01:20 22 Ottobre 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
11819
Seguici su

La manifestazione dei no mask recentemente organizzata nella capitale ha scatenato numerose polemiche in un periodo quando la curva dei contagi ha ricominciato a salire. La fatidica seconda ondata è ufficialmente arrivata, ma i medici “eroi” sono pronti ad affrontare la stessa situazione critica dei mesi scorsi?

Gli infermieri e i medici durante i mesi più difficili dell’epidemia sono stati applauditi dai balconi e sono diventati gli eroi del Paese, molti hanno perso la vita svolgendo il proprio dovere in prima linea. Nei mesi estivi e oggi, quando i casi Covid continuano a salire, le imprese del personale medico sono finite nel dimenticatoio.

Il personale medico, pur essendo più preparato a ciò che va incontro, non ha le energie per affrontare un’altra ondata di malati Covid e spera nel buon senso dei cittadini. “La mascherina in questo momento è fondamentale perché è l’unico strumento che si ha per limitare il contagio che avviene per via aerea”, racconta in un’intervista a Sputnik Italia Giulia Medea Oriani, infermiera di 30 anni che ha lottato in prima linea contro il Covid nel Milanese e dopo aver contratto il virus è rimasta colpita in seguito da due trombosi profonde e da problemi cardiaci.

— Lei con i suoi colleghi ha dovuto affrontare in prima linea il coronavirus nei mesi scorsi. Giulia Medea Oriani, che cosa avete vissuto sulla propria pelle?

— Abbiamo vissuto una situazione che abbiamo poi paragonato ad una guerra: è stata una tormenta arrivata all’improvviso che ci ha travolti. Abbiamo vissuto tanta paura di ammalarci, la solitudine del reparto improvvisamente svuotato dai parenti, abbiamo visto solo pazienti sedati ed intubati. Abbiamo visto l’estrema tristezza della morte che era come una compagna costante in quel periodo. È stato molto difficile.

— Lei stessa si è contagiata. Quali conseguenze ha provocato il Covid alla sua salute?

— Ho contratto il Covid in una forma abbastanza leggera inizialmente, finché ero positiva avevo solo un po’di difficoltà respiratoria. Il problema è sorto in seguito, perché ho avuto problemi vascolari. La vasculite è una malattia legata al Covid: ho avuto due trombosi venose profonde, per cui ho dovuto fare una terapia prima sottocutanea, oggi prendo ancora le pastiglie di anticoagulanti. Ho avuto anche problemi cardiaci, per cui sono sotto anche ad altri farmaci. Devo fare delle visite per valutare se sospendere questi farmaci però per il momento li sto assumendo.

— Qual è il suo punto di vista sulle manifestazioni dei “no mask”? Che cosa ne pensa di chi non porta la mascherina e dei cosiddetti “negazionisti”?

— Avendo vissuto tutto ciò che ho vissuto sia come professionista sia come malata queste manifestazioni mi fanno solo una gran rabbia. Credo che queste persone non abbiano bene idea di quello che sia successo, che non abbiano idea di come funzioni la scienza. Nonostante questo si permettono di esprimere un’opinione. Indipendentemente dal fatto che possa essere giusta o sbagliata queste persone si sentono in diritto di esprimerla. Il diritto di parola esiste in Italia, ma bisognerebbe limitarsi a parlare di ciò che si conosce. Queste persone non conoscono il tema di cui parlano, ma lo fanno e creano grossi danni perché andare in giro senza la mascherina per un positivo asintomatico è come andare in giro con un mitra puntato alla testa di decine di persone.

— Quanto è importante l’uso della mascherina?

— La mascherina in questo momento è fondamentale perché è l’unico strumento che si ha per limitare il contagio che avviene per via aerea. Deve sempre essere accompagnata dall’igiene delle mani e dal distanziamento sociale. Se io ho la mascherina ma tossisco mentre non la indosso e poi tocco qualcosa o tocco un’altra persona la trasmissione può avvenire ugualmente.

La mascherina è fondamentale, è importante che sia indossata da chi è affetto dal virus. La mascherina chirurgica difende il prossimo, è un gesto positivo verso l’altro, un gesto di protezione dell’altro. Se io la indosso ma incontro un ammalato senza mascherina il rischio per me di ammalarmi è molto alto. Se entrambi abbiamo la mascherina il rischio è vicino allo zero.

È l’unica cosa che possiamo fare per non rimanere chiusi in casa, in fondo indossare una mascherina è un fastidio, ma non uccide nessuno, non porta ipercapnia. Lavoro da sempre con la mascherina e non sono ancora morta. Si può fare un piccolo sforzo per il benessere del prossimo!

— Qual è la situazione attuale? Qual è il vostro stato d’animo?

— Preoccupazione. Siamo estremamente preoccupati perché la seconda ondata è ormai arrivata. Abbiamo avuto pochi mesi di tranquillità in cui il nostro ospedale è passato dall’essere totalmente Covid a tornare alla situazione di negatività precedente. Adesso stiamo riosservando un aumento dei casi e dei ricoveri.

Alcuni centri hub per quanto riguarda la Lombardia i giorni scorsi erano già saturi. Al momento la situazione sembra essere migliore rispetto a quella di marzo, intendo che la gravità dei ricoveri sembra più bassa. Noi però non abbiamo la minima idea di quale possa essere l’andamento del virus, dipende da come si comportano le persone nella vita di tutti i giorni, oltre alle caratteristiche per certi versi ignote del virus.

Se non non si riesce ad avere un controllo sugli spostamenti, sui contagi fra persone negli uffici, sui mezzi pubblici non abbiamo idea di come evolverà la situazione. Nessuno di noi vorrebbe trovarsi a rivivere quello che ha vissuto a marzo.

— Che ne dicano i diversi opinionisti il personale medico sarà sempre al suo posto in prima linea… Siete pronti ad affrontare la stessa situazione? Avete paura di essere un po’abbandonati?

— Siamo maggiormente pronti di quanto non lo fossimo a marzo. Sappiamo a cosa stiamo andando purtroppo incontro, però non abbiamo minimamente le forze, non abbiamo più le energie che avevamo prima, siamo provati da un periodo lungo di lavoro sfiancante. È vero, è un lavoro che ci siamo scelti ed è ciò che ci viene rinfacciato dalle persone quando ci lamentiamo, ma noi non abbiamo scelto di fare doppi turni, di lavorare bardati completamente senza poter fare una pausa per 8 ore consecutive in condizioni massacranti di lavoro.

Le forze per tornare a lavorare in queste condizioni sono carenti. Speriamo che qualcuno si metta la mano sulla coscienza e che non si arrivi a quel disastro. Molti miei colleghi sono già tornati a lavorare in reparto Covid. Siamo passati da essere gli eroi ad essere dimenticati, quindi andremo avanti a fare il nostro lavoro nel dimenticatoio con la speranza che qualcosa cambi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook