23:40 29 Ottobre 2020
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Pescatori e sindacalisti si mobilitano nelle piazze siciliane per chiedere il rilascio immediato dei 18 marittimi fermati da 45 giorni a Bengasi e in solidarietà con i familiari in presidio a Roma. All'interno dell'Ars si fa largo l'ipotesi di un sostegno alle famiglie rimaste senza un reddito.

"Perché i governi italiani tutti non hanno mai risolto il problema delle acque internazionali con la Libia? La Sicilia è un'isola circondata dal mare. Quale mare? Sicuramente non il mare nostro". A parlare è Orazio Vasta, di Usb Asia di Catania, che Sputnik Italia ha incontrato durante il presidio in solidarietà dei 18 pescatori di Mazara detenuti a Bengasi da più di 45 giorni.

La vicenda dei marittimi siciliani, nonostante la poca visibilità mediatica, inizia a mobilitare le piazze, come quella di Catania che ieri pomeriggio si è riempita di pescatori e sindacalisti per chiedere il rilascio immediato dei pescatori trattenuti nei territori libici controllati dal generale Khalifa Haftar, e solidarizzare con i familiari, da oltre venti giorni a Roma, in presidio permanente davanti a Montecitorio. Donne, madri, mogli, figlie, per lo più donne che hanno promesso di non tornare a casa finché i loro cari non saranno di nuovo a bordo dei due pescherecci sequestrati, Medinea e Antartide, pronti a salpare per la Sicilia.

La piazza di Catania è in collegamento con il presidio di Roma.

"Le donne in piazza a Roma oggi sono molto scoraggiate, perché hanno seguito il question time dove Di Maio ha detto di lavorare al ribasso, quindi sta invitando tutte e tutti a stare in silenzio e aspettare", ha detto a Sputnik Italia Claudia Urzì, responsabile regionale Usb Asia.

"Noi come sindacato di base Usb siamo stati in piazza con loro a Roma e cerchiamo di tenere alta l'attenzione. Non staremo in silenzio, questa è una cosa che noi non faremo mai, l'abbiamo detto anche a loro", sottolinea la Urzì.

I manifestanti denunciano l'assenza dello Stato che in questa vicenda appare distante dalle famiglie che vivono da 45 giorni in apprensione, senza alcuna notizia sullo stato di salute dei loro carie senza una fonte di reddito. Denunciano i trattati dell'ex ministro degli Interni, Marco Minniti con la Libia, con cui sono stati creati lager per migranti e finanziata la guardia costiera libica, coinvolta in altre vicende di sequestro di pescherecci siciliani.

I pescatori chiedono un'isola che abbia un mare, perché la Sicilia in questo momento "un mare non ce l'ha", dice a Sputnik Italia Fabio Micalizzi, presidente dell'Associazione pescatori marittimi professionali, presente in piazza a Catania.

"Io sono un pescatore dal 1990, un piccolo armatore dal 2011, io la vedo questa cosa anomala e noi pescatori siamo a rischio vita, a rischio salute", spiega Micalizzi riferendosi alla gestione del cosiddetto "Mammellone", le acque internazionali contese dalle autorità libiche. "Quando andiamo e usciamo in mare – prosegue - oltre a guardarci dal tempo, rischiamo di trovarci in acque internazionali e di venire sequestrati da altre autorità", aggiunge Micalizzi.

L'Associazione pescatori e la federazione armatori siciliani hanno inviato diverse missive  al governatore della Sicilia Nello Musumeci e  hanno annunciato un dossier che sarà depositato alla Procura di Catania, Palermo e Roma per chiedere di indagare sui veri fatti e motivazioni che hanno portato a questa situazione.

"Chiediamo alla politica nazionale di avere maggiore peso ma purtroppo questo peso non c'è. Facciamo appello al governatore Musumeci di far sentire la sua voce", conclude.

Sputnik Italia, durante il presidio, ha chiesto Orazio Vasta, organizzatore della mobilitazione, cosa ha spinto la gente a scendere:

— Questa non è una vicenda limite, perché può succedere di nuovo in qualsiasi momento ad altri pescatori. Qua non si tratta aver superato limiti marittimi o violato le leggi di pesca. I nostri lavoratori non sono stati sequestrati per sconfinamento o per droga come era stato detto in un primo momento. I nostri pescatori sono ostaggio in questo momento di qualcosa che è molto più grande, non si tratta di una questione di guerra del pesce. Qua c'è un ricatto nei confronti dell'Italia che colpisce la parte più debole del nostro paese che sono i siciliani in modo particolare e la nostra marineria che è KO.

— Come pensate di procedere?

— Abbiamo organizzato questo presidio per la liberazione dei 18 pescatori di Mazara da più di 45 giorni nelle mani dei libici di Bengasi e stamattina abbiamo presentato in prefettura un documento per chiedere il rilascio immediato.

Noi denunciamo l'assenza totale della politica nazionale che non è in grado di dare risposte.  Le famiglie da 45 giorni sono a manifestare al porto di Mazara, in piazza Montecitorio abbandonate a se stesse. Tutte donne per la maggior parte, donne siciliane scese in piazza a Roma abbandonate dal ministro degli Esteri che va a Mosca ma non si degna di scendere in piazza incontrare i cittadini italiani.

Sputnik Italia ha incontrato al presidio anche Angela Foti, vicepresidente dell'Assemblea Regionale.

— Onorevole Foti, come si stanno muovendo le istituzioni riguardo questa vicenda?

— Il governatore Musumeci ha fatto degli appelli a mezzo stampa, noi come gruppo parlamentare abbiamo fatto un appello in aula. 

Il dramma è che comunque nel tempo episodi come questo accadono spesso per il fatto che non c'è stabilità e non c'è credibilità. Il nostro Paese purtroppo, in questo momento, non ha credibilità nel Mediterraneo. E il fatto che non ci siano risposte neppure per le famiglie mi fa capire che non c'è neppure umanità, è veramente terribile.

Il parlamento regionale non ha alcuna prerogativa, è possibile che che il presidente Musumeci nell'ambito delle sue relazioni, abbia carpito delle informazioni, ma ci sono dei margini veramente limitatissimi per la Regione. Deve essere lo stato, il ministero degli Esteri a fare l'impossibile.

— Cosa pensate di fare?

— Sicuramente un passaggio che a livello regionale sarà quello di sostenere le famiglie che si trovano senza alcuna fonte di reddito e questo è un altro fatto che sta emergendo. Delle erogazioni delle famiglie perché venendo a mancare una fonte di reddito alle famiglie per tutto questo tempo stanno emergendo problemi drammatici su questo fronte. Non bisogna togliere la dignità a queste persona.

— La vicenda dei pescatori ha una visibilità secondaria e da 45 giorni Roma non dà risposte. La Sicilia è abbandonata?

— Ci sentiamo come l'ultimo dei pensieri del governo romano. Lo abbiamo visto anche con il problema dell'immigrazione che ad oggi non accenna a diminuire e ad essere gestita, ad esempio con dei corridoi umanitari anziché continuare il business dei barconi che fanno queste traversate e che con l'arrivo dell'autunno e dell'inverno diventeranno pericolosissime.

  • Pescatori e sindacalisti si mobilitano nelle piazze siciliane per chiedere il rilascio immediato dei 18 marittimi fermati da 45 giorni a Bengasi
    Pescatori e sindacalisti si mobilitano nelle piazze siciliane per chiedere il rilascio immediato dei 18 marittimi fermati da 45 giorni a Bengasi
    © Sputnik . Clara Statello
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Pescatori e sindacalisti si mobilitano nelle piazze siciliane per chiedere il rilascio immediato dei 18 marittimi fermati da 45 giorni a Bengasi

La gestione è stata approssimativa e gli interventi ci sono stati quando i toni si sono alzati, anche a seguito degli incidenti avvenuti nell'agrigentino, dove ci sono stati diversi tentativi di fuga uno dei quali concluso con la morte di un migrante.

Tutto è lasciato all'abbandono, sembra che si voglia tornare al caos di qualche hanno fa, dimenticando che attraverso le relazioni di cooperazione internazionale si possono migliorare le cose e fare della Sicilia il centro del Mediterraneo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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