14:00 31 Ottobre 2020
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“Una cosa del genere poteva venire in mente soltanto ai burocrati dalla Commissione europea di Bruxelles che sono distaccati dalla realtà”, esperto in materia di affari europei.

Cosa contiene la nuova strategia migratoria della Commissione europea, quali sono i cambiamenti futuri e chi ne trarrà vantaggio? Sputnik ha discusso di questi temi con Andreas Wehr, esperto di affari europei.

— A Bruxelles hanno davvero adottato una nuova riforma oppure rimarrà tutto come prima?

— La Commissione europea ha adottato il preannunciato pacchetto di riforme finalizzate a modificare la politica migratoria. Il cuore del dibattito verte sul Regolamento di Dublino che, tuttavia, non sarà cancellato come frettolosamente avevano dichiarato alcuni commentatori. Il Regolamento sarà piuttosto emendato. Negli ultimi anni ha già subito diverse modifiche e ora sarà nuovamente riformato nella sua quarta versione.

In parole povere, il Regolamento di Dublino prevede che migranti e profughi debbano presentare richiesta di asilo nel primo Paese europeo di arrivo. In tale nazione la richiesta deve essere vagliata e sulla base di quest’ultima dovrà essere assunta una decisione. Di norma, a occuparsi di questo processo sono Grecia, Italia o Spagna. Ma qualora i migranti non si attengano a queste regole ed entrino in uno Stato membro dell’UE di loro iniziativa (ad esempio, la Germania), questo Paese nell’arco di un periodo ben determinato ha facoltà di rimandarli nel Paese di provenienza oppure di reindirizzarli nel Paese di transito attraverso il quale hanno raggiunto l’Europa centrale.

Questa procedura ha funzionato male sin dall’inizio. I Paesi di arrivo, dislocati alla periferia dell’UE, non hanno chiaramente particolare interesse nell’assumersi l’intero carico migratorio quando migranti e profughi si accumulano sulle loro coste. Pertanto, non hanno nulla in contrario quando i migranti a proprio rischio e pericolo si dirigono piuttosto velocemente in altri Stati membri dell’Unione. Questi Paesi di destinazione, invece, non riescono a censire nel breve periodo di tempo stabilito i migranti irregolari e a rispedirli nel Paese di partenza o di transito.

— Quali modifiche saranno apportate al Regolamento di Dublino?

— I Paesi di arrivo (Grecia, Italia e Spagna) si sono detti chiaramente favorevoli alla possibilità di liberarsi dal carico migratorio, qualora il Regolamento di Dublino venisse “seppellito”. Ma gli altri Stati membri dell’UE non erano dello stesso parere poiché in quel caso i migranti avrebbero potuto circolare del tutto liberamente e si sarebbero diretti nei più ricchi Paesi dell’Europa centrale. Di conseguenza, i due schieramenti hanno dovuto trovare un compromesso: migranti e profughi che al momento dell’arrivo siano in grado di certificare che loro parenti stretti vivono già in un altro Stato membro dell’UE potranno in futuro essere lasciati entrare nel dato Paese dove saranno sottoposti alla procedura di richiesta di asilo.

Questa è una concessione che i Paesi dell’Europa centrale hanno fatto agli Stati periferici. I Paesi di arrivo, a loro volta, in futuro dovranno applicare una procedura semplificata di disamina della richiesta di asilo. Nel caso di domande di asilo chiaramente infondate, tale procedura consentirà di non proseguire con la disamina e di demandarla all’iter consueto. In sostanza, si seguirà la procedura già applicata negli aeroporti dell’UE dove la richiesta di asilo viene vagliata direttamente in aeroporto nell’arco di alcune ore. Se la domanda è chiaramente infondata, i soggetti vengono rimpatriati. Ma questo meccanismo funziona soltanto poiché le compagnie aeree sono tenute a proprie spese a rimpatriare i migranti irregolari. Ma la situazione si complica quando il migrante giunge in Grecia, Italia o Spagna per mare. Spesso questi soggetti non portano con sé i documenti. E anche qualora ne venga confermata l’identità, i loro Paesi d’origine spesso non sono disposti a consentirne il rimpatrio.

Con la nuova procedura transfrontaliera semplificata si esplica la volontà della Commissione europea di creare sulle isole greche in prossimità della costa turca, a Malta, a Lampedusa e alle Canarie dei centri di accoglienza in cui si effettui una verifica preventiva della fattibilità della procedura di disamina delle domande. Le isole sono particolarmente atte allo scopo in quanto migranti e profughi difficilmente possono raggiungere il continente da lì. Per la stessa ragione, sarà ripristinato il campo Moria sull’isola di Lesbo.

— Chiaramente, la politica migratoria dell’UE è un compromesso tra gli interessi contrapposti non soltanto tra Paesi periferici e centrali dell’UE, ma anche tra da un lato i Paesi dell’Europa orientale quali Polonia e Ungheria i quali non desiderano accogliere migranti e profughi e dall’altro il resto dell’Europa. Questo equilibrio sarà in qualche modo interessato dalle nuove proposte avanzate dalla Commissione europea?

— Sì, vi saranno alcuni cambiamenti. La Commissione e le nazioni interessate da questa tematica stanno abbandonando la politica ormai pluriennale che consisteva nell’imporre ai Paesi di Visegrad (Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria) di accogliere i flussi di migranti e profughi. Negli ultimi anni le pressioni sono gradualmente aumentate. La Commissione europea ha persino citato in giudizio la Polonia e l’Ungheria innanzi alla Corte europea di giustizia per imporre loro di rivedere la loro posizione. Anzitutto, i socialdemocratici, i verdi e la sinistra hanno più e più volte chiesto al Parlamento europeo di comminare sanzioni nei confronti dei Paesi inobbedienti riducendo, ad esempio, i fondi destinati a sovvenzionare le loro politiche agricole e regionali. Tuttavia, questo approccio non ha sortito i risultati sperati. Al momento ad appoggiare i Paesi di Visegrad vi è persino l’Austria. Oggi la Commissione europea riconosce che la decisione in merito a chi accogliere in qualità di migrante o profugo sia espressione della sovranità di ciascun Paese, anche se membro dell’UE. Si tratta di un vero e proprio progresso.

— Già ora il “partenariato sui rimpatri” sta suscitando grande clamore sulle reti sociali. È un clamore fondato?

— Bisogna ricorrere a questo “partenariato sui rimpatri”, in linea con la proposta avanzata dalla Commissione europea, qualora il dato Stato membro dell’UE venga interessato da un’ondata migratoria significativa, come accadde nel 2015. In tal caso si attiva il meccanismo di solidarietà che inizialmente impone agli altri Stati membri di prestare aiuto al Paese colpito assumendo una quota dell’onere migratorio. Qualora un Paese si rifiuti di farlo, dovrà perlomeno farsi carico del rimpatrio di quei soggetti la cui domanda di asilo verrà rigettata.

Si prevede che il dato Paese contribuisca con fondi e personale. I soggetti in attesa di rimpatrio dovranno restare nel Paese di arrivo. Qualora il rimpatrio non venga effettuato nell’arco di 8 mesi, il Paese prestatore di assistenza è tenuto a farsi carico di tutti i soggetti in attesa di rimpatrio. In parole povere ciò significa che: l’Ungheria dovrà fornire fondi e personale per rimpatriare i soggetti attualmente dislocati in Grecia la cui domanda di asilo è stata rigettata. Se ciò non avverrà, Budapest dovrà accoglierli nel territorio del proprio Stato.

Migranti in Italia
© AP Photo / Emilio Morenatti
Una cosa del genere poteva venire in mente soltanto ai burocrati dalla Commissione europea di Bruxelles che sono distaccati dalla realtà perché è un sistema che non funzionerà mai. A mio avviso, altro non è che il vano tentativo di non perdere i Paesi di Visegrad. La volontà, infatti, è quella di imporre loro di assumersi in parte il carico migratorio dell’UE per compiacere almeno coloro i quali chiedono che vengano comminate sanzioni nei loro confronti.

— A Suo avviso come va valutato l’operato di Ursula von der Leyen e della Germania all’interno dell’UE?

— La strategia migratoria è il primo grande atto legislativo che Ursula von der Leyen ha presentato da quando riveste la carica di presidente della Commissione europea. Il programma “Next Generation EU” è stato adottato a luglio dal Consiglio europeo e non dalla Commissione. E in merito al tanto discusso Green Deal per ora si è ancora alle dichiarazioni di intenti.

Nell’elaborazione della strategia migratoria von der Leyen ha sempre tenuto a mente di essere stata eletta presidente della Commissione europea nel 2019 per solo una manciata di voti. I voti dei partiti conservatori di Polonia e Ungheria sono stati decisivi per la sua elezione. Anche per questo von der Leyen sta cercando ora di ridurre le pressioni esercitate su questi Paesi.

Nell’ambito della strategia vengono ad oggi presentati 9 testi di legge e raccomandazioni per un volume totale di 450 pagine. La maggior parte dei testi è ad oggi disponibile soltanto in lingua inglese. Pertanto, servirà ancora del tempo perché risultino accessibili tutti i dettagli. Alla fine del processo sarà chiaro cosa ne pensa in merito il Consiglio, ossia l’organo di governo degli Stati membri dell’UE. In merito avrà anche diritto di voto il Parlamento europeo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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