14:13 31 Ottobre 2020
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Tensione nel Nagorno-Karabakh (87)
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L'ambasciatore dell'Azerbaigian in Italia, Mammad Ahmadzada, spiega a Sputnik Italia quali sono le condizioni per ottenere la pace nella regione. E sull'Italia: "Ci aspettiamo che svolga un ruolo importante nella soluzione della crisi".

"Il ritiro completo delle forze armate dell’Armenia dai territori occupati dell'Azerbaigian e il ripristino dell’integrità territoriale del nostro Paese". Sono queste le richieste del governo azerbaigiano all'indomani del raggiungimento di una prima tregua nel conflitto del Nagorno-Karabakh, la regione dove lo scorso 27 settembre sono riprese le ostilità tra Baku e Erevan. Una posizione, questa, ribadita dall'ambasciatore dell'Azerbaigian in Italia, Mammad Ahmadzada, intervistato da Sputnik Italia.

— Venerdì notte i ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian hanno raggiunto un’intesa per il cessate il fuoco. È la fine di questa escalation o pensa che le ostilità siano destinate a continuare?

— È stato dichiarato un cessate il fuoco per scopi umanitari, mediato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa e secondo i suoi criteri per lo scambio di prigionieri di guerra, altri detenuti e le salme dei morti. Saranno inoltre concordati i parametri specifici del cessate il fuoco. La pace e la sicurezza nella regione dipenderanno da come si comporterà l'Armenia, Paese occupante, che ha subito un’aspra sconfitta sul campo di battaglia. Se l'Armenia vuole la pace, deve essere sincera e costruttiva nei negoziati ed accettare i principi fondamentali per risolvere il conflitto. I negoziati devono portare a una soluzione politica al conflitto e al ritiro completo delle forze armate dell’Armenia dai territori occupati dell'Azerbaigian, in conformità ai requisiti delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu.

— Come è iniziato questo nuovo conflitto?

— L’Azerbaigian, nonostante l’occupazione dei suoi territori, ha cercato di risolvere pacificamente il conflitto, impegnandosi nei negoziati, nel quadro del Gruppo di Minsk dell’Osce. I negoziati, che si svolgono da circa 30 anni, non hanno portato nessun risultato, poiché l’Armenia, in questi anni, ha sempre cercato di sabotarli, al fine di prolungare il processo e perpetuare lo status quo. Le dannose azioni del primo ministro armeno Nikol Pashinyan, prive di esperienza, non solo hanno aggravato la già difficile situazione in quel Paese ma hanno anche inferto un duro colpo al processo negoziale, già molto delicato. Pashinyan e la sua dittatura rivoluzionaria avevano perso così tanto il loro senso della realtà che non nascondevano nemmeno le loro nuove intenzioni di guerra, per occupare nuovi territori dell'Azerbaigian. 

Il 27 settembre mattina le forze armate dell’Armenia, senza trarre conclusioni dall’avventura militare fallita dello scorso luglio nel distretto azerbaigiano di Tovuz, hanno sottoposto gli insediamenti e le posizioni militari dell’Azerbaigian a bombardamenti da più direzioni, utilizzando armi di grosso calibro, mortai e installazioni di artiglieria di vario calibro. Le forze armate dell'Azerbaigian hanno attuato misure di controffensiva e ritorsione nel quadro del diritto all'autodifesa nel nostro territorio sovrano, al fine di garantire la sicurezza della popolazione civile, che vive vicino alla linea di contatto, prevenire ulteriori aggressioni militari dell’Armenia e costringere l’Armenia alla pace. Le operazioni di autodifesa delle forze armate dell’Azerbaigian hanno avuto molto successo e fino a ieri sono stati liberati dall’occupazione una città, una cittadina e 34 villaggi dell’Azerbaigian.

— Quali sono le vostre condizioni per far tacere le armi?

— Il ritiro completo delle forze armate dell’Armenia dai territori occupati dell'Azerbaigian e il ripristino dell’integrità territoriale del nostro Paese.

— Qualcuno ha accusato la Turchia di voler soffiare sul fuoco fornendo supporto militare al vostro Paese. È così? Che ruolo hanno le potenze della regione? 

— In questi giorni stiamo assistendo a una feroce guerra ibrida dell'Armenia e dei circoli sotto la sua influenza contro l'Azerbaigian. La parte armena, subendo una grave sconfitta sul campo militare, sta conducendo una grande campagna di disinformazione e di falsità contro l'Azerbaigian, con l'obiettivo di condurre intenzionalmente in errore la comunità internazionale. La Turchia ha un ruolo stabilizzante nella regione e quello della Turchia è un sostegno morale, e nient’altro. Questo è un conflitto tra l’Armenia e l’Azerbaigian, uniche due parti in causa, mentre l’Armenia tenta di presentarlo diversamente, per coinvolgere parti terze nel conflitto.

— Il presidente francese Emmanuel Macron è stato tra quelli che hanno denunciato la presenza di “mercenari siriani” nelle file dell’esercito azerbaigiano. Il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha smentito categoricamente, chiedendo le scuse del capo dell’Eliseo. Qual è la vostra versione sulla vicenda?

— Rispondo a questa domanda non solo con la nostra versione, ma con quello che corrisponde alla verità. Queste affermazioni fanno parte della campagna di falsità contro l'Azerbaigian. Coloro che diffondono queste affermazioni devono dimostrarne le prove. Ma le prove non ci sono. L’esercito dell’Azerbaigian è sufficientemente preparato e addestrato per garantire la protezione del suo popolo e del suo territorio. L’Azerbaigian ha una riserva di mobilitazione molto ampia, con i suoi dieci milioni di abitanti, a fronte dei due milioni dell'Armenia e non ha bisogno di risorse umane. Abbiamo attrezzature moderne. Abbiamo tutte le componenti militari necessarie per liberare la nostra terra. È quello che abbiamo fatto in questi giorni. Ci sono invece le prove della presenza di mercenari dalla parte dell’Armenia. Come è già stato fatto prima dell’inizio degli attuali scontri e come confermato da questi combattimenti, si rileva l’insediamento illegale da parte dell’Armenia, nei territori occupati dell'Azerbaigian, di persone provenienti dalla Siria e dal Libano, allo scopo di utilizzarli come mercenari. 

Anche il presidente dell’Armenia, Armen Sarkisian, in un’intervista al canale Al-Jazeera in questi giorni, ha confermato che foreign figthers stanno combattendo dalla parte dell’Armenia: “Sono di etnia armena e non c'è niente di sbagliato nel fatto che, nonostante siano cittadini di paesi diversi, stanno combattendo nel Nagorno-Karabakh. Ammettiamo la partecipazione di armeni di diversi Paesi alle ostilità”, ha sottolineato il capo di stato dell’Armenia. Tali affermazioni del presidente dell’Armenia non hanno bisogno di commenti e lasciano senza parole, e sorprende che non abbiano trovato la degna condanna internazionale. Tra questi foreign fighters sono presenti anche i membri di organizzazioni terroristiche internazionali come ASALA - Esercito segreto armeno per la liberazione dell'Armenia, fondato in Medio Oriente. Consiglio ai lettori di non credere alle bugie della propaganda armena, che è un elemento chiave della guerra ibrida dell’Armenia contro l'Azerbaigian, e di indagare a fondo prima di giungere a qualsiasi conclusione sulle affermazioni della parte armena. Vorrei cogliere l'occasione per chiarire una serie di punti. Il Nagorno-Karabakh non è un'enclave, ma la parte montuosa della regione del Karabakh, la terra storica dell'Azerbaigian, ed è un territorio riconosciuto a livello internazionale del nostro Paese. 

La “repubblica del Nagorno-Karabakh” o la “repubblica di Artsakh” non è niente altro che un’entità illegale, criminale e fantoccia creata da parte dell’Armenia nei territori occupati per mascherare la sua aggressione militare contro l’Azerbaigian. Insieme al Nagorno-Karabakh, l'Armenia ha occupato anche sette distretti circostanti dell'Azerbaigian (Agdam, Fizuli, Jabrayil, Zangilan, Gubadli, Lachin, Kalbajar). Prima della guerra, il 25 per cento della popolazione del Nagorno-Karabakh e il 100 per cento della popolazione dei sette distretti circostanti erano azerbaigiani. Durante l’occupazione l’Armenia ha commesso crimini di guerra, il genocidio di Khojaly contro civili azerbaigiani e ha effettuato la pulizia etnica contro tutti gli azerbaigiani in quei territori e li ha espulsi da quei territori con forza. Oggi ci sono più di un milione di rifugiati e sfollati interni in Azerbaigian. Tutti loro sono stati privati ​​del diritto di tornare nelle loro terre natali e persino di visitare le tombe dei loro familiari per 30 anni.

Vivere nella regione del Nagorno-Karabakh non è solo un diritto degli armeni, ma anche di oltre 80mila azerbaigiani, che vi sono stati espulsi con la forza. Le forze armate dell’Azerbaigian stanno combattendo nel territorio sovrano del nostro paese per porre fine all’occupazione dei territori dell’Azerbagian.

Invece, le forze armate dell’Armenia stanno combattendo per continuare l'occupazione e conquistare nuovi territori azerbaigaini. L'Azerbaigian vuole giustizia! Tutti i documenti adottati dalle organizzazioni internazionali in relazione al conflitto, comprese quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, confermano l’appartenenza della regione del Nagorno-Karabakh all’Azerbaigian, richiedono il ritiro immediato, completo e incondizionato delle forze armate dell’Armenia da tutti i territori occupati dell'Azerbaigian e il ritorno dei rifugiati e degli sfollati interni azerbaigiani nelle loro terre. Da quasi 30 anni l'Armenia ignora questi documenti, persegue la sua politica di aggressione e inganna la comunità internazionale con le sue bugie.

— Ci sono stati contatti tra il governo azerbaigiano e quello italiano in queste settimane, e di che tipo? Vi aspettavate un maggior coinvolgimento dell’Italia e in generale dell’Unione europea per la risoluzione del conflitto? 

— Abbiamo visto in questi giorni l’attenzione da parte dell’Italia a questa vicenda, sulla quale immediatamente si è espressa anche la Farnesina e successivamente il presidente Giuseppe Conte. Inoltre, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, ha avuto un colloquio telefonico con il nostro Ministro degli Affari Esteri, Jeyhun Bayramov, così come è stata espressa la posizione dell’Italia in varie occasioni in questi giorni. Al di là della profonda preoccupazione espressa dall’Italia per l’intensità degli scontri, credo che il messaggio chiave dell’Italia è che l’attuale crisi militare dimostra l’insostenibilità dello status quo e la necessità del rilancio dei negoziati, attraverso la mediazione del Gruppo di Minsk, senza precondizioni e con un serio impegno delle parti.

L’Italia da parte sua ha rimarcato il suo impegno al rilancio dei negoziati stessi. Poiché l'Armenia è interessata a mantenere lo status quo e, come ho detto, il suo obiettivo è sempre stato il prolungamento dei negoziati e ne ha posto ultimamente assurde condizioni, è evidente che il messaggio dell'Italia sia indirizzato all'Armenia, perché cessi il suo atteggiamento dannoso e dimostri una posizione costruttiva. L'esperienza ha dimostrato che l'approccio bilanciato verso le parti e il metterle sullo stesso piano non ha portato nessun risultato, anzi ha favorito l’aggressione dell'Armenia e la sua mancanza di rispetto per il diritto internazionale, come dimostrato dai fatti di questi giorni. Per cui è necessario fare una distinzione tra vittima e aggressore. Auspichiamo da tutta la comunità internazionale una pressione sull'Armenia, poiché questo Paese abbandoni la sua politica di aggressione, adempia i requisiti delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e inizi a ritirare le sue forze armate dai nostri territori. Apprezziamo la volontà dell'Italia di contribuire più da vicino al processo di pace e riteniamo che l'Italia abbia elementi seri per svolgere un ruolo più attivo in questo processo, considerando il fatto che l’Italia è un paese membro del Gruppo di Minsk e, nella persona dell’allora sottosegretario Mario Raffaelli che è stato il suo primo presidente, ha lasciato un ottimo ricordo istituzionale.

— Qual è lo stato dei rapporti tra Azerbaigian e Italia? 

— L’Azerbaigain e l’Italia godono di rapporti eccellenti a 360 gradi e di un partenariato strategico, sancito nella Dichiarazione Congiunta sul Rafforzamento del Partenariato Strategico Multidimensionale tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica Italiana, firmata nel febbraio scorso da parte del Presidente Ilham Aliyev e del Presidente Giuseppe Conte, durante la visita di Stato del nostro Presidente in Italia. 

— Il conflitto in corso in Nagorno-Karabakh rischia di avere ripercussioni sul piano internazionale e quali?

— Come già menzionato questo conflitto è la nostra questione bilaterale con l'Armenia. Il tentativo dell'Armenia di internazionalizzare il conflitto è molto inefficace, distruttivo e pericoloso. In questi giorni, abbiamo visto il primo ministro armeno chiamare ripetutamente e supplicare in richiesta di aiuto le principali capitali del mondo. Come ho detto, in questi giorni, abbiamo assistito anche a una grande campagna di disinformazione contro l'Azerbaigian. Ma è ridicolo il fatto che l'obiettivo della parte armena con tutti questi tentativi sia di ottenere niente altro che il sostegno da parte del mondo alla sua politica di occupazione. L'Armenia non vuole capire che la principale minaccia alla sicurezza nella regione è la sua occupazione dei territori dell'Azerbaigian. Affinché la pace arrivi nella regione questa occupazione deve finire. Il Karabakh è una questione nazionale morale per l’Azerbaigian e il mio Paese ripristinerà la sua integrità territoriale a tutti i costi. I risultati dei recenti combattimenti sono un segnale serio per l'Armenia, per capire che deve abbandonare la sua politica di aggressione.

— Lei ha parlato di “modello Trentino Alto Adige” per risolvere la questione della regione contesa, ci spiega come funzionerebbe un’eventuale soluzione di questo tipo? 

— Il Nagorno-Karabakh non è una regione contesa, è un territorio dell’Azerbaigian occupato dall’Armenia. Credo che nella fase attuale possa sembrare non tempestivo o prematuro discutere questa tematica e che solo il ritiro delle forze militari di occupazione dell’Armenia dai territori dell’Azerbaigian potrà stabilire un’atmosfera adeguata, per discutere gli elementi necessari alla soluzione, incluso lo status della regione, nel quadro dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian. Il “modello Trentino Alto Adige” è uno di quegli elementi seri con cui l'Italia può svolgere un ruolo più attivo nel processo di pace e questo modello per noi rimane uno dei modelli migliori che possa essere considerato nell’ambito della risoluzione del conflitto, in cui le comunità armena e azerbaigiana possono vivere inseme in pace e dignità, nella regione del Nagorno-Karabakh, sotto un’autonomia entro i confini dell’Azerbaigian. Detto questo, in quanto membro responsabile dell’Unione Europea e nostro partner strategico, ci aspettiamo che l’Italia svolga un ruolo importante nel processo della soluzione.

NOTA DELLA REDAZIONE:

Una nuova escalation di ostilità, senza precedenti dalla guerra del 1992-1994, è scoppiata nel Nagorno-Karabakh il 27 settembre, con Armenia e Azerbaigian che si accusano a vicenda di averla provocata.

L'autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh ha denunciato attacchi di artiglieria azera contro varie città tra cui la capitale, Stepanakert.

Russia, Stati Uniti e Francia, co-presidenti del Gruppo OSCE di Minsk incaricato di risolvere il conflitto di lunga data che dura da più di tre decenni, hanno chiesto la fine immediata delle ostilità in Karabakh e la ripresa del dialogo senza alcuna condizione preliminare.

In precedenza nella notte, dopo 10 ore di trattative a Mosca, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che Armenia e Azerbaigian hanno concordato un cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh, a partire dal 10 ottobre, per scambiare i prigionieri e i corpi dei caduti.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
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