05:54 20 Ottobre 2020
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Svanito il tentativo di spallata auspicato dal centro destra con le elezioni regionali di settembre, ora la coalizione di governo, dopo lo scampato pericolo, sta accelerando sulla sua agenda pro-migrazionista.

Non solo è stato approvato il nuovo Decreto sicurezza che accantona definitivamente i precedenti provvedimenti di Salvini, ma addirittura si cerca di premere l’acceleratore per una nuova legge sulla cittadinanza, che preveda lo ius soli e lo ius culturale. Accoglienza ad ampio raggio, protezione umanitaria, divieto di respingimenti con la cancellazione delle sanzioni per le Ong, in sostanza è questo il fulcro delle nuove norme. 

Sull’onda di questa svolta l’onorevole Laura Boldrini non esita a ritenere conclusa la “stagione del salvinismo”. 

Siamo davanti a una nuova stagione di “porti aperti” dove chiunque voglia migrare in Italia lo potrà fare senza alcuna restrizione o condizione? Ma soprattutto, quali saranno le conseguenze sull’Italia? Sputnik Italia ne ha parlato con l’onorevole della Lega Paolo Grimoldi.

— Onorevole, la Lega ha in programma azioni pratiche per contrastare il nuovo Decreto sicurezza?

— Assolutamente si! Faremo le barricate in Parlamento, eventualmente interverremo anche con una raccolta firme per chiederne l’abrogazione attraverso il referendum.

 Matteo Salvini ha commentato il nuovo Decreto sicurezza con questa affermazione: “...Si torna esattamente alla mangiatoia sull’immigrazione clandestina e ai permessi regalati a chiunque cammina per strada e agli sbarchi a migliaia... Onorevole, al momento attuale è possibile opporsi al nuovo trend di politica migratoria in Italia?

— Matteo Salvini ha ragione, perché l’immigrazione clandestina è soprattutto un business. Eravamo arrivati a metterci quattro miliardi e mezzo di euro per l’accoglienza dei cosiddetti “immigrati” che non erano, lo sottolineo, “profughi”, ma come ampiamente poi dimostrato: clandestini e migranti economici. Adesso, tra l’altro, non arrivano più dalla Libia, ma addirittura dalla Tunisia che non fa più una guerra dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

È evidente che è un business, dopo di che le domande sorgono spontanee. Questo business che ha all’interno cooperative di gente che vive di questi soldi riguarda anche i 5 Stelle? A questo punto è lecito pensare che anche i 5 Stelle possano avere interessi sull’immigrazione clandestina.

Detto questo, certo che è possibile opporsi a questa tendenza! L’ha dimostrato Matteo Salvini bloccando l’arrivo degli immigrati clandestini, cercando di far rispettare i confini del nostro Paese e mettendo delle regole certe per regolamentare l’immigrazione, invece di questa anarchia sui cui costi si crea poi la mangiatoia del business.

Italia, Paese dalle risorse non illimitate

— Davanti al rischio che ora possano aumentare ulteriormente i flussi di migranti verso l’Italia sia dall’Africa, via mare dalla Libia e dalla Tunisia, come pure sulla rotta balcanica, sorge una domanda elementare: “C’è un limite fisiologico alla possibilità di ricezione, già abbassata a causa della cattiva congiuntura di crisi economica con l’attuale epidemia, entro il quale l’Italia, Paese non dalle risorse illimitate, sarà poi satura?”

— L’elementare buonsenso vorrebbe darsi dei limiti, siccome i numeri oggi dimostrano che non c’è la volontà politica di mettere questi limiti siamo seriamente preoccupati. Dopo di che, in questo momento di crisi economica, di difficoltà e di apocalisse economica che ci aspetta nel post-Covid e nel pre-seconda ondata, utilizzare dei fondi per pagare le navi crociera per i clandestini che arrivano, per dare a loro accoglienza spendendo i famosi 35 euro al giorno che adesso hanno ulteriormente rialzato, è ovvio che questo fatto grida vendetta. Abbiamo negozi che chiudono, aziende che non riaprono, cassintegrati che non vengono pagati, pensionati alla fame, una situazione economica tragicomica... e noi continuiamo a spendere soldi per l’immigrazione clandestina. Questo ancor prima d’esser sbagliato grida vendetta nei confronti degli italiani che stanno vivendo un dramma economico mai visto, almeno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

— Di questo passo quali saranno le prospettive economiche, di welfare, di sicurezza, di semplice vivibilità per gli italiani, soprattutto delle fasce più povere, di coloro che vivono nelle periferie, che loro malgrado si troveranno in prima persona a subire “dal basso” le scelte “dall’alto” del governo?

— È ovvio che l’immigrazione clandestina porti poi dei problemi soprattutto alle fasce più deboli. Il primo problema è di ordine pubblico perché è innegabile, tutte le statistiche lo confermano, oltre alle statistiche lo confermano anche le presenze nelle patrie galere, che l’immigrazione clandestina porta: criminalità, problemi di ordine pubblico, di sicurezza, di spaccio di droga, di rapine, scippi, violenze... Il secondo problema sta nella misura in cui, più soldi si spenderanno per l’accoglienza degli immigrati clandestini, meno ce ne saranno per aiutare soprattutto le fasce più deboli degli italiani.

Dopo di che: arriveranno i soldi dall’Europa? Questo ad oggi non lo so, ma è ovvio che se dovessero arrivare, essendo comunque un prestito, questo prestito dovrà andare agli investimenti per l’interesse degli italiani, non può andar sperperato per l’accoglienza degli immigrati clandestini perché sarebbe un debito sulle spalle, ancora una volta, degli italiani. Quindi sbagliato due volte dal punto di vista economico.

Rischio d’innescare una “guerra tra poveri”

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi ha lanciato un allarme: “Quando scadrà il divieto dei licenziamenti per le aziende sarà un momento critico. Temo che ci sia la necessità di riorganizzare le imprese, questo vuol dire ristrutturare. Io temo purtroppo che ci sarà non dico un’ondata, ma un numero molto importante di licenziamenti”. Alla luce di questa affermazione, non c’è il rischio d’innescare una “guerra tra poveri” per le scarse risorse alle quali sia italiani senza lavoro, sia migranti vorranno far ricorso?

— Si, sono d’accordo, faccio mia la preoccupazione del presidente Bonomi. Va sottolineato un dato: una delle due componenti di questo governo non conosce l’abbecedario del lavoro, dei lavoratori, della piccola-media impresa, dei commercianti, degli artigiani, delle aziende... cioè di quella che è la spina dorsale dell’economia italiana. Mi riferisco evidentemente ai 5 Stelle, che prima di essere lì dove sono ora, o non lavoravano, o facevano lavori non qualificanti. Non hanno la minima conoscenza di quello che è il bisogno economico del nostro Paese, cioè aiutare i produttori. Non si può pensare, in un momento di dramma apocalittico economico come quello del Covid, di vivere di sussidi poiché finiti i sussidi faremo tutti la fame e soprattutto avremo chiuso le aziende, che sono quelle che creano ricchezza e valore aggiunto.

Se non interveniamo per aiutare le aziende oggi, i nostri figli non sapranno di cosa vivere domani. È una responsabilità gravissima di questo governo, che al proprio interno ha questa componente alla quale manca la più pallida idea di che cosa voglia dire produrre ricchezza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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