11:55 20 Ottobre 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
3128
Seguici su

I principali quotidiani italiani insistono a scrivere che la crisi di consensi spinge la Lega a cercare il dialogo con le forze moderate europee.

Secondo La Repubblica, la convocazione di tutti i 28 europarlamentari a Roma, chiamati a rapporto da Matteo Salvini e dal responsabile esteri Giancarlo Giorgetti, potrebbe essere il preludio a uno strappo dai sovranisti del gruppo Identità e Democrazia. Perché l'Europa va dove va il Ppe (Partito popolare europeo) e il Ppe va dove va la Cdu guidata da Angela Merkel.

Per l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, se il partito punta davvero a Palazzo Chigi deve costruire un rapporto più stretto con l’establishment europeo.

Come riportato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera, secondo Giorgetti, “se vorremo in futuro governare, Matteo dovrà incontrare Draghi e poi chiedere l’iscrizione al Ppe”.

Questa posizione non è condivisa per niente almeno da due principali esponenti della Lega, Borghi e Bagnai.

Per loro “quelli che suggeriscono a Salvini la svolta moderata sono come la strega di Biancaneve che le offre la mela avvelenata".    

​Salvini sarebbe pronto a ridiscutere la collocazione europea del Partito o per ora sono solo le mosse tattiche e comunicative prive di sostanza? Che volto potrebbe avere la nuova Lega? Per parlarne Sputnik-Italia ha raggiunto il professor Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes.  

Prof. Fara, i giornali italiani ultimamente parlano spesso della cosiddetta “svolta moderata ed europeista” di Matteo Salvini. È solo un bel titolo o Salvini sta davvero studiando il piano B?

Penso che Salvini stia seriamente pensando ad una svolta, sia pure soft, nella rappresentazione dell’immagine della Lega presso l’opinione pubblica. Si trova di fronte alla scelta tra il proseguire nel “duro e puro” o assumere atteggiamenti più morbidi sui diversi temi al centro del dibattito politico. E aprire così ad una larga fetta di cittadini ancora oggi in cerca di un punto di riferimento nel panorama politico.

Come spiegherebbe il tentativo di interlocuzione con i Popolari europei avviato dal numero due della Lega Giancarlo Giorgetti e le sue dichiarazioni: la Lega era «per uscire dall’euro ma, ora che siamo dentro, uscire è complicato. Dobbiamo fare gli interessi nazionali in Europa», «il mondo cambia e cambiamo pure noi»?

Giancarlo Giorgetti rappresenta il fronte dialogante e più istituzionale della Lega. Ha capito che l’autoisolamento non produce risultati sul piano del consenso e consegna la Lega ad una infinita opposizione. Governare significa mediare, saper tener conto delle ragioni anche degli avversari ma, soprattutto, che la politica deve essere ispirata ad una “etica della responsabilità”, ovvero alla capacità di anteporre gli interessi generali a quelli di parte. Quella di Giorgetti è una posizione intelligente, pragmatica, politicamente vincente.

La società complessa non ammette semplificazioni, ma esige risposte flessibili adeguate ad un mondo in continuo movimento e trasformazione.

In questo momento ci sono diverse ipotesi sul tavolo. Il più diffuso è un lento passaggio al Ppe. A Suo avviso, un bel giorno la Lega può davvero passare dal gruppo sovranista in Europa, con il Rassemblement national di Marine Le Pen, a quello dei Popolari con la Cdu di Angela Merkel? Quale posizionamento avrà il Partito a Bruxelles?

Gian Maria Fara, presidente Eurispes
© Foto : Eurispes
Gian Maria Fara, presidente Eurispes

Non lo escluderei categoricamente, anche se sarebbe un percorso non facile e forse accidentato, perché metterebbe in discussione una storia di trent’anni ma, soprattutto, perché significherebbe rinunciare ad una identità certa in cambio di un possibile consenso da conquistare presso l'elettorato più moderato. Probabilmente la Lega cercherà di prendere, piano piano, le distanze dal gruppo di Visegrád, senza per questo arruolarsi tra i popolari con i quali a Bruxelles terrà una posizione dialogante e disponibile su temi specifici di volta in volta. Mentre il rapporto con Marine Le Pen non penso possa essere messo in discussione.

È l’ipotesi di passare ai Conservatori e riformisti europei alla guida della sua alleata storica Giorgia Meloni è esclusa?

Credo che di Giorgia Meloni il Centro-destra e quindi neppure la Lega possano fare a meno. Anzi, la Meloni può essere la punta di diamante per aprire anche alla Lega nuove prospettive politiche a livello europeo.

Secondo Swg, la Lega continua a calare, dal 34,4% delle Europee del 2019 al 24%. Mentre Fratelli d’Italia è ora terzo partito, dopo il Pd, e prima del M5S, con il 16%. A questo va aggiunto il risultato deludente delle amministrative, in più il Covid ha rimesso al centro della scena politica Conte mettendo nell'angolo l’opposizione. È evidente che alla Lega serve un salto di qualità. Cosa deve fare Salvini per rafforzare la sua percezione pubblica e la  considerazione internazionale del Partito, e infine per mantenere la sua leadership?

Non commento mai dati o analisi che non produca il mio Istituto. Che alla Lega serva un salto di qualità è fuori discussione e questo lo capisce perfettamente anche Salvini, ma pensare che esistano due Leghe, quella di Salvini e quella di Giorgetti, è, secondo me, profondamente sbagliato.

I due fanno gioco di squadra: l’uno rappresenta la Lega di lotta, sia pure meno cruenta che nel recente passato, e l’altro la Lega di Governo.

Sono le due facce della stessa medaglia di un movimento che è ormai diventato partito e che come tale è caricato di nuove responsabilità a livello nazionale e internazionale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook