tipo di situazione.

Possiamo dire che l’aspetto psicologico della pandemia nel dibattito pubblico è stato sottovalutato in questi mesi? Si è parlato sempre di salute fisica, di ricoveri e di crisi economica.

—È stato sottovalutato, perché noi nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità dica dal ’46 che la salute dipende da fattori biologici e psicosociali, abbiamo ancora un sistema nel quale la salute è percepito solo come un problema del corpo. È come se la dimensione psicologica non c’entrasse nulla, è evidente che ci sia una sottovalutazione di questi aspetti. Ciò porta a non attivare i provvedimenti che servono. Molti altri Paesi, come l’Inghilterra e la Francia, hanno in questi mesi attivato delle forme di organizzazione di risposta psicologica più puntuali ed efficienti. Spero che il governo e le Regioni aprano gli occhi e si decidano a fare qualcosa di concreto.

Qual è stato l’effetto del lockdown sui bambini?

—È in relazione al variare delle realtà soggettive e della dimensione familiare, della capacità della famiglia di ascolto, e in qualche maniera di contenimento delle ansie dei bambini. Varia molto in relazione a questo tipo di capacità.

Abbiamo dato molte indicazioni ai genitori per poter essere vicini nella maniera migliore ai loro bambini, perché è evidente che a lungo andare questa situazione anomala crei un disagio nei bambini, i quali sono molto ricettivi.

Negli adolescenti possono anche nascere forme di ribellione, di trasgressione che mettono a repentaglio la loro sicurezza, nell’adolescenza c’è un forte bisogno del gruppo e di socialità.

I cittadini vengono bombardati giornalmente da notizie sul Coronavirus, si parla solo di questo. Questo “terrorismo mediatico” può creare danni allo stato psicologico della gente?

—Può far molto male perché c’è una comunicazione che va al di là di ciò che è oggettivo. Ripetere mille volte al giorno le stesse notizie non serve a nulla dal punto di vista delle informazioni necessarie al cittadino, è solo un modo per fare rumore e creare agitazione.Ci sarebbe necessità di una riflessione seria e di una presa di responsabilità da parte dei media. Non si tratta di nascondere, ma di dare informazioni le più oggettive e puntuali possibili.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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