05:38 24 Ottobre 2020
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Il post di un giovane imprenditore di Lipari, in cerca di un aiuto nei campi in cambio di vitto e alloggio ha fatto il giro del web, ricevendo migliaia di risposte, anche dall'estero, da persone pronte a trasferirsi in campagna per fuggire dalla città.

"Per qualche dinamica assurda questo post mi è sfuggito di mano, mi hanno chiamato da televisioni e programmi nazionali", afferma a Sputnik Italia Luis Mazza, giovane imprenditore agricolo di Lipari che non riesce ancora a spiegarsi il successo di un annuncio pubblicato su Facebook, con cui offre vitto e alloggio in cambio di un aiuto nei campi durante la stagione invernale.

Luis gestisce un'azienda rurale a Lipari, nell'arcipelago siciliano delle Eolie, coltiva ortaggi, viti e olivi, alleva galline e si è inventato lo "scekking", l'allevamento degli asini (scecchi in siciliano) per ripopolare l'isola. Ha lasciato Roma, dove ha conseguito una laurea specialistica in giornalismo, dopo 10 anni di cemento, clacson, ingorghi, e una vita fatta di rapporti di lavoro e umani precari. Ha optato per il "piano B", la riattivazione del fondo di famiglia, un progetto per un lontano futuro da pensionato. "Ad un certo punto mi sono detto se non fosse meglio farlo subito questo "piano B", si è detto.

Così adesso cerca un qualcuno che in cambio di una stanza con vista sul mare, cibo, trasporti, internet gratis, lo aiuti con alcuni lavoretti durante l'inverno, quando Lipari è abbandonata dal caldo e dai turisti. Con enorme stupore il post contente il suo annuncio non solo è diventato virale ma ha fatto breccia tra l'opinione pubblica. Migliaia di persone hanno risposto, disposte a lavorare gratis pur di avere un alloggio lontano dal trambusto della città, specie adesso che con i nuovi contagli.

Sputnik Italia ha parlato con Luis Mazza per capirne di più quella che sembra essere una nuova tendenza post-lockdown: la fuga dalla città per la campagna.

— Luis cosa ti ha spinto a pubblicare questo annuncio?

— Ho bisogno di qualcuno che stia qui, che impari il lavoro e faccia le stesse cose che farei io. In realtà non è un lavoro vero e proprio, perché in quel periodo dell'anno gli orti sono già avviati, non c'è molto da fare. Ho pensato si poter trovare una cinquantina di candidati, visto che c'è questa retorica sul ritorno alla campagna e durante il lockdown tutti si sono riscoperti agricoltori da terrazzo, panificatori, sostenitori della decrescita felice. E invece il mio ottimismo ha peccato di difetto, perché ho ricevuto migliaia di messaggi, email, chiamate, e sto intercettando un'umanità variegatissima e anche interessantissima.

— Hai ricevuto una valanga di risposte: c'è una voglia di tornare alla terra, agli antichi mestieri, alla lentezza o cosa?

— Me lo spiego con la difficoltà di vivere con il fantasma del lockdown. Con l'attuale aumento di contagi molti hanno paura di ripetere quell'esperienza della primavera scorsa.

Molte delle richieste le ricevo da quei Paesi in cui il lockdown diverrà una certezza a breve, nelle prossime settimane, tipo Francia e Spagna. Mentre parlo con te ho diverse chiamate perse con prefisso francese e spagnolo, ricevo mail strappalacrime, di storie tristi di gente che vuole venire qui per paura del virus.

— Ti stanno contattando pure dall'estero?

— Soprattutto dall'estero. Ad esempio una coppia di giapponesi, che sono rimasti bloccati qui quando tutto è stato chiuso e hanno cominciato a girovagare per l'Europa e hanno capito che forse è più bello rimanere nomadi, finché la pandemia non finisce, restare in giro e lavorare in aziende agricole e fattorie. Ma anche un ragazzo di Bergamo, che ha la claustrofobia da lockdown e non riesce più a stare nella sua città. E' partito con la bicicletta e non è più tornato a casa, è in giro per l'Europa. Ci sono storie davvero interessanti.

— Il lockdown ha accelerato una nuova fuga dalla città per la campagna?

— Di base c'è questa tendenza a scappare dalla città e dalla vita di città, rischiando di finire rinchiuso in un monolocale in casi di lockdown. Ad esempio a Milano lo smart working è stato ribattezzato "south working", perché molti lavoratori meridionali sono tornati a casa dove possono svolgere il loro lavoro, sostenendo costi minori.

Da qui a dire "vado a vivere in campagna", come la canzone, il passo è più difficile. Forse l'annuncio di un alloggio con vitto e alloggio gratis, in cambio di piccoli lavoretti in campagna, l'idea di poter mangiare direttamente la frutta dagli alberi, spostarsi con gli asini, ha evocato quei sogni che tutti hanno fatto durante la pandemia.

Il mio annuncio ha ricevuto circa duemila candidature per un'attività non pagata, ha intercettato persone benestanti che possono permetterselo, e questo cortocircuito fa impressione.

— Secondo te perché il tuo post è diventato un caso mediatico?

— Non so, io credo che sia sfuggito di mano e mi chiederei più come ha fatto a diventare così attrattivo e virale. Questo per me ha un lato tragico, ed è quello che alla fine c'è tutta questa attenzione per un lavoro non pagato, perché nei fatti io sto offrendo l'ospitalità, non sto offrendo un lavoro. E' un'offerta per privilegiati.

Dovrebbero fare breccia tra l'opinione pubblica altro tipo di storie, credo, come quella che ho sentito stamattina di una madre con un bimbo che vive in camper e rischia di perdere il reddito di cittadinanza. Storie di questo genere sentite in radio o su Facebook dovrebbe fare indignare e diventare virali, ma non è così. 

— Tornando alle candidature, qual è il profilo ideale del tuo "aiutante"?

— L'ideale sarebbe una coppia,  per evitare che in inverno una persona sola si annoi e decida di andarsene. Poi cerco persone che abbiano un minimo di passione per la vita in campagna, non quell'idea romantica di ritorno alla natura o nostalgia per una vita che non si è vissuta. Qualcuno che sappia cosa voglia dire vivere in campagna e per di più su un'isola.

— Hai già scelto qualcuno?

— Ho cinque o sei proposte tra cui mi orienterò. Siamo già a buon punto con la selezione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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