06:02 24 Ottobre 2020
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Mentre Bruxelles si prepara a varare nuove sanzioni contro la Russia in relazione al caso Navalny, il ministro degli Esteri Di Maio ha raggiunto a Mosca per un bilaterale il suo omologo Sergey Lavrov, il quale ha definito “costruttiva” la posizione italiana per rapporto agli altri paesi russofobi dell’Unione Europea.

Tanti i dossier affrontati a Mosca da Lavrov e Di Maio, in primis la Libia, scacchiere che vede protagonista la Russia e dove tutt’oggi rimangono bloccati i pescatori italiani sequestrati dai libici, ma anche la situazione in Nagorno-Karabakh e la strategia comune contro la pandemia.

Quale peso ha il bilaterale di Mosca fra Lavrov e Di Maio? L’Italia è il Paese che mantiene aperto il dialogo fra Mosca e l’Europa? Qual è il ruolo della Russia in Libia? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Michela Mercuri, esperta di Libia, docente di Storia contemporanea dei Paesi mediterranei all’Università di Macerata.

— “Apprezziamo molto l’atteggiamento e la posizione costruttiva italiana” ha detto il ministro degli Esteri Lavrov in conferenza stampa con il suo omologo Di Maio a Mosca. Michela Mercuri, che significato ha secondo lei questo bilaterale a qualche giorno dall’annuncio di nuove sanzioni europeo contro la Russia? L’Italia è il Paese europeo che porta avanti il dialogo con Mosca?

— L’Italia fra tutti i Paesi dell’Unione Europea si è sempre dimostrata quello maggiormente vicino alla Russia, per tante questioni, in primis quella economica. Ricordo che già nel luglio 2019 in occasione della visita di Putin in Italia il premier Conte disse che l’Italia puntava ad un pressing diplomatico all’interno dell’Unione europea per convincere tutti i partner europei a revocare le sanzioni. Questo concetto è stato ribadito nel recente dialogo fra Lavrov e Di Maio.

L’Italia si trova in una posizione scomoda da questo punto di vista, perché le sanzioni alla Russia pesano moltissimo sulla nostra economia, ma dall’altra parte l’Italia, come sappiamo bene, è imbrigliata nei diktat europei su molte questioni e difficilmente si scosterà dall’asse francese e tedesco nei confronti della Russia. Credo che l’Italia dovrà utilizzare un forte pragmatismo diplomatico, perché la Russia resta per noi un’importante priorità strategica, non soltanto da un punto di vista economico, ma anche per alcuni dossier internazionali, come la Libia.

— Fra i temi sul tavolo dei due ministri, infatti, c’era anche la Libia. Lavrov e Di Maio concordi sull’urgenza di nominare un nuovo inviato speciale; si è parlato durante il bilaterale anche della necessità delle esportazioni di petrolio dalla Libia. Secondo lei questo incontro porterà a dei risultati tangibili?

— Le esportazioni di petrolio libico sono riprese già da qualche giorno grazie ad un incontro fra il vice premier libico Ahmed Maitig e Khalifa Haftar e grazie agli incontri intra libici, come quello del Cairo di pochi giorni fa. Si sta procedendo ad un dialogo costante fra le parti per mantenere anche il cessate il fuoco. In questo caso è importante il ruolo di tutti i Paesi coinvolti in Libia, Russia e Italia comprese. Sicuramente però il ruolo della Russia, che è molto vicina ad Haftar e ai giocatori dell’est, è molto più incisivo di quello dell’Italia.

— Oggi qual è quindi il peso di Mosca sullo scacchiere libico? E quello dell’Italia?

— Nonostante la sconfitta di Haftar, storico alleato della Russia, Mosca gode ancora di una posizione importante in Libia grazie ai colloqui costanti con la Turchia, che sostiene gli attori dell’ovest libico. Credo che Mosca possa ancora ricoprire un ruolo importante nelle trattative per il futuro del Paese. L’Italia ha completamente perso il suo ruolo nel Paese, perché si è disinteressata specialmente nell’ultimo anno lasciando campo libero alla Turchia, che ha supportato Sarraj con uomini e armi di ultima generazione. Il ruolo italiano in questo momento è molto marginale, al contrario del ruolo di Mosca, che è intervenuta direttamente sul campo.

— Qual è la sua idea personale sulla vicenda dei pescatori italiani bloccati in Libia da più di 40 giorni?

— Personalmente non so cosa stiano facendo le intelligence italiane per riportare in Italia i nostri pescatori sequestrati in Libia. Posso soltanto dire che questa vicenda è la dimostrazione plastica della debolezza dell’Italia sul dossier libico. Roma si è dovuta rivolgere ad alcuni mediatori, fra cui anche alla Russia, ma soprattutto agli Emirati Arabi e all’Egitto, i principali alleati di Haftar sul terreno, per riuscire in qualche modo ad intavolare delle trattative per la liberazione dei nostri pescatori.

— Mosca a suo avviso potrebbe in qualche modo fare da mediatore con Haftar nel dossier dei pescatori?

— Che i recenti dialoghi fra Lavrov e Di Maio abbiano riguardato anche la vicenda dei nostri pescatori non è apparso chiaramente sui giornali, ma credo che all’interno dei temi di dibattito vi sia stato anche questo, cioè la richiesta di aiuto da parte dell’Italia a Mosca di una sponda diplomatica per sbrogliare la complessa questione. Mosca, essendo vicina ad Haftar, è un attore che potrebbe sicuramente aiutarci nelle trattative. Da indiscrezioni che sono apparse negli ultimi giorni anche sui quotidiani italiani sembrano però gli Emirati Arabi Uniti ad essere l’attore che maggiormente potrebbe riuscire a fungere da mediatore su questo dossier.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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