13:04 21 Ottobre 2020
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“Chi viene a Roma vede una città morta. Quella con me sarà una rinascita, lo dice il nome del mio partito, Rinascimento”, presenta così alla stampa la sua candidatura a sindaco di Roma il critico d’arte Vittorio Sgarbi, che vede nella cultura il vero rilancio della capitale. Il suo slogan è più romano che mai: Sgarbi Per Qualificare Roma (SPQR).

Roma è una città mortificata e umiliata secondo il noto critico d’arte che scende per primo in campo candidandosi a sindaco di fronte agli indugi degli altri partiti. Durante la conferenza stampa alla domanda sull’appoggio della sua candidatura dal centrodestra Sgarbi non ha usato giri di parole: “se non ci sarà convergenza sul mio nome, allora si facciano le primarie. Devono essere primarie oneste, ogni partito dica chi è il suo candidato e vinca il migliore”. Sgarbi ha anche anticipato che vorrebbe in squadra quattro ex assessori 5 stelle.

Che cosa farebbe Sgarbi da sindaco per ridare a Roma la “dignità di capitale” usando le stesse parole del candidato di Rinascimento? Sputnik Italia lo ha chiesto in un’intervista esclusiva direttamente al critico d’arte Vittorio Sgarbi.

— Candidarsi a sindaco di una città come Roma fa paura, non ci sono ancora nomi ufficiali, nemmeno dal centrodestra. Lei, Vittorio Sgarbi, apre le danze. Non ha paura?

— No, non ho paura, perché ogni impresa richiede uomini coraggiosi. Bisogna immaginare che su una città grande tu debba avere dei collaboratori di grande qualità. Andranno cercati personaggi che siano in grado di risolvere i vari segmenti di competenza: ci sarà chi si occupa dei teatri, chi delle strade e via dicendo. Ora stiamo lavorando su un gruppo di persone veramente capaci.

— Lei ha dichiarato che la Raggi è “la più grande calamità naturale dopo il grande incendio di Roma sotto Nerone”. Perché? In cosa sbagliava Virginia Raggi?

— Stimolata da quel demente di Grillo ha rinunciato alle Olimpiadi, è già la prova della volontà di ridurre una città come se fosse musulmana, ridurla cioè al sacrificio e alla penitenza. Uno può anche perdere la gara, ma è bene che vi partecipi. Se un sindaco impedisce anche di partecipare deve essere un coglione. Nella città più bella del mondo l’unico progetto nuovo che fai è lo stadio con tre grattacieli? Che idea è?

La Raggi è sparita, da qualche mese non la sentiamo più, la sua assenza è la cosa migliore che possa accadere. La sua presenza è inutile. La Raggi mi pare una rivale facile. Io voglio che la città diventi come Parigi, con tutti i musei aperti, gratis. Voglio che sia una città della bellezza e del piacere. Così è una città della penitenza.

— “Chi viene a Roma vede una città morta” ha detto ai giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione della sua candidatura. “Roma deve rinascere, bisogna ridare a Roma la dignità di capitale” ha aggiunto. Come intende procedere: quali sono le linee guida e le urgenze sulle quali si focalizzerebbe?

— L’urgenza è quella della vita. Quando sarà finito il Covid avremo la vittoria e tutto dovrà essere riaperto. I commercianti vanno aiutati, gli alberghi andranno riproposti. Roma deve diventare come Parigi, un posto dove un turista viene a visitare i più grandi musei. Nelle graduatorie siamo all’ottavo posto come musei visitati, veniamo battuti dal Metropolitan, dal Louvre.

I Musei Vaticani, che sono il terzo museo del mondo, non appartengono a Roma. Vanno secondo me messi invece in un unico pacchetto. Roma è anche Michelangelo, Raffaello e i Musei Vaticani. Se noi mettiamo insieme i Musei Vaticani, i Musei Capitolini e la Galleria Borghese abbiamo più visitatori del Louvre e diventiamo il primo Paese culturale del mondo. Questo bisogna farlo pesare: chi ha il petrolio usa il petrolio, chi ha le opere d’arte usa le opere d’arte. Non c’è ragione di mortificarsi e vivere in una dimensione subalterna.

Per questo motivo i musei devono essere gratis, le scuole aperte alle 10 del mattino senza obbligare la gente a portare i bambini di corsa, poi serve la riduzione della mortificazione delle multe fatte solo per incassare danaro. Ciò significa eliminazione della patente a punti, degli autovelox, tutto quello che deve essere restituito alla libertà dei cittadini e non allo Stato di polizia. Roma deve diventare una città festosa, allegra, viva. Non una città morta come è diventata.

— Chi vive a Roma conosce le difficoltà legate all’immondizia e ai trasporti che funzionano male. Secondo lei quindi la cultura può essere il motore del rilancio in grado di portare risorse anche in altri settori?

— Quando uno va a Parigi va al Louvre. Parigi, che è molto meno bella di Roma, è piena di cose che funzionano, ma il turismo è legato ad un grande museo. Noi, che abbiamo molte più cose, non capisco perché dobbiamo vedere musei chiusi, musei poco visitati; noi dobbiamo investire in una Roma della bellezza. Per questo io sono la persona più adatta, perché mi occupo di questa materia. Gli altri si occuperanno delle buche, delle strade e dei trasporti, ma il più importante sindaco di Roma degli ultimi decenni è stato Giulio Carlo Argan, un critico dell’arte.
La gratuità dei musei è il primo passo, ogni museo potrà avere delle aeree a pagamento che sono le mostre, l’accoglienza, cioè un gran ristorante o un bar, che servono ad animare un luogo. Tutta Italia con i suoi musei incassa ogni anno meno di 200 milioni di euro, poco più del doppio che fa con 70 milioni il Louvre. Dobbiamo fare diventare i musei dei luoghi amici, dove le persone vanno come a casa loro. Un romano non va ai musei, non li ritiene come casa propria, un parigino sì.

— Durante il suo discorso alla stampa ha parlato di Ostia e del referendum da fare secondo lei per la sua autonomia. Possiamo dire che Ostia è un gioiello abbandonato e sprecato, un territorio sul mare a trenta minuti dal centro, un luogo storico da rivalutare?

— Sì, bisogna intenderla non come una rinuncia, ma come una necessità di dare maggior forza ad un luogo. Quando si fece il referendum fra Mestre e Venezia non vinse Mestre, per lo meno il voto si è fatto. Occorre farlo per ragioni democratiche, bisogna far decidere a chi vive in quei luoghi quale sia la scelta migliore. Non si capisce perché non si possa votare per l’autonomia di Ostia.

— Circolano diversi nomi, lei che idea si è fatto degli altri candidati da Calenda a Giletti? Perché Sgarbi è meglio?

— Giletti è un personaggio televisivo che non ha fatto nessuna esperienza politica, io ho fatto il sindaco tre volte, il deputato 30 anni. Calenda non ha dato particolari prove di riuscita nei campi dove si è mosso. Sono persone abbastanza incompiute rispetto a me. Posso essere odiato da qualcuno, ma quello che ho fatto si sa. Di loro due sappiamo poco.

— Direi di fermarci qui, se non vuole aggiungere nient’altro.

— Ho trovato lo slogan: “Sgarbi Per Qualificare Roma”, S.P.Q.R.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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