14:42 31 Ottobre 2020
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#LoveIsNotTourism è una campagna che si sta diffondendo sui social e che denuncia l'impossibilità da parte di tante donne e uomini, che vivono in paesi extra Schengen o fuori UE, di potersi ricongiungere a seguito del Coronavirus.

Sul gruppo Facebook di “L’amore non è turismo” scorrono ogni giorno le foto di coppie tornate finalmente insieme che si stringono in lacrime all'aeroporto. Mentre altri postano le immagini in abito bianco per far vedere a tutti che avevano intenzione di sposarsi e che sognavano una grande festa, accanto a parenti e amici, ma sono costretti a rimandare tutto, chissà per quanto tempo ancora.

Perché l’Italia è stata tra gli ultimi paesi europei ad aderire a questa importantissima iniziativa internazionale che ancora una volta conferma: il vero amore non ha confini? Per fare il punto della situazione, Sputnik Italia ha raggiunto l’On. Alex Bazzaro, Deputato della Lega, sostenitore di movimento #LoveIsNotTourism.

— On. Bazzaro, perché Lei ha deciso di diventare sostenitore dell'iniziativa internazionale #LoveIsNotTourism? E qual è stato il suo impegno personale?

— Tutti i deputati hanno ricevuto i numerosi dichiarazioni da parte degli italiani che hanno relazione con i cittadini non Schengen, spesso si tratta delle intere famiglie con bambini. Dall'inizio di lockdown queste persone, a differenza di altri paesi (Belgio, Danimarca, ecc), non hanno ricevuto nessun tipo di risposta dal governo italiano che può garantire alle coppie binazionali la possibilità di riunirsi.

Mi occupo di politica dell'Unione Europea, faccio parte della Commissione dell’Ocse, e sono abituato ad occuparmi di temi internazionali. Già durante il lockdown, assieme alla Farnesina e assieme agli altri componenti della Lega abbiamo lavorato tanto per portare a casa i nostri connazionali bloccati all'estero. E quindi essendo il mio terreno di competenza, quando ho visto i numerosi segnalazioni dai cittadini di Venezia (la città dove sono nato e vivo), ho cercato di attivarmi in maniera repentina, in primo luogo portando sotto la luce dei riflettori il tema che è stata abbastanza oscurata - il parlamento non se ne sta occupando eppure questo argomento non c’era al centro del dibattito dell'opinione pubblica.

Il mio primo tentativo di mobilitazione è stato quello di fare un intervento alla Camera per ricordare le difficoltà e spesso anche il dramma che stanno vivendo tanti uomini e donne e purtroppo spesso anche i bambini. La mia seconda azione è stata molto più concreta e pratica: ho presentato l’integrazione urgente ai ministri Di Maio e Lamorgese per chiamare il governo italiano in causa sollecitando l'intervento rapido che potrà risolvere questa questione molto particolare e fastidiosa. 

Dall’altra parte, il movimento #LoveIsNotToursim è cresciuto molto, soprattutto sui social, spingendo alcuni paesi ad adottare una serie di procedure standard per permettere a queste persone di riunirsi in tutta la sicurezza.

— In un mondo in cui la globalizzazione è totale e le coppie con partner non coniugati di diversa nazionalità sono sempre più numerose. Infatti migliaia di italiani soffrono perché non vedono e non possono abbracciare il partner da mesi a causa del travel ban. Perché, a Suo avviso, l’Italia è stata tra gli ultimi paesi europei ad aderire al movimento e a risolvere questa disparità con una normativa ad hoc?

​— Questo bisognerebbe chiedere il nostro Ministero degli affari esteri. In questo momento il mio obiettivo non è di fare polemica politica per attaccare qualcuno. Vorrei solamente chiedere la Farnesina di trovare una via d'uscita urgente e di dare delle risposte concrete alle coppie binazionali.

Come sempre, siamo stati un po’ latitanti, abbiamo lasciato in sospeso per i mesi il problema che riguarda centinaia di migliaia di persone. Purtroppo ancora adesso non c'è una soluzione definitiva, come negli altri paesi che hanno adottato dei protocolli, hanno introdotto i tamponi all'entrata e all'uscita e hanno pure approvato tutte le altre misure che permettono di attuare i ricongiungimenti. E noi purtroppo siamo rimasti gravemente e colpevolmente indietro…

— Infatti, la notizia sull’ok del governo italiano al ricongiungimento è partita pochi giorni fa. Dopo mesi di attesa molte coppie non capiscono, come si può dimostrare di avere una relazione stabile, perché il testo dell'ultimo Dpcm è abbastanza vago. Potrebbe spiegarci quali sono i criteri?

— Noi abbiamo chiesto al governo di adottare dei criteri sanitari: i tamponi in entrata, l'obbligo di permanenza di 48 ore. E dal punto di vista legale, abbiamo chiesto la sottoscrizione di una dichiarazione che certifica il fatto che queste persone avessero una unione. Nell'era della tecnologia è molto facile capire se una persona ha o meno una relazione stabile oppure sta viaggiando per altri motivi. Il punto è che il governo non ha ancora messo in campo nessun protocollo chiaro per queste coppie. Mi domando: se io come il membro della Commissione OSCE andrò fisicamente negli Stati Uniti e rimarrò lì per 5 giorni, evidentemente c’è possibilità di aiutare queste persone a viaggiare in sicurezza, rispettando tutti i protocolli?

— Come Lei ha appena confermato, migliaia di fidanzati e promessi sposi restano in balia di chiarimenti e ci sono coppie che temono di non potersi vedere ancora per alcuni mesi. Lei come il presidente interparlamentare Italia-Caraibi sta aiutando a loro in qualche maniera? Potrebbe fare qualche esempio concreto?

— Siamo in contatto con il Movimento #LoveIsNotTourism, con tanti esponenti italiani e facciamo delle riunioni tra i parlamenti di vari paesi. Abbiamo ovviamente i contatti con le Ambasciate, però passa tutto necessariamente dal governo italiano e da un protocollo che deve essere definitivo, chiaro e che deve semplificare le vite di queste persone. Perché poi, se non c’è un protocollo si rischia o di essere bloccati nell'aeroporto e costretti a trovare le alternative, fra l'altro molto costose e anche molto difficili da praticare. Per esempio, la mia cara amica ha dovuto vedersi con il suo fidanzato americano a Londra perché tra l’Italia e gli Stati Uniti non c'è ancora un protocollo d'intesa su questa importantissima questione.

Onestamente in una situazione come questa, se penso che ci sono bambini che non possono riabbracciare la loro madre, il loro padre per i mesi, mi sovviene che forse il governo non sta facendo tutto il possibile.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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