15:29 24 Ottobre 2020
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Si consolida il cambio yuan-dollaro. Da fine giugno lo yuan ha registrato un rincaro del 4,5% e ora si attesta su 6,7566.

Si tratta della crescita di valore più importante dal 1981. Il rafforzamento della valuta cinese è dovuto, secondo gli esperti, alla solidità dell’economia cinese e ai risultati positivi ottenuti dal Paese nella gestione della epidemia di coronavirus, segnatamente rispetto agli altri Paesi occidentali, primi fra tutti gli USA. Ma mentre prima le autorità cinesi cercavano di impedire un apprezzamento troppo rapido dello yuan, ora la situazione potrebbe cambiare.

Lo yuan non è una valuta liberamente convertibile. Quotidianamente la Banca centrale cinese stabilisce il tasso di conversione yuan-dollaro. Il tasso reale può tuttavia deviare con una tolleranza del 2%. Nel portafoglio della Banca popolare cinese sono sempre stati presenti strumenti finalizzati al controllo del tasso di conversione della valuta nazionale. Si tentava così di impedire che lo yuan si apprezzasse in maniera incontrollata. La Banca popolare cinese ha posto in essere interventi valutari affinché gli esportatori non si trovassero in situazioni critiche. Ad esempio, nei periodi di inasprimento delle controversie commerciali tra Cina e USA il tasso di cambio della valuta cinese è stato per lungo tempo fissato sui 7 yuan per dollaro, ma non ha mai superato quella soglia psicologica. In verità, successivamente le autorità cinesi hanno comunque deciso di proteggere le riserve valutarie e di far scendere ulteriormente il tasso di cambio. Sembra paradossale, ma in quel momento gli USA si opponevano al deprezzamento dello yuan. La valuta cinese ha comunque subito l’impatto dei trend di mercato negativi.

Al momento si osserva invece la situazione opposta. La Cina sta reagendo alla pandemia di coronavirus meglio di altri Paesi. Secondo le stime del FMI, a consuntivo del 2020 la Cina sarà l’unico Paese con un’economia in crescita. Le statistiche di agosto sono alla base di queste previsioni ottimistiche. Stando ai dati di agosto, le vendite al dettaglio si sono attestate su 3.360 miliardi di yuan, ossia lo 0,5% in più dell’anno precedente. Crescono anche le esportazioni di merci cinesi. Ad agosto le esportazioni sono cresciute del 13,7% anno su anno: due volte tanto rispetto al mese precedente. Dunque, è stato registrato un sopravanzo di 119,6 miliardi di dollari contro i 30,52 miliardi del 2019. Questa eccedenza di bilancio fa salire anche il tasso di conversione dello yuan in quanto il Paese è sempre meno dipendente dalle valute straniere. Sul tasso della valuta nazionale influiscono i parametri economici fondamentali. Pertanto, nella situazione attuale la crescita del tasso di cambio dello yuan è legittima, secondo Xu Jiyuan, collaboratore del Centro studi di finanza internazionale presso l’Istituto di economia e politica mondiale dell’Accademia cinese di scienze sociali.

“Oggi lo yuan sta diventando sempre più forte alla luce delle debolezze del dollaro e dei parametri relativamente buoni registrati dall’economia cinese. Il tasso di cambio è soggetto a variazioni periodiche e si prevede che l’attuale trend all’apprezzamento dello yuan sul dollaro statunitense si conservi tale per diversi anni. Tuttavia, il nuovo modello di sviluppo a doppia circolazione e di supporto reciproco con focus sul mercato interno è una strategia di sviluppo di medio-lungo periodo che costituirà una direttiva importante dell’attività economica del quattordicesimo quinquennio. Questo lasso di tempo è più lungo rispetto al ciclo macroeconomico della Cina o al ciclo di variazione che interessa il tasso di cambio. Inoltre, a medio-lungo termine sono da considerare anche altri fattori che influenzano il tasso di conversione dello yuan come la ripartizione demografica della popolazione, i risparmi netti delle famiglie, la bilancia dei pagamenti, ecc.”.

La strategia economica annunciata dalle autorità cinesi, denominata della “doppia circolazione”, è una risposta all’attuale situazione in cui versano l’economia e il commercio internazionali. Questa strategia presuppone che il mercato interno e i consumi diventino i principali volani della futura crescita del PIL cinese. Si noti che non si parla affatto di isolamento dell’economia. Le esportazioni devono anche sostenere lo sviluppo delle dinamiche economiche interne. E alla luce di una contrazione dell’economia mondiale e di politiche protezionistiche a livello commerciale e tecnologico, appare del tutto giustificata la decisione di ridurre la propria dipendenza dai mercati esterni.

Se l’accento è posto sull’incentivare i consumi interni, cadono a fagiolo le importazioni a basso costo. Inoltre, la minaccia dell’imposizione da parte dell’Occidente di sanzioni finanziarie costringe la Cina a riflettere sulla riduzione della dipendenza dal sistema dei pagamenti internazionali basato sul dollaro. Il rafforzamento dello yuan incide in maniera positiva sulla internazionalizzazione della valuta cinese, secondo l’esperto Xu Jiyuan.

“Chiaramente vi sono pro e contro dell’apprezzamento dello yuan, ma l’attuale trend al rialzo del tasso di cambio riflette sostanzialmente i fondamentali dell’economia cinese e coincide con il generale indebolimento del valore del dollaro statunitense. Le autorità cinesi stanno agendo in maniera importante sul tasso dello yuan. Si prevede che nei prossimi anni il tasso rimanga nel complesso stabile e anzi si apprezzi rispetto al dollaro. Questo contribuirà a stimolare l’utilizzo transfrontaliero dello yuan, in particolare per gli investitori stranieri che sceglieranno lo yuan come asset”.

Mentre i Paesi occidentali applicano tassi di interessi nulli, il mercato obbligazionario cinese si sta rivelando sempre più attrattivo per gli investitori. A luglio l’afflusso netto di capitali stranieri in titoli di Stato cinesi ha raggiunto i 21,3 miliardi di dollari, il valore più alto dal 2014 quando sono state pubblicate le prime statistiche. Il valore complessivo delle obbligazioni detenute dagli investitori stranieri ha raggiunto i 360 miliardi di dollari, ossia il 13,7% in più rispetto all’anno precedente. Stando alle stime degli esperti, quest’anno il valore totale degli investimenti attirati in portafoglio in Cina si è attestato su 150 miliardi di dollari, mentre tra il 2021 e il 2030 arriverà a un valore compreso tra 200 e 300 miliardi di dollari. Considerato che le autorità cinesi così come gli investitori sono interessate ad attirare capitali e ad incrementare l’apertura dei propri mercati finanziari, è probabile che in futuro una quota considerevole degli asset globali sarà denominata in yuan.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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